

Il
Trentino è un mondo,
non un prodotto
caratteristichenaturali di una regione; ma l’ambiente è costituito
anche dalle qualità culturali di una terra.
e completo, deve integrare i due valori: ed è per questo
che noi consideriamo il Trentino come un mondo, ricco di caratteristiche
inimitabili per natura e per cultura.
Un
crocevia di cultura, grazie alla posizione geografica. Un laboratorio per
la mondialità, grazie alla compresenza di lingue
diverse e differenti culture. Un mondo di solide istituzioni che tutelano
le risorse naturali e le tradizioni sociali, l’arte, la cultura.
Un
contesto in cui agiscono importanti attività di
cooperazione e di sostegno economico e sociale. Un territorio in cui si
studia con gusto, si visitano incantevoli mostre, si fanno esperienze ambientali
significative.
Il
Trentino è però anche una terra di disagio sociale e di chiusura
culturale, di sofferenza economica, nuove povertà e servitù finanziaria;
un territorio pensato anche come un prodotto da vendere, con le sue
caratteristiche trasformate in “offerte di mercato”.
Un
territorio inserito in un circuito economico globale,
spinto verso uno sviluppo “pesante” da strumenti e strategie che
richiedono alti costi sociali e trovano un limite nei flussi economici mondiali.
Chi
vuole disegnare il futuro del Trentino deve perciò
fare i conti con i limiti dello sviluppo; impostare una “cultura
del limite” è dunque il modo per affrontare un passaggio di soglia già annunciato
da preoccupanti modificazioni climatiche e dalla conseguente rarefazione
delle risorse necessarie alla vita di tutti e di ciascuno.
Indubbiamente
il Trentino non può, non deve chiudersi al processo di crescita; ma può
scegliere se far crescere i propri figli come “recettori“ di decisioni prese
altrove a sostegno di un mercato globale indifferenziato,
o come protagonisti del proprio destino.
Scegliendo
di farne individui e non yesmen,
al centro del progetto di sviluppo si stabiliscono la cultura e l’educazione
non come semplici ancelle dell’economia, ma come anticipatrici delle scelte
economiche. Saperi ed intelligenze pratiche e scientifiche garantiscono
quella che possiamo chiamare una forma di sviluppo “leggero”.
“Leggero”
perché sceglie di darsi un limite, desiderando rispettare la natura geografica
e culturale del territorio, e perché affonda le radici nella conoscenza
delle risorse e nella capacità di riconoscerne il valore.
L’educazione e la formazione delle capacità umane
diventano quindi l’idea forte per la emancipazione
del territorio; l’economia della informazione e della formazione si fanno
strumento di futuro.
La
cultura in tutte le sue accezioni, da quella scientifica a
quella storica a quella economica, costituisce
di conseguenza il fattore di sviluppo del territorio, insegnando
a valorizzare quella chechiamiamo la specificità del Trentino, generata dal suo
straordinario patrimonio di paesaggi, avvenimenti storici, tradizioni sociali
e dalla sua capacità di non distruggere tutto questo.
Conoscere
le risorse della propria terra e riconoscerne il potenziale potrebbe cambiare
l’atteggiamento dei giovani trentini che altrimenti esprimono, in misura
crescente, il desiderio di uscire dalla provincia, di non investire qui
le loro speranze ed i loro desideri.
Di
fronte alle difficoltà dei giovani – e non solo dei giovani – di sentirsi
bene, di sentirsi “a casa“ nella propria terra, emerge la domanda su quale
sia la vera “identità” del Trentino. Il
frutto di un progetto culturale in parte ancora inedito, che spinga
a cercare quel che potrebbe esserci utile, e ci metta in grado di trovarlo.
Un’identità come capacità di essere davvero ciò che siamo
e che vogliamo essere.
Possiamo
scegliere tra un’economia dei luoghi e un’ economia
dei flussi e decidere di essere coerenti con la nostra scelta. Pensare all’aria, all’acqua, ai parchi naturali, alle istituzioni
culturali e formative, al Mart,
all’Università come a splendide risorse del nostro territorio.
Strumenti
per uno sviluppo appropriato alle caratteristiche della nostra terra.
Strumenti di vita, di convivenza, di emancipazione.
Donata Loss

Trento,
11 ottobre 2003
«IL TRENTINO NON
DEVE ESSERE
PIU’ USATO COME
UNA PISTA DI
ATTRAVERSAMENTO»
Intervista a Donata Loss,
vicesindaco e assessore alla cultura di Rovereto, di Marco Perinelli
de “La Cronaca” di sabato 11 ottobre 2003
«Occorre migliorare il collegamento con le regioni
circostanti, ma va fatto con rispetto per questa nostra delicata provincia.
