Trento, 27 giugno 2007
L’ASSESSORE IVA BERASI HA RICEVUTO JUAN CARLOS BERTOLINI, DISCENDENTE DI EMIGRATI TRENTINI IN ARGENTINA
Una felice serie di coincidenze ha permesso una riunificazione
che ha coinvolto alcune decine di famiglie Bertolin
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Comunicato stampa

È una bellissima storia, quella di Juan Carlos Bertolini, oriundo trentino quasi settantenne che vive a Miramar, in Argentina: una storia di lontana emigrazione e di distacco dalla terra di origine; una storia di recente riscoperta delle proprie radici, di un inatteso ritorno a “casa”, a Manzano, frazione di Mori, di un abbraccio collettivo con tutti i Bertolini della famiglia; una storia di dolcezze, di emozioni e anche di tristezze.
Talmente bella, questa storia, che l’assessore provinciale all’emigrazione Iva Berasi ha voluto sentirla dalla viva voce del protagonista e lo ha ricevuto questo pomeriggio, nel suo ufficio, assieme ai nipoti Maurizio Panizza e sua moglie Graziella Bertolini, gli involontari artefici del “ritrovamento” di questo lontano parente trentino-argentino.
Ha detto ben poco, Iva Berasi, ma ha soprattutto ascoltato le poche parole in un italiano ancora difficile con cui Juan Carlos ha ringraziato tutti per la grande festa organizzatagli in quel di Manzano, ma anche a Rovereto e, oggi, a Trento, in Provincia. “È vero un personaggio, il nostro Juan Carlos  – hanno orgogliosamente detto Graziella Bettolini e Maurizio Panizza. – Lo abbiamo ritrovato grazie ad una serie quasi infinita di coincidenze: una vecchia lettera del 1934, scritta da nonno Alfonso Bertolini, faceva luce su una lontana emigrazione in terra argentina della quale però si erano persi i seguiti. C’era ancora qualcuno, laggiù? Avevamo qualche parente a noi sconosciuto?”
La ricerca sarebbe stata vana (Zarate, la città argentina in cui il vecchio Alfonso si fermò a vivere e a lavorare come operaio in una cartiera, conta più di 150mila abitanti!) se una e-mail dei Bertolini di qui non fosse finita tra le mani di un funzionario comunale di Zarate che quell’Alfonso l’aveva veramente conosciuto. I suoi discendenti, però, s’erano trasferiti da tempo 500 chilometri più a sud, nella città di Miramar. Quell’oscuro impiegato comunale, di sua iniziativa, prese il testo dell’e-mail e lo portò “di persona” mezzo migliaio di chilometri più a sud, per consegnarlo direttamente nelle mani di Juan Carlos.
“A quel punto è stato solo questione di tempo – è sempre Maurizio Panizza a parlare. – Prima mio padre da solo, nel 2005, e poi mio padre ed io nel 2006 ci recammo a Miramar e potemmo finalmente riabbracciare un nostro Bertolini, che incredulo di cotanta fortuna non aveva più nemmeno la forza di piangere!”
Quest’anno, poi, i Bertolini del Trentino hanno riunito le forze per poter regalare a Juan Carlos un viaggio nella terra di suo padre Alfonso: “Mio padre parlava poco del Trentino, forse era un modo per sentire meno la mancanza della casa natale. Ma ci parlava spesso delle montagne, della polenta, dei crauti che preparava lui di persona...”. I crauti e la polenta, Juan Carlos Bertolini l’ha mangiata a Mori in questi giorni, assieme a cinquanta parenti (“È stato per noi un vero regalo – ha ricordato Graziella Bertolini, – ritrovarci tutti assieme e, anzi, conoscere anche dei parenti che mai avevamo visto!”). Juan Carlos ha anche potuto ritrovare il profumo di casa abbracciando per la prima volta il cugino Pio, settantasei anni trascorsi a lavorare nei campi di famiglia. “È stato un incontro commovente – ha ricordato Maurizio Panizza, – di quelli che ti ricordi per una vita intera. Si sono riabbracciati, Pio ha condotto il cugino a visitare i campi e gli orti di famiglia, hanno parlato l’uno in dialetto trentino, l’altro in un italiano stentato e mescolato allo spagnolo, ma si sono capiti benissimo. Poi la domenica successiva Pio ha ritenuto conclusa la sua esperienza in terra e se n’è andato per sempre, lasciando i parenti, ma soprattutto Juan Carlos Bertolini, nella più nera disperazione. Ma la vita è un continuo refolo di sorprese e la stessa domenica del decesso dell’anziano contadino di Manzano, dall’Argentina arriva una telefonata: La figlia adottiva di Juan Carlos, Graziella (ma guarda che combinazione! È il medesimo nome che ha, qui in Trentino, la lontana nipote!) ha messo al mondo la sua quarta bambina... Morte e vita, addio e benvenuto tutto assieme, tutto nello stesso giorno!
L’assessore Iva Berasi s’è poi resa conto d’essere di fronte a un “personaggio”, a uno di quei trentini che ha portato nel mondo la sua trentinità fatta di valori, di tenacia, di altruismo, quando i suoi nipoti le hanno raccontato dell’impegno nel sociale di Juan Carlos. Sposatosi e accortisi di non poter aver figli, con la moglie hanno deciso assieme di rivolgersi al mondo delle adozioni. Hanno aperto le porte della loro famiglia a tre figli, due bambine e un bambino. Due di loro hanno problemi di ritardo psichico, ma l’affetto è così grande che Juan Carlos e sua moglie abbassano la testa e reagiscono, fondando addirittura una cooperativa di solidarietà per disabili, della quale lui è stato presidente per sei anni consecutivi, prima di lasciare il timone ai più giovani.
“Siamo orgogliosi di sapere che i Trentini sparsi in tutto il mondo –ha detto Iva Berasi regalando a Juan Carlos un libro e un DVD sul Trentino, – si sono fatti strada anche nel campo dell’impegno sociale. Sappiamo che in Argentina le condizioni di vita dei nostri discendenti sono precarie e spesso critiche: la testimonianza di persone come Bertolini ci confortano e ci stimolano a mettere in campo tutte le risorse disponibili per venire incontro a quelli che meno di altri riescono a far fronte alle situazioni di criticità. Un grazie quindi a Juan Carlos e un grazie ai suoi parenti. Il valore di un ricongiungimento, però, non è limitato solo alla famiglia, è un bene prezioso per l’inera comunità trentina. È un altro nodo dell’immensa rete di legami, di affetti e di scambi che si annoda al punto giusto, proprio là dove serviva”.