Trento, 29 novembre 2007
BERASI IN BOLIVIA PER INCONTRARE
I MISSIONARI FRANCESCANI TRENTINI
Un impegno che dura da sessant’anni in un paese in profonda trasformazione
Tanti i progetti portati avanti dall’Associazione Missioni francescane onlus anche con il sostegno delle istituzioni trentine

Comunicato stampa

          C’è un pezzo di Trentino in Bolivia. Fatto di tanti missionari – soprattutto francescani – che operano da anni nel Paese latinoamericano, unendo gli sforzi per l’evangelizzazione all’impegno sociale e culturale, ma anche dalle suore e dai laici che si affiancano ai religiosi con un lavoro quotidiano assiduo e prezioso. È per rinsaldare i legami con questo mondo lontano geograficamente ma  vicino sul piano dei valori, del “comune sentire”, che l’assessore provinciale alla solidarietà internazionale Iva Berasi, accompagnato dal dirigente generale Carlo Basani, dal segretario Guido Donati e dal vicedirettore dell’associazione Missioni francescane onlus Mariano Rossi, si è recato nei giorni scorsi in Bolivia. Meta del viaggio la prelatura di Aiquile - che dalla sua istituzione, nel 1962, è stata guidata da due vescovi entrambi di origini trentine, monsignor Adalberto Rosat e il suo predecessore fino al 1987, Giacinto Eccher – ed altre località dove ormai da sessant’anni sono presenti i nostri Padri, e dove vengono realizzati i progetti di solidarietà internazionale finanziati dalla Provincia autonoma di Trento, assieme alla Regione, a molti enti locali, alle Casse rurali. Un impegno tradottosi negli ultimi anni in finanziamenti provinciali per circa 1,3 milioni di euro, utilizzati per costruire o sostenere scuole, internati, comedores (mense popolari per bambini e adulti), ospedali, centri di accoglienza e di promozione sociale, e che sfocerà nel 2008 – in occasione del sessantennale della presenza dei Francescani nel Paese – in un rinnovato “progetto Bolivia”, che metterà a fattor comune idee, progetti, risorse umane e materiali.

          La visita della delegazione trentina è iniziata lunedì 19 novembre scorso a Cochabamba, terza città della Bolivia, a circa 2.500 metri di altitudine. Qui ha sede casa Guadalupe, gestita dalla Congregazione delle Suore Missionarie di Gesù Eterno Sacerdote, punto d’appoggio di monsignor Rosat, originario di Cles, classe 1934 e vescovo di Aiquile, prelatura che comprende tre province, Campero, Carrasco e Mizque. Alla scadenza del suo mandato, che è ormai prossima, il testimone di monsignor Rosat verrà raccolto dall’attuale vescovo ausiliario Jorge Herbas, boliviano. Si tratta di un passaggio importante, che dimostra come, dal loro arrivo in Bolivia, nel 1948, i missionari trentini abbiano saputo porre le basi per la crescita di una chiesa locale, capace oggi di esprimere anche le massime gerarchie ecclesiastiche del Paese. Monsignor Rosat nel frattempo sta curando la seconda edizione del dizionario enciclopedico della lingua Quechua, un lavoro fondamentale per la comprensione della lingua parlata da una larga parte delle popolazioni indigene dell’area andina, nonché delle loro culture, dei loro riferimenti ancestrali, della loro storia (che dallo sbarco degli europei nelle Americhe si intreccia, com’è noto, anche a quella, più tragica, dei conquistadores spagnoli).

          A Cochabamba c’è inoltre Casa San Carlos, punto di riferimento dei francescani trentini della zona, fra cui i Padri Mario Comina da Pejo, Maurizio Valcanover da Pergine, Remigio Marini da Pejo, Valerio Modena da Riva del Garda, Alberto Rizzoli da Trento, Anselmo Andreotti da Rabbi, Zeffirino Guzzo da Cinte Tesino, incontrati dalla delegazione.

