Trento, giovedì 5 luglio 2007
SPORT E INFORMAZIONE LA SFIDA DELLA QUALITA’
Dibattito ieri sera a Folgaria con l’assessore Iva Berasi
Il ruolo della tivù e quello della stampa locale: a confronto il direttore del Sole 24 Ore Sport, Franco Montorro e i giornalisti sportivi dei quotidiani trentini
Comunicato stampa

“Lo sport cosiddetto minore è una ricchezza inestimabile per tutto il Trentino”: così l’assessore allo sport della Provincia autonoma di Trento, Iva Berasi, ha aperto l’incontro svoltosi ieri sera presso l’auditorium del Palasport di Folgaria. “Proprio in questi giorni -  ha proseguito - si svolge sull’altopiano di Folgaria il campus che da vent’anni richiama centinaia di ragazzi da tutta Italia per tre settimane all’insegna del basket e del vivere insieme la montagna; questo soprattutto grazie alla tenacia di persone quali Renato Caroli che ha saputo inventare e far crescere una realtà sportiva che ora ci invidia tutta Italia”.

La tavola rotonda dal titolo “L’informazione sportiva oggi: specchio di un’Italia con troppa tivù”, organizzata dall’Assessorato allo sport della Provincia autonoma di Trento in collaborazione con il Comune di Folgaria, ha visto gli interventi dei giornalisti sportivi Luigi Longhi (l’Adige), Alberto Frioli (Trentino) e Carlo Giordani (Corriere del Trentino) nonché la presenza del Presidente provinciale del Coni, Giorgio Torgler. Ad animare l’incontro Franco Montorro, direttore del Sole 24 Ore Sport e di Superbasket, che ha esordito individuando il 1990 come l’anno di transizione da una televisione sportiva della qualità ad una della quantità: “I Mondiali italiani crearono infatti il boom di trasmissioni calcistiche  a basso costo che  avessero l’unica funzione di commento. I quotidiani iniziarono dal canto loro a vivere di riflesso, ovverosia si asservirono alla tivù commentandola e perdendo la funzione  di indagine e di approfondimento. A questo quadro a tinte fosche si sottrae il giornalismo locale che, complice una televisione che non riesce a coprire tutti gli eventi, informa usando ancora le gambe, il telefono,  osservando e scrivendo”.

Luigi Longhi nel suo intervento ha messo in risalto come parte dell’assenza del cosiddetto sport minore nelle pagine dei quotidiani sia spesso dovuto alle mancanze delle federazioni sportive:” Il rugby in Italia, ad esempio, ha avuto quest’anno un boom di iscrizioni grazie anche alla FIR, Federazione Italiana Rugby, che ha saputo far fruttare le vittorie sul campo con una attenta campagna pubblicitaria”.

Alberto Frioli riferendosi alle storiche vittorie della nazionale azzurra ai Mondiali del 1934 e del 1938 ha sottolineato che proprio in quei momenti nacque la grande fortuna del calcio nel nostro Paese (“perché altri sport trovino simile audience, servirebbero vittorie di quel tipo”) e ha comunque confermato che spesso è il bravo giornalista a creare attenzione attorno all’evento, mentre Carlo Giordani, con qualche nota polemica, ha posto l’accento sull’importanza di un giornalismo morale ed etico, che non si pieghi al potere, ma che difenda i veri valori: “Ultimamente le cronache ci hanno raccontato di giornalisti asserviti, conniventi. Il giornalismo deve fare autocritica  e ripartire con rinnovato slancio, puntando sulla formazione culturale e sportiva. L’esempio a cui guardo è quello dell’Equipe, quotidiano  francese assolutamente all’avanguardia nel campo dell’informazione sportiva.”

A rendere ancor più interessante l’incontro sono stati gli interventi di Rollie Massimino, figura mitica del basket americano, e Rudy D’Amico, vincitore nel 1981 di una Coppa dei Campioni con il Maccabi Tel Aviv ed ora scout Nba per conto dell’ Orlando Magic. ”In America- hanno detto- non esiste uno sport che fagociti gli altri come accade in Italia, ma tanti sport maggiori, come il basket, il baseball, il tennis, il football, addirittura il bowling che nel corso dell’anno si passano il testimone. Parte della colpa risiede nel fatto che gli sport minori in Italia passano sul satellite e quindi a pagamento: molte famiglie non si possono permettere i costi di una pay tv ed i ragazzi raramente riescono ad immedesimarsi con il campione volendone di conseguenza emulare le gesta. L’Italia deve riuscire a creare la cultura sportiva anche difendendo l’italianità, con campi sportivi come questo di Folgaria che accendano l’entusiasmo del giovane e lo spingano ad eccellere”.

In conclusione di dibattito l’assessore Berasi ha annunciato la formazione di un tavolo di lavoro tra organizzatori sportivi, giornalisti ed istituzioni  per riuscire ad individuare una strategia che riduca le distanze tra le parti.