
Trento,
12 novembre 2007
PARI OPPORTUNITÀ: ASSOCIAZIONI FEMMINILI
DEL TRENTINO INSIEME
PER UN’EQUA RAPPRESENTANZA DI GENERE NELLE LISTE
ELETTORALI
Conferenza stampa stamani in Provincia con l’assessore Iva Berasi
e la Commissione provinciale per le Pari opportunità
Comunicato stampa
Le donne
sono la parte maggioritaria della nostra società, eppure nelle
istituzioni (e non solo in quelle) contano ancora poco. Oggi
in Italia la percentuale delle donne in Parlamento è del 16 per cento; va
un po’ meglio al Governo dove la percentuale sale ma di poco (siamo al 24 per cento). Le
elezioni comunali del 2005 attestano solo un 32 per cento di donne elette
(nel 2000, senza quote, negli stessi comuni le donne elette sono state il
19%). E in Trentino? Oggi le donne con la carica consigliere comunale
sono 603, il 26% del totale. Troppo poco insomma per realizzare anche solo
lontanamente quello che la stessa Costituzione prevede, cioè
che “tutti i cittadini dell’uno e dell’altro sesso possono accedere agli
uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza”. Occorre un’azione politica vasta e condivisa,
certo, ma serve anche una forte azione culturale, che coinvolga
prima di tutto le stesse donne. È quanto hanno detto stamani le rappresentanti
delle associazioni femminili del Trentino che, con il sostegno dell'Assessorato
provinciale e della Commissione provinciale per le pari opportunità hanno
deciso d realizzare un fronte compatto promuovendo una serie di azioni che sono state presentate questa
mattina in una conferenza stampa, presenti l'assessore Iva Berasi ed la vicepresidente
della CPO, Isabella Cubello.
“Nonostante
le norme costituzionali ed i principi della democrazia vadano nella direzione
di sostenere l’eguale partecipazione di donne e uomini alla vita pubblica
– è stato detto oggi - di fatto le leggi elettorali
stentano ad inserire dispositivi per sostenere concretamente un’eguale opportunità
nella candidatura. Anche la legge provinciale 2/2003, che per espressa previsione
dell’art. 47 dello Statuto dovrebbe promuovere condizioni per la parità
di accesso alle consultazioni elettorali al fine
di conseguire l'equilibrio della rappresentanza dei sessi, non è attualmente
in grado di dare attuazione alle disposizioni costituzionali
e statutarie, prevedendo solamente un invito a promuovere la rappresentanza
di entrambi i sessi nella formazione delle candidature (art. 25, c. 6)”.
E proprio
per sollecitare una modifica di questa legge le associazioni femminili del
Trentino (vedi scheda) hanno deciso di unirsi ed individuare una modalità
condivisa di azione e mobilitazione per introdurre
un sistema di quote di genere nelle liste elettorali per l’elezione del
Consiglio provinciale.
All’incontro
di stamani è stato sottolineato il fatto che la
“volontà e la determinazione di raggiungere un obiettivo comune ha consentito
alle associazioni di unirsi e di portare avanti un progetto importante,
nonostante esse rappresentino espressioni molto differenti della società
civile”.
“In
questo percorso – è stato aggiunto - il ruolo dell’Assessorato alle pari
opportunità è stato quello di fungere da coordinamento, mettendo a disposizione
le risorse e le strutture per consentire alle associazioni di incontrarsi
rispettando comunque il loro ruolo di protagoniste
nell’individuazione delle modalità con cui procedere”.
Ecco dunque i risultati raggiunti finora: è stato anzitutto elaborato
un documento condiviso da tutte le associazioni (v. documento allegato)
che definisce doveroso e urgente il riequilibrio, anche perché esiste il
rischio di una invalidazione delle elezioni per
incostituzionalità della normativa applicata. “Per la realizzazione di una
parità reale – è stato spiegato oggi - sarebbe necessaria una eguale presenza di uomini e donne in lista (50%), tuttavia
le associazioni ritengono di poter sostenere – quanto meno in questa fase
- la scelta dei due terzi)”.
È poi
necessaria una precisazione del concetto di lista ai fini del
calcolo delle percentuali.
