Trento, 19 gennaio 2008
LA CONCILIAZIONE DEI TEMPI PER IL LAVORO E PER LA FAMIGLIA
AL CENTRO DI UNA RICERCA SULLE DONNE ARTIGIANE

I primi dati presentati stamani a Rovereto, alla presenza degli
assessori provinciali
Iva Berasi, Marta Dalmaso e Franco Panizza
Comunicato stampa

La Sala conferenze del MART di Rovereto stamani si è tinta di rosa per fare spazio a un convegno su un tema di stretta attualità: “Iride - L’imprenditrice volante: la donna artigiana tra impresa e famiglia”, promosso dal CEii (Centro Europeo per l’impresa e l’innovazione), dall’Assessorato provinciale all’artigianato, alla cooperazione e ai trasporti, da Donne Impresa Confartigianato dell’Associazione Artigiani e piccole imprese della Provincia di Trento e dal Comune i Rovereto nei panni di ospite.

L’importanza del convegno, nel corso del quale sono stati resi noti i primi, parziali risultati di una ricerca condotta sulle imprenditrici artigiane trentine dai ricercatori del CEii e del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento è stata testimoniata dall’adesione di numerose autorità. Al tavolo dei relatori, infatti, accanto a Rosa Gentile, presidente nazionale di Donne Impresa Confartigianato, erano seduti Marta Dalmaso (assessore provinciale alle politiche sociali), Iva Berasi (assessore alle pari opportunità) e Franco Panizza (assessore all’artigianato). In sala erano seduti in prima fila Ilos Parisi e Renata Diazzi (presidente e direttrice del CEii), Mariarosaria D’Agostino (presidente di Donne Impresa del Trentino), Andrea Benoni (presidente comprensoriale dell’Associazione artigiani), Paolo Farinati (assessore all’artigianato del comune di Rovereto).

«La presenza di tre assessori della giunta provinciale – ha esordito Marta Dalmaso prendendo la parola davanti a una sala affollata di imprenditrici artigiane trentine – sta a significare la sensibilità e l’attenzione con cui l’esecutivo provinciale ha guardato e guarda ai problemi della donna che lavora, delle pari opportunità e della necessaria ma difficile conciliazione tra i tempi da dedicare al lavoro e quelli da riservare alla famiglia. Mi piace, poi, che il senso di questa giornata sia non tanto quello del “Voglio ed esigo delle risposte”, bensì del “Costruiamo assieme le risposte più idonee per risolvere i problemi che tutte noi viviamo e conosciamo”. In tema di conciliazione dei tempi da dividere tra lavoro e famiglia, la giunta provinciale ha decisamente puntato sul potenziamento dei servizi dell’infanzia, aumentando le dotazioni di asili nido soprattutto laddove queste strutture ancora non esistevano, favorendo iniziative di integrazione negli asili nido, fornendo buoni di accompagnamento, distribuendo un catalogo delle iniziative, specie quelle estive, per offrire momenti di sollievo alle donne che lavorano e che, al contempo, debbono accudire ai propri figli. Ma siamo anche intenzionati a battere la strada delle imprese, specie quelle private e quelle medio-piccole, perché rileggano la loro organizzazione interna e prendano seriamente in mano il problema della conciliazione dei tempi per le lavoratrici donne... Gli strumenti non mancano (flessibilità, part time, telelavoro...), così come non manca la disponibilità delle donne lavoratrici a essere flessibili e creative... E allora, tutti assieme facciamo leva sulla nostra creatività per individuare le soluzioni più idonee, perché a volte le leggi da sole non bastano: è necessaria la consapevolezza dei propri diritti e dell’importanza del proprio ruolo da parte di tutte le donne!»

Molto accalorato è stato l’intervento dell’assessore Iva Berasi: «Finché raccontiamo in giro come fosse un evento eccezionale che i nostri uomini ci aiutano in casa nelle faccende domestiche, sottolineiamo il fatto che si tratta, appunto, di casi eccezionali, mentre gli uomini single sono lì a dimostrare che anche i maschi, se vogliono o se vi sono costretti, possono benissimo farsi carico di incombenze casalinghe. Questo per dire che spesso è proprio la mentalità delle stesse donne, a perpetuare le disuguaglianze. E invece, leggendo i primi dati della ricerca “Iride”, vediamo che le imprenditrici donne trentine, rispetto ai maschi, sono più scolarizzate, hanno quindi più formazione, mentre le aziende tenute da donne hanno una vita media più lunga rispetto a quelle in mano ai maschi. Malgrado ciò e a dimostrazione della grande capacità lavorativa al femminile, la stragrande maggioranza delle donne artigiane hanno un’età che va dai 30 ai 49 anni, che è l’età oggi feconda e, quindi, quella che crea i maggiori problemi di conciliabilità dei tempi! Certo, bisogna puntare sui servizi, migliorandone la quantità e la qualità; certo, bisogna mettere la famiglia al centro della vita sociale; certo, è giusto chiedere che nascano più figli, ma poi tutto cade davanti al doppio lavoro a cui costringiamo le donne! Ecco perché si parla di pari opportunità, e non di pari possibilità: perché tutti, uomini e donne, hanno la possibilità di rivolgersi a un’impresa per essere assunti, ma poi le pari opportunità fanno la fine che sappiamo, quando la donna viene esclusa in quanto ha in sé la possibilità di assentarsi dal lavoro per mettere al mondo i propri figli! Che cosa si può fare per le imprenditrici donne? Per quelle lavoratrici che spesso portano avanti da sole la propria attività artigiana? Si potrebbero sperimentare anche da noi le liste di sostituzione, elenchi di donne disponibili a sostituire per qualche ora, per qualche giornata, per qualche mese le imprenditrici che per qualsiasi motivo devono assentarsi dalla loro azienda».

