Trento, 5 aprile 2008
SANDRO BOATO, QUARANT’ANNI DI «FRAMMENTI D’ITALIA»
L’immagine di Trento «prima e dopo il Sessantotto» tratteggiata dall’architetto e urbanista veneziano
. Il volume è nelle edicole da pochi giorni.

dal Corriere del Trentino di sabato 5 aprile 2008

Penna educata. Che descrive la fotografia di una città. Che si affaccia su una pagina recente della storia e adopera quarant’anni di inchiostro per raccontare quel che era prima e quel che era dopo. La penna è di Sandro Boato. La città, Trento. I quarant’anni sono quelli che vanno dalla metà degli anni Sessanta al giorni di oggi. Mentre il prima e il dopo fanno quadrato sul Sessantotto. Succede tutto in 160 pagine più qualche altra per l’indice e la prefazione. I capitoli sono quarantaquattro a individuare altrettanti brevi racconti «Perché il racconto - dice l’autore - è come un vizio, una scrittura volutamente frazionata che permette meglio di entrare dentro i temi narrati».

Ma i quarant’anni d’inchiostro? Come ci entrano in tanti piccoli frammenti? Sandro Boato misura le parole. Sicché la stringatezza diviene più che mai una dote e nel formato agile del volume - quasi tascabile - si trovano ordinate come sugli assi cartesiani le coordinate di un’iperbole cittadina. Quella che Trento e Il Trentino hanno attraversato a cominciare dal Sessantotto. Per l’editrice Temi, a 10 euro, «Frammenti d’Italia - prima e dopo il Sessantotto» è nelle librerie da pochi giorni con prefazione a cura di Adriano Sofri. «La città di oggi è una città migliore», spiega Sandro Boato. Abbiamo assistito a «una trasformazione rapida e in positivo verso una città che si può vivere, che si vive bene e dove non esistono solo il bianco e il nero. Molte delle contrapposizioni sono state assunte, metabolizzate e superate. Oggi a Trento si può parlare e ci si può parlare in modo molto diverso di quanto non accadesse prima del Sessantotto».

Nell’arco di una generazione o poco più, il cambiamento è passato davanti agli occhi di Boato come una accelerazione. L’autore giunge a Trento nel 1962 da Venezia, dove era nato nel ’38. Lo si capisce dalle pagine, fermandosi un poco sull’inizio e sulla fine. Ad aprire e chiudere il libro due bellissimi passaggi, come paesaggi. Due passeggiate. La prima nella Trento del ‘68 dove Boato cammina con lo sguardo di un ragazzo. E la seconda nella Trento del Duemila, dove «questa città la sente ormai sua, alla pari di quella lagunare che ha lasciato da quasi mezzo secolo». Tra il «salto» e il «sogno» - i titoli dei due capitoletti - si susseguono gli altri capitoli ciascuno imperniato su un elemento singolare. In quasi tutti sono Trento e il Trentino a stare sullo sfondo, insieme con il Sessantotto e «poi con gli anni del riflusso, conseguente al terrorismo nero e “di Stato”, e successivamente a quello rosso», gli anni «del ripensamento sul passato e infine del risveglio ambientalista».

Si arriva così, con un «frammento d’Italia» (e di Trento) dopo l’altro, fino alla fine degli anni Novanta e alla fine del libro. Con una passione - quella della salvaguardia dell’ambiente - che da Venezia a Trento ha sempre accompagnato l’autore. Architetto e urbanista, autore di saggi sulla pianificazione urbana e regionale e sui parchi come «modello di sviluppo sostenibile», Sandro Boato ha anche pubblicato diversi libri di poesie e altri lavori in campo letterario.