          Ma com’è iniziata la presenza dei missionari trentini in Bolivia? I primi tre "pionieri" francescani sono stati Bonifacio Bolognani da Vigo Cavedine, Iginio Dagostin da Roverè della Luna e Sebastiano Coller da Daiano. Era il 1948: la Cina stava scacciando i religiosi dal suo territorio, i missionari erano alla ricerca di nuove sedi dove riprendere il loro impegno. I missionari trentini provarono a stabilire una missione in Honduras; poi, su richiesta del Ministro generale dell'Or­dine, si stabilirono nel santuario della Madonna di Copacabana, vicino al Lago Titicaca, in Bolivia, e in seguito nel convento di Tarata vicino a Cochabamba. Negli anni venero poi raggiunti da tanti confratelli, fino alla nascita, nel dicembre del 1961, della "Prelatura-diocesi di Aiquile", eretta da Papa Giovanni XXIII, per la quale fu nominato vescovo  monsignor Giacinto Eccher di Castagnè San Vito e come

"Fondazione" affidata alla Provincia dei Frati minori di Trento. Si tratta di una vasta zona (oltre 23.000 kmq.), distaccata dalla diocesi di Cochabamba, con una popolazione estremamente sparsa di circa 100.000 abitanti, gran parte in condizioni di estrema povertà.

          “Nel 1965, quando arrivai ad Aiquile – ha raccontato all’assessore Berasi fra’Marco Larentis di Cimone – c’erano almeno 25 missionari francescani trentini. Una comunità molto forte e molto affiatata, al centro di un territorio dove mancava praticamente tutto: acqua, luce, strade.”

          Proprio fra’Marco è uno dei fili che legano oggi questa comunità di religiosi in terra boliviana al Trentino. Mariano Rossi, “presidente vicario” dell’Associazione Missioni francescane di Trento (costituitasi come onlus nel 2001 e attualmente presieduta da Fiorella Weiss), lo spiega così: “Tutti noi in paese conoscevamo bene la storia di Marco Larentis, che nel 1965 si è fatto frate ed è subito partito per la Bolivia. Il legame però si è rafforzato negli anni ’90, quando fra’Marco ci fece arrivare una richiesta di aiuto, per la costruzione di un centro polifunzionale ad Aiquile che fosse non solo parrocchia ma punto d’incontro della comunità locale. Dal principio abbiamo raccolto i fondi, anche con una sagra dedicata a fra’Marco; poi è nata l’idea che un gruppo di noi andasse giù personalmente, per un periodo, a dare una mano, concretizzatasi nel 1999, dopo il rovinoso terremoto che aveva danneggiato anche molte strutture della diocesi. In Bolivia ho conosciuto personalmente monsignor Rosat, che mi ha affidato l’incarico di seguire le Missioni francescane, anche a causa del progressivo calo delle vocazioni e del rientro in Italia di padre Fortunato Mattivi, che seguiva i legami con il Trentino, compreso l’invio dei container. Abbiamo creato un gruppo misto laici-religiosi, mantenendo il nome Missioni francescane ma trasformando l’associazione in onlus. Attualmente abbiamo una decina di persone che lavorano nell’associazione, tutti volontari, ma attorno a loro si è creata una fitta rete di persone che solidarizzano con il nostro impegno, alcune delle quali, come Guido Donati, aventi dei parenti in missione in Bolivia o in altri paesi dove operano i Francescani. Si è creato anche un forte legame con le istituzioni, fra cui la Provincia autonoma di Trento, che sta sostenendo i dodici internati creati dai Francescani – strutture comprensive di scuole e di alloggi per i bambini e i ragazzi che vengono a frequentarle anche dalle località più remote sparse sulle montagne, un po’ come i nostri collegi – con un progetto triennale.  La società Interbrennero a sua volta ci ha dato una mano concedendoci un magazzino dove raccogliere le cose -  soprattutto attrezzature tecniche e materiale sanitario, non ‘stracci’, anche perché oggi la stessa legge boliviana lo vieta – da inviare con i container in Bolivia, in genere uno ogni due mesi.”

