Trento, 19 ottobre 2007
SERATA DEDICATA ALLA SOMALIA IERI CON ELIO
SOMMAVILLA
E L’ASSOCIAZIONE WATER FOR LIFE
23 le scuole trentine gemellate con quelle aperte
dall’associazione nel Paese africano.
Al Museo tridentino di scienze naturali alla presenza dell’assessore Iva Berasi

Comunicato stampa

Serata dedicata alla Somalia, ex-colonia italiana da anni devastata dalla guerra civile, e all’associazione trentina Water for Life-Acqua per la vita, ieri sera al Museo tridentino di scienze naturali. Ospite d’eccezione Elio Sommavilla, geologo e sacerdote di Predazzo, da 30 anni in Somalia prima per insegnare all’Università di Mogadiscio e poi per soccorrere le vittime dell’anarchia militare scatenatasi nel 1991 dopo la caduta del regime di Siad Barre.  Assieme a Sommavilla Iolanda Baldessari, coordinatrice dei progetti educativi nel Paese del Corno d’Africa, Giuliano Bortolotti, presidente di Water for life e “motore” dei gemellaggi realizzati fra le scuole aperte dall’associazione in Somalia le quelle trentine, al momento 23, nonché l’assessore provinciale alla solidarietà internazionale Iva Berasi.
“Somalia oggi: crisi esplosiva che coinvolge Corno d’Africa, Occidente e Medio Oriente” era il titolo dell’incontro. E la crisi di cui ha parlato Sommavilla è una crisi ormai pluridecennale, che di fatto non è mai terminata, e che anzi, oggi riesplode con la stessa virulenza del 1991-92, quando, dopo l’inizio della guerra civile, la carestia generata dallo spopolamento delle campagne provocò almeno 300.000 morti. Sommavilla ha parlato del ruolo degli Usa e della Cia nel sostenere i signori della guerra e da ultimo l’Etiopia, che ha invaso il Paese ufficialmente per contrastare le Corti islamiche, accusate di essere al servizio del terrorismo internazionale e di Al Qaida. “Non è così – ha detto Sommavilla – le Corti islamiche sono sempre esistite e se hanno trovato uno spazio per affermarsi ciò è dovuto al fatto che sono andate a riempire un vuoto di potere mai colmato dal governo.”
Infatti a tutt’oggi il governo scaturito dai negoziati di Nairobi – con alla guida il premier Ali Mohammed Gedi, che ricordiamo avere visitato il Trentino due anni fa – ha un controllo solo parziale del territorio ed è inviso alla maggioranza della popolazione per il suo appoggiarsi all’Etiopia.
Ma nelle parole dei responsabili di Water for Life anche segnali di speranza. Perché la popolazione del Basso Shebeli, dove Water for Life ha creato nei primi anni ’90 il villaggio di Ayuub, per dare un tetto alle migliaia di orfani e di donne rimaste sole a causa della guerra, è in grado di organizzarsi: lo provano i recenti interventi di emergenza approntati proprio dagli orfani di un tempo, oggi uomini e donne adulti, che sono riusciti ad accogliere e a sfamare i profughi generati dalla nuova fase del conflitto. “Noi non diamo il pesce e nemmeno la canna da pesca – ha detto Sommavilla – ma insegniamo ai somali a costruirsi l’esca da sé.”
Una strategia che funziona, considerati i risultati raggiunti fino ad oggi: con il villaggio di Ayuub, una piccola-grande oasi di democrazia e di tolleranza, con le scuole ma anche con i pozzi e i tanti canali per irrigare la terra riabilitati dopo anni di incuria e abbandono.
Per provare ad immaginare un futuro migliore è però necessario in primo luogo migliorare l’istruzione: le scuole create da Water for Life, come spiegato da Iolanda Baldessari, ex-insegnante, anch’essa in Somalia da molti anni, oggi collaborano ad un ambizioso programma di formazione degli insegnanti realizzato dall’Unicef, e rappresentano un’alternativa credibile alle scuole coraniche, le uniche rimaste dopo il crollo del governo centrale.
Una fonte di incoraggiamento e di sostegno molto importante è rappresentata dai gemellaggi con le scuole trentine, attualmente 23. Giuliano Bortolotti, a sua volta insegnante, le ha visitate spesso anche assieme a Mana Sultan, la figlia dell’ultimo sultano della città di Merka, una cinquantina di chilometri a sud di Mogadiscio, dove ha la sua base Water for Life. Donna, musulmana, figura molto autorevole in Somalia, Mana ha ereditato dal padre uno spirito riformatore: se l’ultimo Sultano di Merka all’epoca aveva liberato i Bantu (africani non-somali, una “minoranza” nel Corno d’Africa) dalla condizione di schiavitù in cui vivevano, lei oggi si batte in favore dei diritti delle donne e per combattere la piaga delle mutilazioni genitali femminili (un rito di passaggio che è parte della cultura tradizionale di molti paesi africani).
Rimane comunque un problema fondamentale, quello degli stipendi degli insegnanti. Lo stipendio mensile di uno dei 300 insegnante delle 33 scuole di Water for Life è di circa 40 euro. Con 40  euro al mese, insomma, si garantisce il diritto all’istruzione di almeno 30 bambini e bambine somale, dalle elementari alle superiori e professionali. Una parte di questo denaro viene raccolta dall’associazione attraverso le donazioni che essa riceve. La Provincia autonoma di Trento, come spiegato ieri dall’assessore Berasi, è intenzionata a dare a sua volta tutto l’appoggio che gli è possibile, affiancandosi alle scuole trentine e agli enti locali.