
Roma,
14 aprile 2003
DEVOLUTION: IL DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE
Dichiarazione finale di voto di Marco Boato
Resoconto stenografico dell'Assemblea della seduta n. 297 di lunedì 14 aprile
2003
Disegno
di legge costituzionale: Modifiche dell'articolo 117 della Costituzione
(approvato, in prima deliberazione, dal Senato) (A.C. 3461)
(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 3461)
MARCO
BOATO. Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi deputati,
i Verdi, insieme a tutti i gruppi dell'Ulivo, hanno fino all'ultimo contrastato
questo sciagurato disegno di legge costituzionale, sedicente in materia
di devoluzione. Oggi viene purtroppo segnata una pagina vergognosa e io
direi anche indecorosa nella storia del Parlamento (Commenti dei deputati
dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale), non solo nel merito,
ma anche nel metodo. In 55 anni di storia del Parlamento repubblicano, dal
1948 ad oggi, non ci sono precedenti di una presa in giro istituzionale
e costituzionale quale quella odierna. Fra poco la maggioranza di centrodestra
approverà in prima lettura una modifica costituzionale che lo stesso centrodestra
ha già deciso di dirottare subito dopo su un binario morto. Contemporaneamente,
per cercare di sanare i gravi contrasti politici al proprio interno, il
Governo ha varato venerdì 11 aprile in Consiglio dei ministri un nuovo disegno
di legge costituzionale per modificare l'intero impianto del nuovo titolo
V della Costituzione, ma questo testo, di cui sono circolate varie versioni
ufficiose - le abbiamo lette anche noi -, non è stato finora reso ufficialmente
noto.
Invece di presentarlo in Parlamento - alla Camera, o al Senato - il Governo
ha preannunciato di volerlo far prima esaminare dalla Conferenza Stato-regioni;
questo perché da parte della Conferenza dei presidenti delle regioni sono
già state avanzate al riguardo durissime critiche per bocca del suo presidente
Ghigo, che pure appartiene alla Casa delle libertà e presiede una regione
- il Piemonte - governata dal centrodestra.
Siamo di fronte ad una maggioranza in vero stato confusionale; essa impone
oggi al Parlamento il voto sulla devoluzione, ma ha già dichiarato di voler
cambiare indirizzo attraverso il nuovo disegno di legge costituzionale approvato
venerdì scorso in Consiglio dei ministri. In più, il nuovo disegno di legge
costituzionale del Governo prevede l'eliminazione della legislazione concorrente,
oggetto dell'attuale articolo 117 della Costituzione. Inoltre, è stato presentato
al Parlamento il disegno di legge ordinaria di iniziativa del ministro La
Loggia che prevede una delega al Governo proprio in materia di principi
fondamentali, per definire la competenza dello Stato riguardo alla legislazione
concorrente.
Dunque, non solo vi è uno stato confusionale che caratterizza la maggioranza
ed il Governo, ma vi è addirittura una sorta di furbesco e, purtroppo, truffaldino
- per i cittadini e per il Parlamento - gioco delle tre carte. La prima
carta esibita - la devoluzione - è destinata a scomparire dalla Parlamento
dopo il voto che verrà espresso questa sera. Quest'ultima serve solo ad
essere agitata, come bandiera ideologica, dalla Lega in campagna elettorale,
come se gli elettori - anche quelli della Lega - fossero imbecilli, come
se il popolo - anche quello della Lega - fosse davvero bue, disposto cioè
a farsi ingannare dai comizi di Bossi o Maroni e dai giochetti istituzionali
della Casa delle libertà.
La seconda carta esibita è rappresentata dal disegno di legge La Loggia
che deve attuare il titolo V vigente, destinato però a scomparire quando
sarà nuovamente riformato, o meglio controriformato.
La terza carta di questo squallido gioco delle tre carte sarà invece rappresentata
dal disegno di legge costituzionale del Governo, con cui la maggioranza
cercherà di cambiare radicalmente un testo costituzionale - il titolo V
- il quale costituisce l'unica parte della Costituzione che dal 1948 ad
oggi sia mai stata sottoposta ad un referendum popolare. Mi riferisco al
referendum del 7 ottobre 2001 che ha largamente confermato la riforma introdotta
dalla maggioranza dell'Ulivo nella XIII legislatura. Quella riforma era
stata approvata quasi all'unanimità dal centrodestra e dal centrosinistra
nella Commissione bicamerale, per due volte, nel 1997. Fu poi approvata
a larga maggioranza in quest'aula dal centrodestra e dal centrosinistra
nella primavera del 1998. Dopo il rovesciamento della Commissione bicamerale
- il 2 giugno del 1998 - ad opera di Berlusconi e del Polo delle libertà,
l'Ulivo aveva avuto il merito di riprendere il discorso riformatore come,
del resto, si era fatto per la riforma costituzionale sul giusto processo
che ha caratterizzato il nuovo articolo 111 della Costituzione. Solo a quel
punto - ripeto solo a quel punto - il centrodestra ha cominciato ad opporsi
alla riforma federalista, mentre tutto il sistema delle autonomie - Ghigo
in testa - ne sollecitava l'approvazione (Conferenza delle regioni, unione
delle province e ANCI). Ora tutto viene rimesso in discussione, come se
la Costituzione fosse una sorta di enciclopedia a dispense da cambiare ad
ogni legislatura con il variare episodico delle maggioranze parlamentari.
I Verdi, l'Ulivo, il collega La Malfa ed altri colleghi non sono disposti
a prestarsi a questo gioco al massacro costituzionale, a questo surreale
gioco delle tre carte che appare come una truffa istituzionale nei confronti
dei cittadini. Non siamo disposti a prestarci alla ridicola messa in scena
di un voto che serve solo alla Lega per la sua campagna elettorale, per
sventolare una patetica e ridicola bandiera ideologica.
Il nostro voto contrario, o la non partecipazione ad esso, sia di monito
a chi, purtroppo, ha accettato di soggiacere a questo ricatto e anche a
chi, in dispregio alla riforma della scorsa legislatura - sancita dal voto
referendario -, si accinge a stravolgere l'attuale impianto costituzionale,
anziché attuarlo e valorizzarlo nelle sue straordinarie potenzialità di
rinnovamento istituzionale.
Per concludere, signor Presidente, al federalismo ideologico, da una parte,
ed alle rinascenti tentazioni centralistiche, dall'altra, che convivono
entrambe nell'attuale maggioranza del centrodestra, noi preferiamo il federalismo
possibile che è anche un federalismo equilibrato, cooperativo e solidale,
nell'interesse dell'Italia e del ruolo dell'Italia in Europa
(Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).