Trento, 9 novembre 2007
“ACQUA, SANITÀ FORMAZIONE, AUTOSVILUPPO E DONNE:
SONO I CAPISALDI DELLA PRESENZA TRENTINA IN TERRA D’AFRICA”
Lo ha detto l’assessore Iva Berasi partecipando ieri sera, a Tuenno,
a
una tavola rotonda su “La Donna in Africa”

Comunicato stampa

“L’Africa è un continente che ci insegna moltissime cose – ha detto l’assessore alla solidarietà internazionale Iva Berasi, partecipando alla tavola rotonda su “La Donna in Africa”, nell’ambito della settimana di Studio “Africa, Madre del mondo” promossa dal comune di Tuenno. – Ci insegna che nella famiglia allargata ognuno ha un suo ruolo e che nessuno viene abbandonato. Ci insegna che la famiglia è una ricchezza, e non un peso. Ci insegna che, accanto al Prodotto Interno Lordo, esiste anche una Felicità Interna Lorda, un F.I.L. che è il vero patrimonio di una comunità. Se io vado in Africa come volontario, come missionario, mi accorgo subito che laggiù io valgo per quello che sono, e non per quello che ho. E le donne? Le donne – ha ribadito con forza e con passione autentica l’assessore, – sono la speranza e la salvezza del mondo! Le donne credono nel futuro e lottano volentieri tutte assieme per un futuro migliore...”.

È stata un’interessante tavola rotonda, quella di ieri sera nel Teatro parrocchiale di Tuenno, con tre voci che alla fine hanno cantato in coro: Iva Berasi, una donna impegnata in politica e nell’amministrazione; Maria Teresa Ratti, una donna-suora missionaria comboniana per quasi vent’anni in Kenya e in Zambia; Mugera Harriet Kasidi, giovane donna keniota laureata in economia e commercio all’Università di Trento e intenzionata a rientrare quanto prima in patria, al termine di un master postuniversitario, per impegnarsi a riversare sul suo popolo tutto ciò che ha imparato nell’occidente.

E se l’assessore Berasi ha messo sul tavolo la sua personale esperienza (“Ben difficilmente, quando avrò terminato il periodo d’impegno amministrativo e politico, saprò togliermi di dosso l’entusiasmo e la passione che ho visto con i miei occhi e che ho provato in prima persona impegnandomi a favore della solidarietà internazionale”), la giovane economista kenyota è partita dalla sua esperienza personale per delineare i diversi volti che la “donna” ha avuto nel corso della storia del continente “nero” (“Nelle tribù tradizionali del Kenya il ruolo della donna era succube, sottomesso al ruolo dominante del maschio, era un ruolo legato alla casa. Quando sono arrivati gli Inglesi, gli uomini sono usciti di casa per andare a lavorare alle dipendenze dei colonizzatori, e a quello tradizionale di madre, la donna s’è vista aggiungere anche il ruolo di lavoratrice di supporto, di sarta, di parrucchiera, per tirare avanti, per portare un po’ di soldi in casa. All’inizio della scolarizzazione, l’istruzione era una cosa solo per maschi, ma quando, dopo l’indipendenza, moltissime famiglie si sono spostate dalla campagna alle grandi città, le porte della scuola si sono aperte anche alle bambine e alle ragazze. Il problema della donna keniota, però, non si è ancora risolto definitivamente e il mio caso ne è un esempio. Io ho potuto frequentare prima l’Università pubblica di Nairobi e poi approfittare di una borsa di studio presso l’Università di Trento con il programma Unicolor, l’Università a Colori, ma ho dovuto lottare non poco in famiglia, perché il ruolo che mi era stato affidato, in qualità di  figlia più piccola, era quello di badante di mio padre. Io per fortuna ho avuto un padre che si è schierato dalla mia parte, che ha saputo imporsi alle mie sorelle e alle mie zie e mi ha comunque mandata prima a Nairobi e poi in Europa a studiare, ma molte, moltissime mie amiche ad un certo punto della loro carriera scolastica hanno dovuto interrompere l’Università e rientrare in famiglia per tornare a rivestire il ruolo tradizionale che era stato loro riservato”).