La decisione
di sostenere il disegno di legge della giunta provinciale di modifica della
legge elettorale (229/XIII) ha portato ad un lungo
lavoro fatto di confronti, ad esempio con lo stesso presidente della Provincia,
Lorenzo Dellai, o con i componenti della IV Commissione permanente
del Consiglio e con i Capigruppo consiliari ai quali è stato chiesto un
impegno per accelerare l’iter di approvazione della proposta normativa.
Stamani
è stato presentato anche il depliant “50e50 – donna sai quanto conti?” che riassume i punti chiave
dell’azione intrapresa dalle associazione femminili e che è in distribuzione
in questi giorni.
SCHEDA
DOCUMENTO DELLE ASSOCIAZIONI FEMMINILI:
A.D.ELE Associazione
Donne Elettrici, ACISYF – CASA TRIDENTINA DELLA
GIOVANE, AZZURRO DONNE, COORDINAMENTO DONNE DI TRENTOI,
COORDINAMENTO PROVINCIALE DONNE ACLI, FIDAPA, GRUPPO DONNE RENDENA, LA
VOCE DELLE DONNE DI CAVALESE, MAFALDA,
SLOW-SPORT – LENTE MA CONTENTE, SOROPTIMIST
INTERNATIONAL CLUB DI TRENTO,
ARCILESBICA “l’ALTRA VENERE”, ASSOCIAZIONE DONNE IN COOPERAZIONE, COOPERATIVA
TAGESMUTTER – IL SORRISO, COORDINAMENTO DONNE PENSIONATE SPI
CGIL e DELLA COMMISSIONE PROVINCIALE PER LE PARI OPPORTUNITA’ TRA UOMO E
DONNA
“In
tema di promozione di un’equa rappresentanza di
genere”
per l’audizione del 26 settembre 2007
La questione
della scarsa presenza femminile nei luoghi della politica è un dato che,
a sessant’anni dall’acquisizione dei diritto di
voto da parte delle donne, fa registrare una sconfitta
per la stessa democrazia. Il riequilibrio della rappresentanza di genere
è un elemento essenziale per la realizzazione di una democrazia piena ed effettiva; è la democrazia
stessa che chiede una presenza più paritaria, e il grado di partecipazione
femminile alla vita pubblica può senz’altro essere letto come indice del
grado di democratizzazione del nostro sistema politico.
Le basi
di legittimità delle azioni atte a favorire un’equa presenza di genere nella
rappresentanza sono contenute nella Carta costituzionale. La lettura combinata
dei nuovi articoli 51 e 117 della Costituzione, inoltre, non lascia spazio
a dubbi, sul fatto che misure promozionali di un’eguale partecipazione di
donne e uomini alla vita pubblica non sono solo legittime, ma ancor prima
doverose.
L’art.
51, infatti, afferma che “tutti i cittadini dell’uno e dell’altro
sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni
di uguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tal fine la
Repubblica promuove con appositi provvedimenti
le pari opportunità fra uomini e donne”
In particolare,
poi, l’art. 117, al comma 7 stabilisce che “le leggi regionali rimuovono
ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella
vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di
accesso tra donne e uomini alle cariche elettive”. Non si può quindi
ignorare come la Costituzione individui nella legislazione regionale uno
strumento di attuazione specifico per il riequilibrio
della rappresentanza.
Ad
eliminare qualsiasi residua incertezza sulla costituzionalità di disposizioni
che promuovono le pari opportunità nella rappresentanza è intervenuta la
sentenza n. 49/2003 della Corte costituzionale relativa alla legge elettorale
della regione Valle d’Aosta. Ma la formulazione dei citati articoli
della Costituzione va ben al di là di questo, imponendo
misure di questo tipo, pena l’incostituzionalità di quelle normative che
evitano di dare loro attuazione.
Sulla
base di tali considerazioni, che collocano la questione della partecipazione
egualitaria sul terreno dei diritti costituzionalmente garantiti e dei doveri
di una democrazia compiuta, le associazioni femminili del Trentino si mobilitano
per sostenere la riforma della legge provinciale 5 marzo 2003, n. 2 (Norme
per l'elezione diretta del Consiglio provinciale di Trento e del Presidente
della Provincia), per quanto riguarda in particolare l’introduzione del
principio di parità di genere nella formazione delle liste elettorali attraverso
la previsione di quote riservate a ciascun genere.
A tale
scopo le associazioni si propongono di coinvolgere in modo attivo la società
civile, e intendono partecipare altresì a tutti i momenti istituzionali
dell’iter per l’approvazione della citata modifica legislativa.