          Nel corso della sua visita l’assessore Berasi ha visitato alcune di queste realtà, constatando i progressi fatti con il sostegno dell’assessorato, e raccogliendo al tempo stesso nuove richieste. Ad esempio, a Cochabamba, il Centro sociale e culturale Tijti, sorto in una zona di nuova espansione della città dove i servizi pubblici e sociali sono quasi inesistenti, gestito dal parroco di San Carlos Mario Comina, o la scuola elementare-media con annesso internado di Alalay, su una delle alture che circondano la città, dove sorgono le poverissime casupole in adobe (un impasto di terra e paglia) degli immigrati di fresco dalle campagne, retta da padre Valerio Modena.

          Ma prima di lasciare Cochabamba l’assessore ha anche fatto visita ad alcune delle suore trentine presenti nella città: suor Francesca Bolognani di Vigo Cavedine e suor Roberta Paris di Calavino delle Francescane del Sacro Cuore che gestiscono il centro scolastico nel quartiere Loreto per circa 2000 alunni (dall’asilo alle superiori), e suor Generosa Degaudenz di Predazzo, suor Rosa Zuliani del Primiero, suor Celestina Brigadoi di Moena, proveniente da Sivingani (50 km. da Cochabamba) della congregazione Sorelle della Provvidenza (Irmarosa Villotti), che gestiscono scuole, asilo e laboratori nella periferia di Cochabamba. “Sorelle il cui lavoro è prezioso – ha detto la Berasi – e che spesso, forse per abitudine, forse per timidezza, non richiedono un aiuto da parte dell’ente pubblico, anche ove questo sarebbe possibile.”

          A Cimorè, un Comune della regione del Chapare, nel Tropico boliviano, ai confini dell’Amazonia, la delegazione ha inaugurato invece una nuova scuola superiore assieme a don Angelo Gonzo, originario di Grigno, e ha visitato il vicino ospedale materno e infantile di Ibuelo, sostenuto con finanziamenti provinciali.

          Molti i progetti visitati nella prelatura di Aiquile, storicamente il “cuore” della presenza missionaria trentina in Bolivia. Nel paesino di Mizque l’assessore Berasi ha portato i saluti del Trentino al parroco Dario Bona di Besagno di Mori e a padre Claudiano Turri di Cognola, nonché alle volontarie trentine Maria Giovanna Zanoni di Varone (arrivata nel ’65 in Bolivia con monsignor Eccher, gestisce un dispensario medico-farmacia – che è anche punto di riferimento per il contrasto alla malaria - e opera come ostetrica) e alla nipote Nadia, visitando poi il Centro Integrado Pedagogico intitolato a padre Pompeo Rigon, originario di Telve (accoglie più un centinaio di ragazze provenienti dalle zone rurali, formate per diventare insegnanti di scuola materna ed elementare).

          Ad Aiquile, il principale centro della prelatura – un paese semidistrutto da un terremoto nel 1998 e successivamente ricostruito anche con aiuti internazionali – la delegazione è stata ospitata nella sede del vescovado, visitando quindi le opere realizzate in questi anni: la scuola per adulti e l’internato, l’azienda agricola gestita dal direttore della Caritas locale, Giuseppe Pirovano, l’ospedale creato con un lascito dei coniugi Caterina e Giovanni Bertol di Rovereto nel 1997 (un altro segno tangibile della presenza trentina in questi luogo remoti, lontani persino dalle poche rotte turistiche esistenti in Bolivia, che portano verso il lago Titicaca e le maggiori vette andine). Ed ancora, fra i tanti progetti, un centro giovanile parzialmente distrutto dal terremoto e dove hanno prestato la loro opera i volontari di Cimone, che abbisogna di lavori di risistemazione.

          Ad Aiquile l’assessore Berasi ha anche incontrato le autorità civili, incoraggiando lo sviluppo di un dialogo più serrato fra queste e la componente religiosa. “La Provincia autonoma di Trento – ha spiegato – quando sostiene dei progetti di solidarietà, non lo fa mai nell’interesse di una sola persona, come ad esempio un missionario, ma cercando di coinvolgere il maggior numero di realtà possibili, al fine di creare relazioni solide e durature con le comunità locali.”

