
Università,
cultura, innovazione
Titolo
impegnativo per una breve relazione, perché questi tre termini sono necessariamente
connessi ad un
solo, altrettanto impegnativo concetto,
quello di futuro.
Anticipato questo
pensiero, al quale mi ricollegherò tra poco, provo
a restringere l’analisi
(che dovrebbe essere vastissima data
la rilevanza dei temi), facendomi
guidare dal ruolo che i Verdi hanno assunto e
possono assumere nella direzione di un
futuro vivibile per tutti e tutte.
E’ un dato di
fatto che la regione del Trentino e dell’Alto Adige è benedetta da un paesaggio
naturale che non ha uguali; il rapporto tra la
popolazione e la montagna, il lago,
la valle e la città, per molti secoli
ha visto predominare la cosiddetta natura, imponendo agli uomini ed alle
donne condizioni di vita molto dure.
Queste
condizioni naturali, se hanno da un lato
costretto molti trentini ad emigrare, hanno anche consentito
la nascita di forme di artigianato
e di industria aperte ad un mercato non solo locale.
Le stesse,
difficili condizioni di vita hanno prodotto la nascita di intelligenti forme di cooperazione : gli ostacoli sono stati
quindi spesso trasformati in risorse.
Con la riduzione
dell’agricoltura, della selvicoltura e del pascolo
e la massiccia introduzione dell’industria e del terziario, il rapporto si è capovolto e lo
sfondo naturale, in Trentino, è stato violato e stravolto. Le ferite al
territorio segnano ormai tutte le nostre valli;
e proprio ora, paradossalmente, i turisti le
affollano cercando una genuinità che
non c’è più.
Cambiando, per
dir così, mestiere, i trentini hanno abbandonato non solo i pascoli e le
montagne, ma anche la precedente cultura del rispetto per chi,
bosco, pascolo, torrente, li conteneva e li
nutriva .Il “ sistema trentino” ha quotato la cooperazione in borsa;
il risparmio ha preso la strada della cementificazione del territorio, i
nuovi cittadini extracomunitari ci permettono di fare “altri “ lavori.
Questa “svendita”
di territorio e di valori è molto meno evidente in Alto Adige, dove non si è ancora
ceduto alla cultura di
sfruttamento, nel qui ed ora, delle risorse naturali.
Il paesaggio
naturale, ma anche quello umanizzato dei paesi e delle città, è considerato
un patrimonio da conservare perché può venirne perfino ricchezza,
per tutti.
Nel corso delle
varie legislature provinciali e comunali, i Verdi hanno attirato continuamente
l’attenzione sugli errori, purtroppo permanenti,
di chi non ha adottato questo pensiero ed ha non solo “usato”, ma spesso
“abusato” del territorio, dell’ambiente, delle tradizioni.
E’ ormai chiaro
a tutti che il pensiero economico di chi ha sfruttato, nel qui ed ora, le
risorse, si è rivelato miope : la crisi industriale ha colpito oggi anche la
nostra provincia, ed i costi umani di questa crisi non sono certamente stati inferiori ai costi
economici. Poiché l’ambiente è costituito anche ,
direi soprattutto, da chi ci abita e l’infelicità, l’insicurezza e la povertà delle
persone ci debbono riguardare da molto, molto vicino.
A proposito di
questa definizione più complessa del termine “ambiente”, che non contiene
solo gli elementi naturali, ma contiene le vite di tutti e tutte, come forza
politica Verde dobbiamo sottolineare con sempre
maggiore energia i collegamenti tra
ogni singola condizione di vita, ogni
singola scelta politica. Se ad esempio mi preoccupo di salvare
i nidi delle rondini dall’abbattimento, lo faccio perché la mia è una cultura
della conservazione di ciò che è
bello e poetico per gli umani, e perché è una cultura del rispetto degli equilibri ambientali cui oggi
non posso più rinunciare.
