Boato Giulia
è nata a Rovereto l’8.2.1979. Laureata in matematica all’Università di Trento, è attualmente dottoranda di ricerca. Suona il flauto traverso. Studia e esercita danza moderna. Fa parte del cast del musical “Tommy” messo in scena a Trento. È la candidata donna più giovane in queste elezioni.
ELEZIONE
del Presidente e del Consiglio provinciale di Trento
26 ottobre 2003

L’acqua, risorsa e fonte di vita

Quanta acqua L’acqua presente sulla terra è in totale circa 1.400
milioni di km3, in grande prevalenza salata, raccolta per il 97,2% negli
oceani. Il restante 2,8% è dolce: il 2,15% di questa quota sta nelle
calotte polari e nei ghiacciai, lo 0,62% è costituito da acque sotterranee,
mentre lo 0,0001% rappresenta i canali fluviali.
C
iò significa che le acque dolci disponibili sono una entità assai piccola dell’intera massa idrica. La distribuzione dell’acqua non è omogenea nel pianeta Terra: il 60% delle acque dolci accessibili si trova in nove paesi: Brasile, Russia, Cina, Canadà, Indonesia, Usa, India, Colombia, Congo/Zaire.

Un bene scarso Il 70% delle acque dolci viene usato nell’agricoltura soprattutto per l’irrigazione. Gli additivi chimici la inquinano e provocano salinizzazione e desertificazione – come nel Sahel, in Iraq, in Cina, nella regione dell’Aral.
La restante parte va per il 10% all’uso domestico e per il 20% a quello industriale, che assieme agli scarichi urbani provoca ulteriore inquinamento. È in corso dunque una crisi idrica qualitativa, ma anche quantitativa, dovuta all’enorme spreco e dispersione.

L'oro blu e le sperequazioni – L’acqua potabile disponibile pro capite è scesa negli ultimi 40 anni da 17.000 m3 a 7.500 m3. Ma la distribuzione nel mondo è ineguale: il 20% della popolazione detiene l’86% della risorsa e consuma l’88% dell’acqua disponibile.
In Italia la media del consumo è di 250 litri giornalieri pro capite: è la prima consumatrice in Europa. Tuttavia il 35% degli italiani non ha acqua sufficiente e le perdite della rete idrica sono intorno al 35%. Il consumo giornaliero di un contadino africano (non dei più sfortunati) è di 20 litri. Nei paesi del terzo mondo vi sono oggi 1.400 milioni di persone che non hanno acqua sufficiente e pulita; nel 2020 saranno 3.600 milioni.

Le guerre dell'acqua  – La scarsità d’acqua potabile rende questa risorsa e fonte di vita sempre più causa di morte: sia perché una parte consistente della popolazione mondiale è costretta a bere acqua inquinata e ad ammalarsi (80% della mortalità ha tale origine – secondo l’OMS), sia perché stanno moltiplicandosi contese e conflitti per il controllo delle vitali fonti idriche.

E in Trentino?  Pur tra le aree più fortunate per ricchezza d’acque, in Italia e nel sistema alpino, il Trentino non si rende ancora conto che il problema lo riguarda da vicino. Negli ultimi trent’anni i ghiacciai si sono dimezzati e stanno andando all’esaurimento verso il 2050.
Non ci saranno più le cascate e le rapide, non più i torrenti rigonfi e i laghi colmi. L’acqua non potrà più essere consumata pressocché gratis e nella misura di oggi. Non si potrà ancora sprecarla per produrre neve artificiale, né continuare a svuotare le rogge per irrigare i frutteti, gli orti, i giardini. Bisogna uscire dal lungo sonno dell’irresponsabilità ecologica e sociale.

