Roma,
Camera dei Deputati, martedì 12 dicembre 2006
ISTITUZIONE DEL GARANTE DEI DIRITTI DELLE
PERSONE DETENUTE
O PRIVATE DELLA LIBERTÀ PERSONALE
Mazzoni; Mascia ed altri; Boato.
Stenografico Aula della seduta n. 85 del 12 dicembre 2006 (A.C. 626 -1090-1441).
MARCO
BOATO. Signor Presidente, signor rappresentante
del Governo, colleghi (mi rivolgo ai colleghi in generale ma, in particolare,
a quelli della Commissione affari costituzionali della Camera), la puntuale,
approfondita e pregevole relazione della collega Mascia,
la quale mi ha immediatamente preceduto in apertura del dibattito, mi esime
dal ripercorrere puntualmente il testo unificato al nostro esame (ed i colleghi,
eventualmente, dall'ascoltare).
Com'è stato ricordato - e, forse, è giusto sottolinearlo
-, il provvedimento è il risultato, anzitutto, di un ampio ed approfondito
lavoro che è già stato svolto, nella precedente legislatura, dalla Commissione
affari costituzionali e dall'Assemblea della Camera (ovviamente i rapporti
politici erano rovesciati rispetto a quelli attuali; ad ogni modo, vi fu,
già allora, un approfondito tentativo di convergenza su un testo). Anche
in questa legislatura, il testo unificato al nostro esame è il risultato
di tre proposte di legge: una a prima firma della collega Mazzoni,
una presentata dalla collega Mascia e da altri
deputati del suo gruppo e, infine, una a firma del sottoscritto, a nome dei Verdi. Quindi, vi sono state, anche in questa legislatura,
iniziative legislative bipartisan - come si usa
dire -, cioè provenienti sia dallo schieramento
di centrodestra sia da quello di centrosinistra.
Come la collega Mascia ha opportunamente ricordato,
le tre proposte di legge, caratterizzate da differenze iniziali, sostanzialmente
riproducevano, e riproducono tuttora, il risultato
al quale si era giunti all'esito del comune lavoro svolto nella precedente
legislatura. Che il lavoro sia stato comune non
significa che si sia stati - né allora, né oggi - in totale accordo su tutti
gli aspetti. Penso che il dibattito cui stiamo
dando inizio, e che proseguirà con gli interventi dei colleghi dei vari
gruppi, evidenzierà sia gli aspetti di convergenza sia quelli ancora aperti
al confronto critico ma, sostanzialmente, credo sia giusto rivendicare e
sottolineare lo sforzo comune che, compiuto già a partire dalla scorsa legislatura,
è stato ripreso oggi, per arrivare anche nel nostro paese, finalmente, all'istituzione
della figura del Garante dei diritti delle persone detenute o private della
libertà personale.
Debbo dare atto, d'altra parte, non soltanto del
clima di collaborazione (anche quando si è trattato di collaborazione critica)
che ha caratterizzato lo svolgimento dei lavori in Commissione affari costituzionali,
ma anche del fatto che la Conferenza dei presidenti di gruppo della Camera
ha tempestivamente calendarizzato il provvedimento
per l'esame in Assemblea (non a caso, cominciamo oggi la discussione e mi
auguro che possiamo concludere l'esame rapidamente).
Per una coincidenza non del tutto casuale (in parte casuale ma, in parte,
significativa di un'attenzione di questo Parlamento verso problematiche
siffatte), stanno convergendo all'esame dell'Assemblea della Camera il provvedimento
proposto dalla Commissione giustizia in materia di reato di tortura, quello
(anche in questo caso - a prima firma della collega Mazzoni, ma che abbiamo condiviso tutti) sul completamento
della cosiddetta legge Nassiriya in materia di
provvidenze a favore delle vittime e dei familiari delle vittime di atti
terroristici compiuti all'estero e quello volto, appunto, all'istituzione
del Garante delle persone detenute.
In questa fase della legislatura, siamo chiamati, in questo ramo del Parlamento
(e mi auguro che possa aversi una rapida conclusione anche nell'altro ramo),
ad affrontare una serie di tematiche: legislative,
istituzionali e, in parte, anche costituzionali (ricordo, infatti, che,
qualche mese fa, abbiamo approvato la modifica dell'articolo 27 della Costituzione,
per la definitiva soppressione di qualunque ipotesi di pena di morte; anche
in questo caso, mi auguro che l'altro ramo del Parlamento possa rapidamente
affrontare la materia e definirla).