C’è ancora qualcuno
che, vivendo nel qui ed ora, considera la cultura del rispetto un ostacolo allo sviluppo,
lo sappiamo : ma ormai ha le ore contate, perché anche l’ambiente ha le
ore contate, ed anche i più avvertiti
tra gli imprenditori stanno lavorando per riconvertire i propri investimenti in
direzione ecoeconomica.
In questo,
come Verdi, abbiamo fatto non “storia“,
ma “la storia”.
Mi piacerebbe
fare una proposta : perché non creare
un laboratorio, frequentato da giovani,
che vada a cercare nelle nostre comunità quelle
buone pratiche di conservazione e rispettoso utilizzo delle risorse naturali
, che vengono definite dalla nuova economia “vernacolari” ?
La definizione non intende disprezzarle, anzi
: ma intende segnalare quanto , nei “ dialetti” economici delle piccole
comunità, è stato gettato via dal gigante Golia di un’industria stupida
. Stupida, perché non ha fatto neppure i propri interessi
di prospettiva.
C’è da dire che
E questa non è
una novità: non
si può più evitare di cercare e sperimentare
forme di energia ecocompatibili, buone
pratiche sia agricole, che turistiche,
che formative : anche se molto è stato fatto, i Verdi debbono essere ancor
più esplicitamente presenti, anche in ambito universitario, là dove si producono
ricerche e sperimentazioni sull’
energia pulita, la raccolta differenziata
efficace, l’urbanistica biocompatibile, le azioni
di promozione delle pari opportunità e dei diritti di cittadinanza: perché
non istituire borse di studio per giovani studenti, per tesi di laurea e dottorato, o per viaggi alla scoperta di “come si fa futuro” per tutti ?
I Verdi,
con Marco Boato in particolare, hanno saputo sostenere ed accompagnare l’Università
roveretana in questa direzione:
non possiamo che esserne orgogliosi.
Una cultura “
diversa” è da decenni un nostro patrimonio ; spesso lo vediamo assediato da forze politiche che, specie in prossimità
delle scadenze elettorali, si danno una tinta di verde per raccogliere consensi ed
operare poi in direzione esattamente contraria.
Facciamole emergere
con più forza, queste loro contraddizioni!
Da parte nostra,
occorre uno sforzo maggiore di coinvolgimento in progetto formativi per
giovani e per cittadini di buona volontà, diffusi a tappeto sul territorio: ho visto belle iniziative di Iva e di Roberto, ma anche di
Elena e di altri: basta anche un solo accenno al contenuto di alcune di queste, per sottolineare
la ricchezza della nostra cultura: le piante mediche di Iva, l’invito a
considerare il nostro ambiente lo sfondo privilegiato per alcuni film lanciato da Roberto, le serate poetiche
di Elena, gli sforzi di tutti gli assessori e consiglieri comunali “verdi”
per proporre viabilità ed edilizia
rispettose della vita….
E’ arrivato il
momento di collegarci meglio tra noi, per fare massa critica
ed incidere di più sulle scelte locali e provinciali: la cultura
del collegamento, quella che tende un filo , flessibile e robusto insieme,
tra le cose e le persone, deve diventare la nostra cultura.
Ricordo un libro
bianco dei Verdi di Rovereto pubblicato molti anni fa , che
narrava quali fossero i legami intrecciati tra le scelte urbanistiche dell’epoca
: impressionante rileggerlo ora….
Evidenziava, documentandolo,
il collegamento tra più fatti, tra più decisioni…anche questo compito, quello
di ripristinare le condizioni di una libera informazione, ci spetta
e ci compete.
Perché il “ sistema
trentino”, oggi come oggi, sembra meglio rappresentato dal forziere del
pirata Barbanera piuttosto che dalla farfalla, un forziere in cui si trova
un coacervo di interessi finanziari ( volutamente
non dico “ economici” ), spesso sostenuti dai ricercatori di consenso elettorale.
Al lavoro, dunque
!
Andiamo a fare
cultura, perché fare cultura è fare futuro.
E
fare cultura verde è fare un futuro migliore.
Assemblea congressuale dei Verdi del Trentino 14 aprile 2007
Intervento
di
D O N A T A L O S S