          È con questo spirito che l’assessore ha invitato il sindaco di Aiquile Marina Camacho a visitare il Trentino non appena sarà possibile. Infine, sempre nel territorio della prelatura, alcune altre visite che hanno lasciato un segno in tutti i membri della delegazione. In primo luogo all’internato di Totora, cittadina di impronta coloniale dispersa fra le montagne: una struttura molto povera che dà asilo a oltre un centinaio di bambini e bambine provenienti dall’altopiano, che ha bisogno di urgenti interventi di ristrutturazione e ammodernamento. Poi al progetto dell’Associazione Mato Grosso a Huaiapacha, un centro scolastico-professionale (specializzato in lavori di falegnameria) molto isolato in una valle fuorimano, raggiungibile per una pista sterrata. Infine a un dispensario medico a Tolata, dove opera suor  Annamaria Vicenzi di Pejo. Il frutto dei tanti incontri e dei tanti colloqui avuti  sono anche la dozzina di richieste raccolte per nuovi progetti e nuove opere. L’assessore Berasi ha assicurato l’attenzione della Provincia, sottolineando come il qualche realtà le opere infrastrutturali realizzati siano ormai più o meno sufficienti e sia quindi in caso di passare a lavorare su progetti e programmi “di contenuto” mentre in altre realtà, più povere, sia necessario mettere mani anche alle strutture fisiche, ai cosiddetti “muri”. Priorità sarà data anche ai progetti riguardanti la formazione, con un’attenzione particolare alle donne e ai minori.

          Ma la missione trentina in terra boliviana ha inanellato anche altri incontri, non esplicitamente legati alla presenza nel Paese dei nostri missionari. Ne ricordiamo tre. Il primo è quello con Oscar Olivera, responsabile della Coordinadora dell’agua (organizzazione popolare per la difesa dell’acqua) e sindacalista, figura di spicco in Bolivia e già leader di quella “battaglia per l’acqua” condotta qualche anno fa con successo dalla popolazione di Cochabamba contro un tentativo di privatizzazione delle risorse idriche della città. Nel corso dell’incontro a cui hanno partecipato anche la sorella Marcella Olivera, referente in Bolivia dell’organizzazione Red Vida, e la volontaria trentina Francesca Caprini, dell’associazione Yaku, si è parlato della partecipazione trentina ad un progetto riguardante la creazione di una rete di “scuole dell’acqua” nell’area andina, con sede centrale a Cochabamba, basata sul recupero delle tecniche e delle credenze tradizionali delle popolazioni locali legate all’acqua e alla terra, con finalità anche di educazione sanitaria e con un forte coinvolgimento delle donne e delle bambine (le quali già oggi si occupano di rifornire di acqua le loro comunità e che spesso, allontanandosi per questo scopo dalle mura domestiche, sono esposte al pericolo di subire violenze).  L’assessore Berasi ha esposto brevemente le linee guida della Provincia autonoma di Trento in materia di cooperazione decentrata e alcuni degli interventi  realizzati nel campo dell’acqua, come le circa 130 fontane (punti di approvvigionamento pubblico gestiti direttamente dalle comunità beneficiarie) aperte a Pocona con  padre Zeffirino Guzzo, originario di Cinte Tesino: l’incontro si è concluso con l’impegno a riprendere a breve le fila del ragionamento, anche a Trento.

          Il secondo incontro, svoltosi a casa Guadalupe, è stato quello con monsignor Tito Solari, arcivescovo di Cochabamba, accompagnato da don Eugenio Cotter: alla delegazione monsignor Solari ha esposto il progetto di emergenza messo a punto in occasione dell’alluvione del gennaio 2007 nel Chapare in collaborazione con la prelatura di Aiquile e con il sostegno finanziario anche della Regione Trentino Alto Adige.

          Infine, proprio prima della partenza, la delegazione ha incontrato a Cochabamba la piccola comunità trentina sparsa fra Cochabamba e Aiquile, una ventina di laici di prima e seconda generazione, tutti in qualche modo legati anche alla nostra comunità missionaria. L’assessore Berasi ha rivolto - in particolare ai giovani - l’invito a trovarsi periodicamente e ad organizzarsi anche per accedere alle opportunità offerte dalla Provincia autonoma di Trento ai suoi emigrati e ai loro discendenti, come le borse di studio e gli interscambi giovanili.

