Trento,
lunedì 30 aprile 2007
BOATO: LE ALLEANZE NON LE DECIDE
GRISENTI
da l'Adige di lunedì 30 aprile 2007
Grisenti
cominci a pensare all’A22 e al lavoro che dovrà fare in via
Berlino e non intervenga sulle questioni politiche che ormai non lo riguardano
più. È più o meno questo il senso del pensiero dell’onorevole Marco Boato,
«sconcertato» per le prese di posizioni del nuovo presidente A22 sul rapporto tra i partiti del centrosinistra trentino.
E già che c’è ritorna sulle sue parole dell’altro giorno, quando, commentando
il cambio al vertice di via Berlino, ha ricordato
i tempi della presidenza Pancheri.
Onorevole,
Grisenti dice che lei l’ha offeso.
Non è così. Io non ho mai detto che Grisenti è
come Pancheri. Comunque trovo che sia
semplicemente sconcertante che evocare la realtà storica dei fatti sia giudicato
offensivo.
Nemmeno
Dellai e Betta hanno apprezzato che lei abbia
rievocato l’epoca di Pancheri.
Sono veramente preoccupato che Grisenti, Dellai e Betta ritengano sbagliato rievocare la drammatica
vicenda Pancheri. Se nel 2007 resta un tabù il ricordo che nel Trentino c’è stata Tangentopoli e che
essa in parte è ruotata attorno alla gestione illegale dell’A22, è inquietante. Ricordo che nell’ottobre del 2005, proprio
sul giornale l’Adige Pancheri parlò della Margherita
come comitato d’affari. Non fui io, ma Pancheri.
E quell’intervista non fu mai smentita.
Cambiamo
argomento. Grisenti, rispondendo a lei, ha detto
che senza stima l’alleanza non va avanti.
Ma lui, che titolo ha per parlare di alleanze?
Non è più assessore né consigliere e nemmeno dirigente della Margherita.
Ha una carica tecnica. Si trova in una situazione di «ineleggibilità sopravvenuta».
Anzi, sommessamente gli consiglierei di non fare atti formali in questi
giorni di assenza per ferie di Dellai e
Cogo perché sarebbero inutili e inefficaci.
Insomma,
Grisenti è fuori dalla politica e non dovrebbe intervenire su certe questioni,
giusto?
Non spetta a lui parlare di alleanze. Sono allibito da questi metodi di
fare politica. Questa è l’arroganza del potere. E ricordo un episodio: il
9 febbraio scorso in una riunione di maggioranza a Villa Madruzzo
tre forze politiche, Verdi, Patt e Pinter dissero no all’ipotesi che ci era
stata prospettata di Grisenti all’A22.
Eppure Dellai non ne
tenne minimamente costo. Questo per dire che c’è un’idea
piuttosto bizzarra del termine alleanza: se sei d’accordo con la Margherita
va bene, altrimenti sei un traditore. Mi pare una concezione da caserma,
e se la coalizione cedesse a questa logica sarebbe finita.
Dellai
dice che lei non sa perdere.
Io? Ricordo che, al contrario di quasi tutte le forze politiche, non ho
mai chiesto un posto nei consigli di amministrazione
per qualcuno del mio partito. Quindi non ho da
vincere o perdere nulla. Non ero per Willeit.
Sto soltanto facendo una battaglia politica perché mi pare che in quest’occasione
si sia perso il senso dei rapporti con Bolzano che sono
la base del progetto democratico autonomista.
A
proposito di territori, sono venuti alla luce i
dettagli del patto tra Trento e i soci del sud. Che ne pensa?
Mi chiedo se nessuno, nel mondo politico e culturale trentino, non si sia
fatto una precisa domanda.
Quale?
Se non sta succedendo qualcosa di inedito e di
particolarmente grave nel momento in cui un rappresentante dei cosiddetti
poteri forti interviene pubblicamente per rilanciare un modello (terza corsia,
Valdastico, ndr) a cui si era rinunciato.
Ripeto: sono veramente allibito.