Toccante, infine, è stata l’esperienza di suor Maria Teresa Ratti, diciassette anni in Kenya (dal 1983 al 2000), uno in Zambia e adesso direttrice della rivista comboniana “Raggio”. “La Maria Teresa Ratti che nell’83 era partita per l’Africa piena di entusiasmo e di tanta voglia di donarsi ai poveri, era una Maria Teresa Ratti ben diversa da quella che quasi vent’anni dopo è rientrata a Verona. A dire il vero in Africa non ho trovato molta gente disperata, mentre invece ho conosciuto molte donne determinate a lottare per la loro famiglia, per i loro figli. Ho incontrato donne profondamente e intimamente convinte che, comunque fossero andate le cose, Iddio non le avrebbe mai abbandonate. Molti sono gli insegnamenti che ancora oggi mi porto dentro e che hanno radicalmente cambiato il mio modo di vedere il mondo. ‘Io sono, perché noi siamo’, dicono gli Africani, e quindi nessuno di loro direbbe mai, all’americana, ‘Mi sono fatto da solo!’. E, ancora: i valori della famiglia, della comunità, della solidarietà, della festa sono importantissimi. ‘Mentre lottiamo pere la libertà, è bene se cantiamo e danziamo un po’’ disse agli inizi dell’Ottocento Isabel Bonfree, ex schiava e paladina dei diritti delle donne nere... E, poi, la Terra, l’Africa e la Donna sono tre momenti inscindibili di un’unica esperienza, che comincia dall’ecologia, passa per la storia del continente e giunge a vivificare il ruolo femminile in ogni luogo e in ogni situazione. La Terra, la Donna e l’Africa sono tre realtà tra di loro connesse e se pensiamo a come l’occidente ha trattato e sta trattando la terra africana, a come sta torturando e sfruttando le risorse africane, a come trattiamo le donne africane, comprendiamo che sul tema di questa sera dobbiamo continuare a riflettere, tutti i giorni della nostra vita. Essere solidali con gli Africani – ha concluso la suora missionaria, – significa imboccare una strada che corre in due direzioni: si dà, ma si riceve anche, e moltissimo! Proprio quel che diceva prima, con altre parole, la vostra assessore alla solidarietà internazionale...”.

Il Trentino, nel. campo della solidarietà, è impegnato particolarmente in progetti di sviluppo e di autosviluppo proprio in Africa. “La maggior parte delle nostre risorse finanziarie le destiniamo all’Africa – ha tra l’altro detto l’assessore Berasi, – anche perché in Africa è impegnato il maggior numero di associazioni trentine e di volontari trentini. Dei circa dieci milioni di euro che la Provincia stanzia annualmente per la solidarietà internazionale, quasi sei vanno nei Paesi africani per finanziare progetti per l’acqua, per la formazione, per la sanità, per l’autosviluppo, per la crescita delle donne. Ma io sono sempre più convinta che non sono tanto i soldi, ad essere importanti: certo, il Trentino è l’unica realtà istituzionale italiana di periferia che stanzia una parte del suo bilancio, lo 0,25%, alla solidarietà internazionale, e di questo dobbiamo essere giustamente orgogliosi, ma quel che più conta sono le persone, è la disponibilità ad impegnarsi, nei continenti più poveri oppure anche qui, in Trentino. La vera forza della nostra comunità sono i più di 500 missionari, sono le centinaia di associazioni di volontariato, sono le migliaia di giovani e di meno giovani che regalano uno, tre, sei mesi della loro vita per darsi agli altri, sono le migliaia di adozioni a distanza che offrono occasioni reali e concrete di sopravvivenza e di riscatto sociale e culturale, sono le decine di migliaia di bambini che mandiamo a scuola, a cui forniamo acqua pulita, alle cui mamme diamo assistenza sanitaria, microcredito per crescere, reti commerciali per vendere i loro prodotti... Il tutto nel pieno rispetto delle loro storie, delle loro tradizioni, delle loro culture, della loro libertà”.

E una prova di quest’attenzione tutta trentina per i problemi e per le prospettive di chi soffre la si è avuta proprio ieri sera a Tuewnno, con la platea e il loggione del Teatro parrocchiale colmo all’inverosimile di persone di tutte le età, donne e uomini, ragazze e ragazzi, quasi trecento persone che hanno pagato 5 euro per poter seguire tutte le serate della quinta Settimana di studio promossa dal Comune di Tenno.

Sabato 10 ottobre la settimana di chiude, alle 20,30, sempre al Teatro parrocchiale, con  la Corale Altreterre di Vigo Meano, con uno spettacolo di canzoni tutte africane, e con Nadia Mondatori che presenterà alcuni piatti della cucina eritra. Ancora per un paio di settimane, invece, sarà possibile visitare la mostra fotografica “W Nairobi W“, con foto di Francesco Fantini & The Korogocho’s Children: occasione imperdibile per tuffarsi nell’umanità keniota e per conoscere meglio le condizioni di vita nella grande metropoli “nera”.