
Trento,
14 dicembre 2007
SOMALIA:
SCOMPARSA STANOTTE MANA SULTAN
IL TRENTINO PERDE UN’AMICA
Cordoglio dell’associazione Water for Life,
dell’assessore Berasi e delle persone che l’avevano
conosciuta durante le sue visite grazie alle quali sono nati molti gemellaggi
scolastici
Comunicato stampa
La notizia
è rimbalzata stamani in Trentino dalla Somalia: la notte scorsa, attorno alle 3, è morta improvvisamente,
a causa di un ictus, Mana Sultan Abdurahman Alì Isse, che nella cittadina di
Merka, nel 1991, dopo
la caduta del governo di Siad Barre e l’inizio
del periodo dell’anarchia militare, aveva creato assieme a don Elio Sommavilla di Predazzo il villaggio
per gli orfani di Ayuub. Dolore e sconcerto è
stato espresso in queste ore dai tanti trentini che hanno conosciuto Mana,
la quale spesso era venuta in visita nel nostro territorio, soprattutto
per rafforzare i gemellaggi nati fra le scuole del Trentino e quelle di
Merka, sotto l’egida dell’associazione Water for
Life. Elio Sommavilla, attualmente a Nairobi,
volerà domani in Somalia per rendere l’estremo omaggio alla persona con
la quale, in questi anni, ha collaborato tanto strettamente, dando vita
ad un piccolo miracolo di pace, dialogo, partecipazione nel cuore di un
paese devastato dalla guerra civile. Il villaggio di Ayuub, infatti, con le oltre 30 scuole ad esso collegate,
con i suoi programmi di sviluppo rurale realizzati in tutta la regione del
Basso Scebeli, i suoi orfani di un tempo, oggi
diventati persone adulte ma che ancora continuano ad animarlo con il loro
lavoro, è un esempio importante per il paese, del quale si sono accorti
anche gli organismi internazionali come l’Unicef.
A comunicare
la notizia all’alba di oggi, da Merka,
è stato Mahmud, uno dei più stretti collaboratori
di Mana e di Sommavilla. Mana Sultan classe 1953, figlia dell’ultimo
sultano della cittadina di Merka, è spirata nella
notte nella sua casa dopo essere entrata improvvisamente in coma. Da tempo
aveva problemi di pressione e si era sottoposta a delle cure anche in Trentino.
Ma niente lasciava presagire una fine così. Negli
ultimi tempi era stata sottoposta a fortissimi stress: oltre al suo impegno
con Water for Life, infatti, Mana Sultan era una figura di riferimento
importante a livello politico, e si stava adoperando con forza per favorire
il dialogo fra le fazioni in lotta nel paese, in particolare fra governo
e corti
islamiche. “Continueremo a stare a fianco di Elio
Sommavilla e dei suoi collaboratori – ha detto oggi l’assessore
provinciale alla solidarietà internazionale Iva Berasi
dopo avere appreso la triste notizia – e
questo sarà il nostro modo di ricordare Mana Sultan.”
Di Mana
era noto l’impegno per cambiare la cultura dominante del paese, che vuole
le donne costantemente relegate ai margini; all’epoca delle trattative condotte
a Nairobi dalle varie fazioni politiche e dai vari clan per dar vita al
nuovo governo, conclusesi nel 2004, era riuscita
persino ad ottenere che il 12 per cento dei deputati al Parlamento provvisorio
fossero donne. “Mi avevano proposto il 3 per cento – puntualizzava – io
chiedevo il 25.”
Infine
Mana si batteva strenuamente contro le mutilazioni
genitali, di cui sono vittima la maggior parte
delle bambine. Ad Ayuub aveva sperimentato una
nuova strada: sostituire l’infibulazione con una
sorta di atto simbolico, che non provocava danni
reali salvando il valore del rito. Una prova anche questa della sua apertura
mentale, del suo pragmatismo, delle sue capacità che gli erano state riconosciute
da tutti, anche nei momenti difficili in cui Merka,
assieme a tutta la regione del Basso Scebeli,
era divenuta “bottino di guerra” per i vari clan che si contendevano le
spoglie della Somalia.
Figlia
dell’ultimo sultano di Merka, figura leggendaria
sia per il numero di mogli che gli è stato attribuito (alcuni dicono 400),
sia per la sua politica riformista (aveva liberato i Bantu – le popolazioni
originarie dell’Africa centrale, etnicamente distinte
da quelle che popolano il Corno d’Africa - dalla loro condizione di schiavitù
nei confronti dei somali), Mana ricordava così
la nascita del villaggio degli orfani di Ayuub.
“Nel
’91 avevo lasciato la città assieme a mia sorella
e a mia figlia, che allora aveva 4 anni. Eravamo
a Roma, e la tv cominciò a trasmettere le immagini dello sfacelo del paese,
soprattutto della carestia, dei morti per fame. Così decisi di rientrare.
All’epoca a Merka arrivavano migliaia di profughi
dalle campagne. Alcuni avevano camminato per giorni, ed erano allo stremo
delle forze. C’erano cadaveri ovunque, e bambini abbandonati. Il primo lo
raccogliemmo proprio in centro città e lo portano
a casa nostra. Era attaccato al seno della madre, già morta. Non sapevamo
nulla di lui, neanche il nome. Lo
chiamammo Ayuub, Giobbe. Poi dopo un po’ casa mia diventò troppo piccola.
Decidemmo di costruire una sorta di villaggio di
fortuna alle porte di Merka. Presto si riempì
di oltre un migliaio di orfani, a cui cercammo
di trovare delle madri adottive, donne che erano rimaste sole, senza mariti
e famiglie, a causa della guerra.”
Oggi
quei bambini sono diventati adulti. Le scuole create da Water for
Life in tutta la regione sono oltre una trentina,
con circa 300 insegnanti stipendiati. Sono attivi attualmente 23 gemellaggi con altrettante scuole del Trentino.
Inoltre centinaia di chilometri di canali per l’irrigazione sono stati resi funzionanti, dopo gli anni dell’abbandono e dell’incuria
a causa della guerra.
Di Mana
Sultan resta infine anche un documentario dell’Ufficio
stampa e dall’Assessorato alla solidarietà internazionale della Provincia
autonoma di Trento, “Ayuub”, girato nel 2004 da Alessio Osele
e Marco Pontoni a Merka.