Siamo chiamati, in questa prima parte della legislatura, lo ripeto, ad affrontare
una serie di tematiche istituzionali che hanno
a che fare con la giustizia, con il sistema penitenziario, con la tutela
delle vittime del reato - sotto quest'ultimo profilo
si sta discutendo anche della modifica dell'articolo 111 della Costituzione
-, con l'integrazione del nostro codice penale prevedendo l'inserimento
del reato di tortura rispetto al quale il nostro paese è inadempiente. Si
tratta, quindi, di tutta una serie di questioni rispetto alle quali il Parlamento
di questa XV legislatura ha ripreso immediatamente il testimone dalla
legislatura precedente e sta rapidamente intervenendo.
La collega relatrice ha fatto bene a ricordare puntualmente l'importanza
che assume il provvedimento odierno in relazione al
Protocollo opzionale dell'ONU. Condivido anch'io - del resto è stato richiamato
opportunamente anche in un importante parere, reso alla nostra Commissione,
della Commissione giustizia della Camera dei deputati
- l'importanza del richiamo alla sentenza n. 26 del 1999 della Corte costituzionale.
Sentenza importante a cui però non ha fatto seguito un adempimento tempestivo,
per la parte di sua competenza, del legislatore. Ad essa risponde positivamente, sebbene in parte, il provvedimento
al nostro esame.
Personalmente non ho ritenuto, e questo è un atto di riconoscimento del
buon lavoro svolto in Commissione, di presentare ulteriori
emendamenti in Assemblea cosa che invece hanno fatto del tutto legittimamente
altri gruppi parlamentari (emendamenti che esamineremo con assoluto rigore
ed equilibrio). In Commissione, sia io sia altri
colleghi, abbiamo presentato alcuni emendamenti di perfezionamento del testo,
che la relatrice aveva presentato come testo unificato.
Il lavoro positivo, dialogico e costruttivo svolto
in Commissione ha permesso di consegnare all'Assemblea un testo non perfetto
- nessun testo legislativo è perfetto - ma largamente soddisfacente con
la possibilità ulteriore sollecitata, sia da noi sia da alcuni colleghi
dell'opposizione, di integrarlo con il recepimento
- in parte identico in parte inserendo alcune formulazioni più approfondite
- di alcune osservazioni e di una condizione prospettate nel già citato
parere della II Commissione.
Il fatto che anche il dialogo tra Commissioni possa avere in questa sede
esito positivo rappresenta un segno importante perché ciò, come il
Presidente e i colleghi sanno bene, non sempre avviene in Parlamento dove,
a volte, si registra una certa sordità reciproca. La Commissione Affari
costituzionali ha mostrato, sia da parte dei componenti
della maggioranza sia da parte di quelli dell'opposizione, grande attenzione
al parere espresso dalla II Commissione; altrettanta
attenzione ha prestato la collega relatrice che già oggi, in sede di Comitato
dei nove, ha prospettato degli emendamenti per consentire di recepire tale
parere.
L'importanza dell'istituzione del garante dei diritti delle persone detenute
o private della libertà personale è sottolineata
anche dal fatto che con tale previsione in questa materia non voglio dire
che si colmi una lacuna perché si tratterebbe di un'espressione un po' retorica
che ha anche un po' del politichese, ma si attua finalmente un istituto
a livello nazionale sollecitato, lo ripeto, anche da proposte di legge presentate
nella scorsa legislatura. Non dimenticando, inoltre, che nel frattempo vi
sono una serie di realtà positive, ovviamente con
poteri molto limitati e parziali, in parte già realizzate, in varie realtà
regionali e locali. Vi è un pregevole dossier del servizio studi della Camera
che fa una ricognizione al riguardo, dal quale si evince che già una serie
di regioni, con coloritura politica differente l'una dall'altra, hanno istituito
questa figura, sia pure con poteri e caratteristiche molto diversi da quelli
che proponiamo a quest'aula, avendo, logicamente, la possibilità di intervenire
a livello statale. Le regioni che hanno già affrontato, con legge regionale,
questa materia sono la Lombardia, la Toscana, l'Umbria,
il Lazio, la Campania, la Puglia e la Sicilia; si tratta, quindi, di regioni
che coprono, più o meno, tutto l'arco geografico della penisola e che, come
ho già detto, hanno diverse maggioranze politiche a livello di governo regionale.