In questo
contesto si inquadra la presente audizione davanti
alla Prima Commissione permanente del Consiglio Provinciale, competente
per l’esame dei disegni di legge di riforma della L.p. 2/2003, al fine di ribadire e sottolineare la necessità
democratica di sostenere l’equità di genere nella rappresentanza. Si precisa
inoltre che le associazione non mancheranno di
presenziare ai lavori consiliari in aula, per sostenere il rispetto del
diritto costituzionale ad una partecipazione egualitaria delle donne alla
vita pubblica.
L’apporto
che le associazioni femminili intendono offrire al Consiglio provinciale
riguarda principalmente i seguenti punti:
-
doverosità delle misure di riequilibrio
Le citate modifiche costituzionali pongono in capo al legislatore provinciale
l’obbligo di adeguamento ad esse della legislazione
provinciale . La previsione di misure di parità non è un opzione rimessa alla scelta del Consiglio provinciale, ma
un obbligo. Al Consiglio resta solo la discrezionalità di scegliere tipo
e dimensione dell’intervento di riequilibrio, peraltro a sua volta sindacabile
sotto il profilo della ragionevolezza ed attitudine delle misure prescelte
a raggiungere il risultato costituzionalmente imposto.
Non vi è dubbio infatti, per esempio, che una norma
quale quella attualmente vigente sulla “comunicazione politica”
(art. 26 l. p. n. 2/2003) non solo appare quasi ridicolmente blanda in funzione
dell’obiettivo di riequilibrio, ma, in assenza di riserva specifica di posti
in lista, finisce per divenire addirittura controproducente per il genere
sottorappresentato. E’ chiaro invero che i partiti non hanno alcun interesse
a mettere in lista soggetti che poi li vincolano
nel momento della distribuzione degli spazi di comunicazione. Ne consegue
che la normativa attuale non soddisfa i i
requisiti minimi di costituzionalità alla luce dei nuovi artt.
51 e 117 Cost. in quanto non prescrive alcun limite minimo di rappresentanza
di genere (anche a tacere del fatto che, come visto, produce addirittura
effetti potenzialmente sperequativi a danno del genere sottorappresentato).
L’intervento di modifica legislativa dunque è assolutamente doveroso.
-
loro urgenza
L’intervento è infatti poi anche del tutto
urgente, stante che le norme attuative delle nuove
previsioni costituzionali non possono
non trovare applicazione fin dalla prossima tornata elettorale. Di conseguenza
la relativa legge deve essere approvata in Consiglio al più tardi entro
la fine del corrente anno, anche tenuto conto dei tempi necessari per l’eventuale
referendum confermativo previsto dallo Statuto di autonomia sulle leggi
elettorali.
-
rischio di invalidazione delle elezioni per incostituzionalità
della normativa applicata
E’ appena il caso di sottolineare che, ove
le modifiche auspicate non venissero introdotte per tempo, le stesse elezioni
provinciali o quantomeno i loro risultati sarebbero a grave rischio di annullamento.
Ogni atto della procedura elettorale sarebbe infatti
suscettibile di contestazione davanti al giudice, il quale non potrebbe
non sollevare la questione incidentale di incostituzionalità della legge
provinciale per contrasto con gli artt. 51 e 117
Cost. In proposito le associazioni femminili che vengono
oggi ascoltate dal Consiglio annunciano fin d’ora la propria intenzione
di dare corso – nel caso di mancata approvazione della legge – ai necessari
rimedi giurisdizionali
-
merito della soluzione prescelta
Nel merito della scelta legislativa, le associazioni osservano che
per la realizzazione di una parità reale sarebbe necessaria una eguale presenza di uomini e donne in lista (50%), tuttavia
esse ritengono di poter sostenere – quanto meno in questa fase - la scelta
dei due terzi, ossia la scelta operata da quelle proposte di legge (fra
cui il ddl di iniziativa della Giunta Provinciale
n. 229/XIII) che richiedono che in ciascuna lista di candidati nessuno dei
due generi possa essere rappresentato in misura superiore a due terzi del
numero dei candidati della lista. Ritengono infatti
che si possa trattare della misura minima necessaria in funzione
del raggiungimento dello scopo costituzionalmente prescritto.
-
precisazione del concetto di lista ai fini del calcolo delle percentuali