«Mi compiaccio con il CEii e con l’Associazione artigiani – ha detto invece l’assessore all’artigianato Franco Panizza, che del progetto “Iride” è in qualche modo artefice e promotore istituzionale, – per l’attenzione con cui ha affrontato il tema della imprenditrice artigiana in Trentino. Quella che oggi in parte ci viene consegnata, in attesa di avere i risultati completi nel prossimo mese di giugno, è una fotografia per certi aspetti confortante – le donne artigiane sono molte, hanno una scolarità più alta dei colleghi maschi, hanno maggiore flessibilità – mentre per altri aspetti mette in luce i non pochi problemi di natura organizzativa, legislativa e anche economica. Io oggi, come prima risposta istituzionale, posso dire che la giunta provinciale continuerà lungo la strada intrapresa, che vede nel potenziamento dei servizi e nella concertazione con la base artigiana i cardini di un progetto ampio, diversificato e che sta cominciando a dare i primi frutti. Vorrei poi spendere alcune parole sugli incentivi anche finanziari da mettere a disposizione delle donne, ma anche ai giovani e a chi fa innovazione, per intraprendere un lavoro in proprio, sulla semplificazione delle norme di accesso alla professione artigiana, sui supporti necessario per far fronte a tutte le incombenze di carattere amministrativo e fiscale... Oggi siamo venuti qui a Rovereto a parlare della “donna artigiana”, mentre in realtà è dell’intero settore artigiano che si sente l’urgenza di parlare, per approfondirne le potenzialità, per smussarne le spigolosità, per aiutare a crescere un settore strategico dell’economia trentina”.

I primi dati della ricerca

È toccato ai ricercatori del CEii e del Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell’Università di Trento far luce sui primi, parziali risultati di una ricerca che ha interessato più di 14mila imprese, per un totale di circa 10mila imprenditori e imprenditrici, di cui il 13,17% è rappresentato da titolari donne.

Delle donne-artigiane prese in esame, il 49% ha il ruolo di socia all’interno dell’azienda, il 31% è titolare, il 20% è collaboratrice (gli uomini, invece, sono rispettivamente 43% soci, 52% titolari, 5% collaboratori). Nel settore specifico dei servizi, però, le imprenditrici titolari salgono al 50%, mentre in quello artistico raggiungono il 45,8%).

Come si suddividono, le donne artigiane, rispetto ai tipi di aziende? Le attività in cui le imprenditrici sono più presenti sono gli alimentari (6,9%), i servizi e altre attività (10,9%) e l’estetica della persona (23,9%). La maggior parte delle donne artigiane ha un’età tra i 30 e i 49 anni (il 60% delle collaboratrici, il 58% delle socie, il 60,7% delle titolari), mentre il 73,2 delle giovani imprenditrici artigiane abbracciano una delle professioni legate all’estetica della persona.

Interessante in dato del titolo di studio. Se solamente l’1% degli artigiani (uomini e donne) possiede una laurea, la licenza superiore è appannaggio del 16% dei maschi e del 19% delle femmine; hanno una qualifica professionale il 20% degli artigiani maschi e il 31% del,le artigiane donne; la licenza media va per il 50% ai maschi e per il 40% alle donne; la licenza elementare è per il 13% dei maschi e per il 9% delle donne.

Il progetto “Iride” si occupa anche delle imprenditrici extracomunitarie, per la maggior parte impegnate nel settore dei servizi (49%), della produzione (46%) e solo per il 5% in quello artistico. Il 48% hanno la qualifica di socia, il 33% sono titolari e solo il 19% sono collaboratrici familiari.

Concludendo, il quadro emerso – e che questa mattina ha dato vita a una piccola tavola rotonda alla quale hanno partecipato Rosa Gentile di Confartigianato, Maurizia Pettinati di Biomat, Paola Signorati di OMAS Serramenti e Silvia Gherardi dell’Università di Trento – conferma quello che è il dato nazionale sulla situazione delle imprenditrici artigiane. Le donne imprenditrici trentine ricoprono maggiormente la carica di socia, hanno un’età prevalentemente dai 30 ai 49 anni, sono mediamente più istruite dei colleghi maschi, vengono maggiormente rappresentate nel settore dei servizi, e in modo particolare in quello della cura della persona.

Le imprese artigiane gestite da donne hanno una dimensione mediamente più piccola di quelle gestite da imprenditori. Per quel che concerne il rapporto col credito, si è osservato come le imprenditrici richiedano garanzia per importi inferiori a quelli richiesti dagli imprenditori, con una forte concentrazione su importi al di sotto dei 10mila euro.