          Difficile riassumere, al termine di questa “cronaca”, le tante emozioni scatenate dall’incontro con i “trentini di Bolivia”. Difficile riassumere i tanti spunti di riflessione offerti da un paese in trasformazione, che attraversa un momento difficile, sospeso fra le speranze e al tempo stesso le paure generate dall’elezione a presidente di Evo Morales, già rappresentante dei cocaleros, i piccoli coltivatori di coca della Bolivia (nel Paese le foglie di coca vengono vendute liberamente al mercato per il consumo spicciolo della gente, ma al tempo stesso la coltivazione della pianta alimenta il mercato illegale della cocaina, in ascesa a livello mondiale e “stampella economica” per tanti boliviani).

          Certo la stessa realtà missionaria oggi è destinata a cambiare: la maggior parte dei Padri sono anziani e il ricambio generazionale è diventato più difficile, ma nei collegi aperti dai Francescani nascono nuove vocazioni, ed in futuro la componente locale rispetto a quella straniera (e quindi anche trentina) dovrà per forza crescere, cosa che peraltro dà il senso di un obiettivo raggiunto. Tuttavia la chiesa cattolica oggi nel paese, come raccontato dai missionari trentini,  è messa in difficoltà dalle altre confessioni e dalle tante sette che dilagano nel Paese; si tratta di un fenomeno comune a tutte le Americhe (compresa quella del Nord) e a cui non è facile dare una risposta.

          Infine, la situazione politica. In generale la condotta di Evo Morales (presentatosi come “primo presidente indios”, anche se il suo cognome fa pensare ad ascendenze spagnole) desta molte preoccupazioni, sia per il suo avvicinamento a Chaves, il suo omologo venezuelano, sia per il suo tentativo di cambiare la costituzione (scontri si sono verificati domenica scorsa a Sucre). Un altro timore è provocato dall’inflazione strisciante, secondo alcuni testimoni ascoltati assai più alta di quella dichiarata dal governo (e la Bolivia è un paese che con l’inflazione ha avuto tristi esperienze in passato, quando per andare a fare la spesa bisognava portarsi dietro una sporta di denaro). D’altro canto le nazionalizzazioni di alcune delle risorse naturali danno il senso di un impegno concreto per riportare le ricchezze di cui è prodigo il sottosuolo boliviano sotto il controllo dello Stato, nell’interesse di tutti. La chiesa in questo quadro ha svolto un ruolo di mediazione: lo stesso don Angelo Gonzo, che ha accompagnato la delegazione trentina in tutte le fasi del viaggio, ha raccontato di aver conosciuto l’attuale presidente Morales nel corso della passata legislatura, quando lo scortò fino a Cochabamba per partecipare ad un incontro fra le autorità governative e i rappresentanti delle parti sociali (di cui Morales era uno dei leader) durante la “guerra per l’acqua”. 

          Sospesa fra speranze di riscatto sociale e desideri di emancipazione dai “poteri forti” che per molto tempo ne hanno condizionato la vita (dagli Usa alle multinazionali che controllavano, e in parte ancora controllano, le sue straordinarie risorse naturali), la Bolivia, analogamente del resto a molta parte dell’America Latina, appare oggi un Paese in transizione. La speranza è che questa transizione possa essere il più possibile indolore, e conduca i suoi tantissimi poveri – senza acqua, senza luce, senza lavoro, vittime dell’ignoranza, delle malattie endemiche o dell’alcolismo – verso un futuro migliore. Dal canto loro, i missionari e le suore del Trentino, con il loro lavoro tenace, in questi sessant’anni (ma sono molti di più se consideriamo i primi religiosi originari della nostra provincia ad avere messo piede nel Paese, ancora nell’800) hanno piantato alcuni semi. Spetta oggi a tutto il Trentino prendersi cura delle piante che da quei semi sono germogliati.