Giulia Boato

Trento, 7 ottobre 2003
GIULIA BOATO:
MI MANDA
LO ZIO MARCO

Ha 24 anni. Fa la ballerina.
E
ora scende in campo con i Verdi
«Casanova chi è? Costruire comunità?
Mai sentita nominare»

di Concetto Vecchio, da Il Trentino di martedì 7 ottobre 2003

TRENTO. Giulia Boato, la bella e brava figlia di Sandro, è la cocca di zio Marco. «Per me è come un secondo padre. Quando ho un problema chiamo lui: è un bravissimo psicologo». Identici nei valori, ma diversissimi nel carattere, («Sandro è più introspettivo, Marco è più aperto, ma anche più diplomatico: io sono più simile a Sandro»), i fratelli Boato - Sandro ha 65 anni, Marco 59 - sono un pezzo di storia della sinistra trentina, e Marco pure di quella italiana. E adesso irrompe Giulia, candidata nei Verdi, 24 anni, laureata in matematica, sulla buona strada per diventare docente universitaria, una passione divorante per la danza moderna, ballerina in Tommy, il musical del momento. Le chiedi se vuol dire qualcosa essere una Boato, e lei risponde con ammirevole assenza d'ipocrisia: «Vuol dire sì. C'è tanto orgoglio nel portare questo nome, quando mi chiedono se sono la nipote di Marco, sento crescere in me una grande soddisfazione».
Ha respirato politica sin dalla culla. «Vorrei tanto che quella trentina si ringiovanisse, l'altro giorno mi sono ritrovata alla presentazione della coalizione di Dellai al Santa Chiara, ed ero circondata da gente matura, e da pochissime donne. Non m'è piaciuto». Il problema è che Giulia non sa nulla di quel che si agita nel circo della politica locale. «Casanova? Chi è?» «Costruire comunità? Mai sentita». Mai? «Mai!». «Non leggo i giornali, perché dopo otto ore in facoltà, sto conseguendo il dottorato in ingegneria delle telecomunicazioni, e tre ore di danza, mi resta solo il tempo di mangiare e dormire. E' Sandro a farmi la rassegna stampa». Però frequenta i verdi, partecipa alle riunioni, le piace l'assessore Iva Berasi, «cresciuta tantissimo».
Sandro ha un altro figlio, Matteo, ingegnere di 32 anni, anche lui pieno di talenti, spesi nella pittura e nella musica, «ma mio fratello ha sempre schivato la politica, io invece ci sono cresciuta dentro, e credo nei valori dell'ambientalismo. Dell'effetto serra noi parliamo da dieci anni». Ogni sera Giulia danza nella compagnia Artedanza, diretta dal suo compagno, Fabrizio Bernardini. Danza e matematica, uno strano binomio. «Al liceo mi piaceva anche la filosofia, sono materie vicine, adoro l'astrazione».
Strabuzza gli occhi alla domanda se ha mai fatto parte dei movimenti studenteschi («esistono? ormai credo che non si occupino più le scuole per gli ideali») e sente lontani i new global, che sono un po' i sessantottini di oggi, come lo era sua madre, Odilia Zotta, una donna del Tesino giunta in città negli anni caldi di Sociologia. «Nella vita è bellissimo avere degli ideali, ma non basta distruggere, bisogna anche costruire». I suoi sono di educazione cattolica, un cattolicesimo non particolarmente ortodosso, lontanissimo dalla tradizione italiana, tanto che Giulia non è battezzata, chiama suo padre da sempre Sandro e non papà (un tipico vezzo da Meglio gioventù). «Sono stata educata al rigore intellettuale, con una certa rigidezza culturale, ma se non ero d'accordo mi ribellavo».
Venerdì allo Sperimentale i verdi daranno uno spettacolo, «Sempreverde», che vedrà protagonista Giulia Boato, perché alla fine uno fa campagna elettorale con le cose che sa fare. Nella sua borsetta ha il santino, ma più in là non va, «non sarei capace di fare un comizio». Nel'98, nell'indifferenza generale, fu la più giovane candidata, e ottenne 130 voti. Non ama le discoteche, né i fumosi pub dove per parlare col tuo vicino devi usare un megafono, «sono fatta per il silenzio dei boschi, mi piace la montagna, quando ho bisogno di pace riparo alle Viote a fare sci di fondo o a Castel Tesino, nella casa di mia mamma. Lì sì che sono felice».