
Trento,
6 dicembre 2007
ASILI NIDO AZIENDALI ED INTERAZIENDALI,
LE POSSIBILITÀ OFFERTE DALLA NUOVA LEGGE PROVINCIALE
Oggi in Provincia un incontro promosso dalla Consigliera di parità con l’assessore
Berasi e la vicepresidente
Cogo
Comunicato stampa
“La
Provincia garantisce a tutte le bambine e a tutti i bambini il diritto di frequentare il nido d’infanzia, prioritariamente,
o altro servizio del sistema dei servizi socio-educativi per la prima infanzia,
da attivare secondo criteri di efficacia, efficienza e sostenibilità economica,
superando disuguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e
culturali”. E’ quanto afferma, all’articolo 1, la nuova legge provinciale
17/2007, approvata il 19 ottobre scorso dal Consiglio provinciale (Casagranda
e Pinter i proponenti), che modifica la legge
4/2002 (Nuovo ordinamento dei servizi socio-educativi per la prima infanzia),
una legge che apre la possibilità di realizzare ed istituire asili nido
aziendali ed interaziendali, ampliando l’opportunità per le famiglie di
accedere, anche nelle realtà territoriali più decentrate, ad un servizio
oggi considerato, a ragione, come uno dei servizi strategici per promuovere
una maggiore conciliazione tra vita familiare e vita lavorativa e maggiori
opportunità di occupazione e partecipazione attiva delle donne alla vita
sociale della comunità.
Un articolo
che “vale” tutta la legge, giacché in esso si afferma, per la prima volta in un testo normativo in
Italia, che l’accesso all’asilo nido è un diritto universale. “Una innovazione straordinaria” afferma la vicepresidente della
Provincia Margherita Cogo, intervenuta oggi pomeriggio,
con la collega Iva Berasi, assessore alle pari
opportunità, all’incontro promosso dalla Consigliera di parità, avvocato
Eleonora Stenico, dalla Commissione Pari opportunità
e dall’assessorato competente, per discutere di asili nido aziendali ed
interaziendali, della nuova legge, delle sinergie tra pubblico e privato
ed attorno alle “idee in movimento” che, su questo tema, si vanno concretizzando
in Trentino ed altrove. Ad esempio in Lombardia, dove alcune iniziative
attivate da medio piccole imprese con il sostegno
dell’ente pubblico sono state raccontate all’incontro di oggi, presso la
sala stampa della Provincia, dalle imprenditrici che le hanno promosse.
In Trentino
esistono attualmente solo due asili nido aziendali,
uno attivato dalla Federazione trentina della Cooperazione e l’altro dall’Università.
Per un terzo vi è già il progetto dell’Azienda provinciale per i servizi
sanitari. Un tema, quello dei servizi all’infanzia e dei nidi in particolare,
che sta emergendo prepotentemente alla ribalta e che ha spinto la Giunta
provinciale ad approvare un piano che prevede la realizzazione, nei prossimi
anni in tutti i comprensori e nelle aree dove tale servizio non è presente,
di 13 nuovi asili nido, ed a prefigurare – come annunciato dallo stesso
presidente Dellai in un recente incontro con i
sindacati – politiche di riduzione delle tariffe, oggi ritenute troppo alte
da molte famiglie, che si vedono costrette a rinunciare, frenando con ciò
anche le possibilità di entrata (o di rientro)
delle donne nel mondo del lavoro.
“Essendo
stato riconosciuto come un diritto universale – ha affermato Margherita
Cogo aprendo l’incontro – va da sé che debba
essere l’ente pubblico a farsi carico del problema, senza però nulla togliere
al ruolo del privato. Ciò che va in ogni caso salvaguardato
è il primario interesse del bambino e della madre ed il rispetto di tre,
fondamentali parametri: un elevato standard delle strutture, la garanzia
sulla qualità del servizio, l’apertura dei nidi al territorio”.
“Oggi
– ha aggiunto l’assessore Iva Berasi – ci sono
donne che non mandano i propri figli al nido perché le rette sono troppo
alte, e che fanno meno figli di quanti ne vorrebbero
perché non hanno un’occupazione che dia loro un reddito col quale sostenere
i costi di uno o più figli al nido o perché tale servizio manca nel territorio
di residenza. La nuova legge riconosce gli asili nido aziendali ma anche,
aspetto al quale si è dato poco risalto, altri spazi integrativi, quali
i Centri per bambini e genitori e gli Spazi gioco e accoglienza”.
“La
legge – ha poi affermato Isa Cubello, vice presidente
della Commissione per le pari opportunità – ci incanala
verso la ricerca di nuove modalità di soluzione dei problemi legati alla
mancanza di servizi per la prima infanzia, ma ci sono due preoccupazioni:
dobbiamo pensare a questi servizi non come ad imprese che devono funzionare
secondo una logica produttivistica, ma come servizi orientati a favorire
e promuovere il benessere umano e quello delle famiglie. La donna deve poter
andare tranquillamente al lavoro sapendo di aver affidato i propri figli
a strutture adeguate ed a personale qualificato. Va salvaguardata l’identità
profonda, laica, pubblica e la qualità pedagogica e formativa che ha caratterizzato
fino ad oggi in Trentino l’offerta di questo servizio”.