Il Trentino ha un territorio inimitabile per paesaggi, panorami: è fondamentale
che chi attraversa la nostra terra possa goderne e fermarsi.»
Sono
poche le donne candidate, meno ancora le amministratici
in corsa. La vicesindaco della seconda città del Trentino Donata Loss, 56 anni, scende in campo decisa a portare più attenzione
verso il sociale. E’ entrata nell’amministrazione comunale della sua città
nel 1996.
Cosa l’ha spinta ad tentare l’avventura in provincia
e cosa ha imparato nei precedenti anni di attività politica?
“Negli anni
del ‘68 ho partecipato all’esperienza di Don Milani.
Egli mi diceva che il sapere che noi abbiamo serve
solo per darlo agli altri e per aiutarli a vivere meglio. Ho così scoperto
una possibilità di lavoro sociale molto forte. Nel ‘71 ho cominciato a lavorare
con gli studenti lavoratori, con le scuole delle Acli.
Lì ho imparato che fare scuola è uno scambio continuo di saperi ed esperienze.
Ho insegnato alle superiori e poi ho scelto le medie, perché la fascia di età della pre-adolescenza è quella
più a rischio: se riesci a far amare il bene ed il bello a quell’età, crei individui che sanno assumersi la responsabilità
di se stessi e degli altri. Il dedicare il mio tempo all’amministrazione
pubblica mi ha permesso di capire che parlare di formazione, non vuol dire
parlare solo di scuola, ma di formazione in tutti i campi lavorativi.
Mi sono sempre messa nei panni del cittadino e mi sono chiesta di cosa avrei
avuto bisogno come servizi: mi sono sempre resa conto che avrei dovuto fare
tutto il possibile perché ero nella condizione di farlo. Ho vissuto il mio
ruolo di amministratore come massima responsabilità
e l’amministrazione è il luogo della responsabilità. Il rischio è quello
di confonderlo con il luogo del potere e di ripercorrere le stesse strade.
Non bisogna ibernare le idee e tornare indietro. In questo periodo storico
la realtà cambia in fretta ed il ruolo dell’amministratore è di trovare
rapidamente soluzioni ai nuovi problemi.
In questi anni ho percepito l’importanza del livello legislativo provinciale
e partecipare a questo livello è molto importante.”
La società sta cambiando e cambiano le richieste delle famiglie. Come
si può venire incontro alle nuove esigenze?
“La presenza degli anziani all’interno
delle famiglie è una di queste nuove situazioni. Esistono
figure emergenti, come quella delle badanti. E’ importante affrontare normativamente anche questa presenza. Penso anche agli asili
nido: a Rovereto, alcune famiglie hanno dovuto ritirare i loro figli dagli
asili nido, pur avendo il posto, perché la tariffa è alta per una famiglia
che in questo momento ha perso anche capacità di acquisto.
Si deve aiutare a livello normativo provinciale, aumentando i trasferimenti
ai comuni per quel che riguarda i servizi alla prima infanzia. Ci sono bisogni
nuovi, necessità nuove e agire a livello normativo provinciale è fondamentale.
E’ molto importante dare valore alla relazione fra persone, all’aggiornamento
dei servizi, alla famiglia, all’anziano, alla prima infanzia. C’è bisogno
di pensare alla formazione come ad un mezzo per trovare risposte adeguate
a qualsiasi settore di lavoro.”
Quali sono i punti cardine del suo programma?
“Ho concentrato la mia attenzione sui problemi
sociali. Ho imparato molto in questi anni. Si deve intervenire a livello
di prima infanzia, aiutando le famiglie con proposte concrete. Anche per
gli anziani si possono garantire servizi adeguati, aiutando coloro
che intendono tenere i propri cari in casa. Si deve pensare anche
nell’edilizia pubblica a case che abbiano spazi adeguati. Lo sguardo dell’amministratore
dovrebbe essere a 3600. Voglio che i giovani sappiano che è possibile governare
e realizzare i progetti, fare le cose bene nell’interesse generale. L’etica
e la tensione morale devono fare parte dell’educazione delle nuove generazioni.
La formazione deve essere anticipatrice delle scelte economiche e tecnologiche,
e non l’ancella di queste scelte. Molti giovani trentini non vogliono più
rimanere qui a lavorare in futuro e si deve lavorare perché invece trovino
qui le opportunità. Bisogna fare le cose tutte insieme e non ricordarsi
solo dopo aver fatto i progetti di chi ha esigenze particolari.”
Sviluppo economico e trasporti. Come si possono conciliare le esigenze
del mercato con l’ambiente?