Ricordo che anche la provincia di Milano e, allo stato, i comuni di Torino,
Biella, Brescia, Bologna, Firenze, Pesaro, Roma, Reggio Calabria e Nuoro
hanno istituito la figura del garante. Nel dossier citato, inoltre, sono
riportate sia le leggi regionali sia i provvedimenti amministrativi assunti
dalle province e dai comuni citati.
Proprio questa realtà, che si sta dislocando sul
territorio, un po' a macchia di leopardo, fa capire quanto sia importante
che venga istituito un punto di riferimento sul piano nazionale, dotato
di una organicità ordinamentale di poteri, sia
pure nei termini in cui la collega Mascia li ha
illustrati, di procedure e di personale, tali da costituire un fondamentale
punto di riferimento anche per le realtà a livello locale.
Da ultimo, signor Presidente, colleghi, vorrei soffermarmi molto brevemente,
ma con attenzione, all'ipotesi che la collega Mascia
ha prospettato nell'ultima parte della sua relazione e che non ha potuto
approfondire, dato l'esaurimento del tempo a sua disposizione e nonostante
la tolleranza manifestata dalla Presidenza. Si tratta di un'ipotesi, che sarà opportuno valutare serenamente in quest'aula, cercando di trovare un'ampia convergenza, volta
ad arricchire questa importante proposta di legge di iniziativa parlamentare,
nel senso di far confluire il garante dei diritti e delle persone detenute
o private della libertà personale in un ambito più ampio, ovvero in una
commissione nazionale per la promozione della tutela dei diritti umani,
di cui il garante diventerebbe un'articolazione.
La collega Mascia ha già sottolineato
quali sono le ragioni di carattere sostanziale ed istituzionale, in relazione
alla tutela dei diritti umani, nell'attuale quadro internazionale: dal primo
gennaio, l'Italia diventa membro, non permanente, ma per due anni, del Consiglio
di sicurezza dell'ONU; la possibilità che il nostro paese abbia un ruolo
importante in tale organismo, preposto alla tutela dei diritti umani; la
necessità, perché questo avvenga, che tempestivamente, ossia nel giro di
pochi mesi, venga istituita la commissione nazionale per la tutela di diritti
umani anche nel nostro paese, come già è avvenuto in molti altri paesi;
infine, l'opportunità da valutare, vista, non la coincidenza, ma l'intersecazione
delle materie, di cui stiamo trattando - in generale, la tutela dei diritti
umani e, in particolare, il garante dei diritti delle persone detenute o
private della libertà personale - di intervenire con lo strumento legislativo
che abbiamo al nostro esame.
La collega Mascia, poco fa, ha opportunamente
- io stesso non ha ancora avuto modo di approfondirne l'esame così penso
nessuno di noi - distribuito in Commissione una bozza, un'ipotesi, uno schema,
evitando di depositare formalmente un testo. Ha preferito invece distribuire
ai colleghi del Comitato dei nove una bozza, un'ipotesi concernente
la possibilità di arricchire l'articolato, laddove si adottasse l'ipotesi
di allargamento della materia di questa proposta di legge con l'istituzione
della Commissione nazionale per la promozione e la tutela dei diritti umani
e del Garante dei diritti delle persone detenute o private della libertà
personale.
Poiché ritengo doveroso onorare il dibattito che la relatrice ha avviato
sia in Commissione, sia in sede di Comitato dei nove, sia ora in Assemblea,
vorrei esprimere a nome del nostro gruppo un consenso
a questa ipotesi, ovviamente, nell'auspicio che possa essere da tutti i
gruppi - o dalla maggior parte dei gruppi di maggioranza e opposizione -
condivisa.
Diventerebbe difficile un'iniziativa di legislativa di
questo genere, un arricchimento e un allargamento della nostra iniziativa
legislativa nella dimensione qui ricordata, laddove non vi fosse
una larga condivisione. Poiché, però, già in relazione
al parere espresso dalla II Commissione
si è visto che il dialogo parlamentare ha dato buoni frutti, ritengo che
si possa esprimere una fiducia nel confronto parlamentare anche su questo
argomento per poi, una volta terminato il dibattito generale in quest'aula,
quando verrà riunito nuovamente il comitato dei nove (mi pare che sia convocato
poco dopo la fine dei lavori d'aula di questa mattina), tutti noi (mi riferisco
a tutti i rappresentanti dei gruppi, di maggioranza e di opposizione) tornare
a riunirci e valutare se questa ipotesi di ampio emendamento e arricchimento
del testo al nostro esame possa essere largamente condivisa - quindi praticabile
- o se, invece, dovremmo sul punto ipotizzare soluzioni alternative.