

L’acqua,
risorsa e fonte di vita
milioni di km3, in grande prevalenza salata,
raccolta per il 97,2% negli
oceani. Il restante 2,8% è dolce: il 2,15% di questa quota sta nelle
calotte polari e nei ghiacciai, lo 0,62% è costituito da acque sotterranee,
mentre lo 0,0001% rappresenta i canali fluviali.
Ciò
significa che le acque dolci disponibili sono una entità
assai piccola dell’intera massa idrica. La distribuzione
dell’acqua non è omogenea nel pianeta Terra: il 60% delle acque dolci
accessibili si trova in nove paesi: Brasile, Russia, Cina, Canadà, Indonesia,
Usa, India, Colombia, Congo/Zaire.
La
restante parte va per il 10% all’uso domestico e per il 20% a quello industriale,
che assieme agli scarichi urbani provoca ulteriore
inquinamento. È in corso dunque una crisi idrica qualitativa, ma anche quantitativa,
dovuta all’enorme spreco e dispersione.
In
Italia la media del consumo è di 250 litri giornalieri
pro capite: è la prima consumatrice in Europa. Tuttavia
il 35% degli italiani non ha acqua sufficiente e le perdite della rete idrica
sono intorno al 35%. Il consumo giornaliero di un contadino africano
(non dei più sfortunati) è di 20 litri. Nei paesi del terzo mondo vi sono
oggi 1.400 milioni di persone che non hanno acqua sufficiente e pulita;
nel 2020 saranno 3.600 milioni.

Trento,
7 ottobre 2003
GIULIA
BOATO:
MI MANDA
LO ZIO MARCO
Ha 24 anni. Fa la ballerina.
E ora scende in campo con i Verdi
«Casanova chi è? Costruire comunità?
Mai sentita nominare»
di Concetto Vecchio, da Il Trentino di martedì
7 ottobre 2003
TRENTO.
Giulia Boato, la bella e brava figlia di Sandro, è la cocca di zio Marco.
«Per me è come un secondo padre. Quando ho un problema
chiamo lui: è un bravissimo psicologo». Identici nei valori, ma diversissimi
nel carattere, («Sandro è più introspettivo, Marco è più aperto, ma anche
più diplomatico: io sono più simile a Sandro»), i fratelli Boato - Sandro
ha 65 anni, Marco 59 - sono un pezzo di storia della sinistra trentina,
e Marco pure di quella italiana. E adesso irrompe
Giulia, candidata nei Verdi, 24 anni, laureata in matematica, sulla buona
strada per diventare docente universitaria, una passione divorante per la
danza moderna, ballerina in Tommy, il musical
del momento. Le chiedi se vuol dire qualcosa essere una
Boato, e lei risponde con ammirevole assenza d'ipocrisia: «Vuol dire
sì. C'è tanto orgoglio nel portare questo nome, quando mi chiedono se sono
la nipote di Marco, sento crescere in me una grande
soddisfazione».
Ha respirato politica sin dalla culla. «Vorrei tanto che quella trentina
si ringiovanisse, l'altro giorno mi sono ritrovata alla presentazione della
coalizione di Dellai al Santa Chiara,
ed ero circondata da gente matura, e da pochissime donne. Non m'è piaciuto».
Il problema è che Giulia non sa nulla di quel che si agita nel circo della
politica locale. «Casanova? Chi è?» «Costruire comunità? Mai sentita». Mai?
«Mai!». «Non leggo i giornali, perché dopo otto ore in
facoltà, sto conseguendo il dottorato in ingegneria delle telecomunicazioni,
e tre ore di danza, mi resta solo il tempo di mangiare e dormire. E' Sandro
a farmi la rassegna stampa». Però frequenta i verdi,
partecipa alle riunioni, le piace l'assessore Iva Berasi, «cresciuta tantissimo».
Sandro ha un altro figlio, Matteo, ingegnere di 32 anni, anche lui pieno
di talenti, spesi nella pittura e nella musica, «ma mio fratello ha sempre
schivato la politica, io invece ci sono cresciuta dentro, e credo nei valori
dell'ambientalismo. Dell'effetto serra
noi parliamo da dieci anni». Ogni sera Giulia danza nella compagnia
Artedanza, diretta dal suo compagno, Fabrizio Bernardini. Danza e matematica, uno strano binomio. «Al liceo
mi piaceva anche la filosofia, sono materie vicine, adoro
l'astrazione».
Strabuzza gli occhi alla domanda se ha mai fatto parte dei movimenti studenteschi
(«esistono? ormai credo che non si occupino più
le scuole per gli ideali») e sente lontani i new global, che sono un po' i sessantottini di oggi, come lo era
sua madre, Odilia Zotta, una donna del Tesino
giunta in città negli anni caldi di Sociologia. «Nella vita è bellissimo
avere degli ideali, ma non basta distruggere, bisogna anche costruire».
I suoi sono di educazione cattolica, un cattolicesimo non particolarmente
ortodosso, lontanissimo dalla tradizione italiana, tanto che Giulia non
è battezzata, chiama suo padre da sempre Sandro e non papà (un tipico vezzo
da Meglio gioventù). «Sono stata educata al rigore intellettuale, con una
certa rigidezza culturale, ma se non ero d'accordo mi ribellavo».
Venerdì allo Sperimentale i verdi daranno uno spettacolo,
«Sempreverde», che vedrà protagonista Giulia Boato, perché alla fine uno
fa campagna elettorale con le cose che sa fare. Nella sua borsetta ha il
santino, ma più in là non va, «non sarei capace di fare un comizio». Nel'98,
nell'indifferenza generale, fu la più giovane candidata, e ottenne 130 voti.
Non ama le discoteche, né i fumosi pub dove per parlare col tuo vicino devi usare un megafono, «sono fatta per il silenzio dei boschi,
mi piace la montagna, quando ho bisogno di pace riparo alle Viote a fare sci di fondo o a Castel
Tesino, nella casa di mia mamma. Lì sì che sono felice».