
Roma,
5 novembre 2002
L’intervento
conclusivo di Marco Boato a nome dei gruppi parlamentari dell’ULIVO
LEGGE
CIRAMI. LEGITTIMO
SOSPETTO
CAMERA DEI DEPUTATI
Stenografico
Aula in corso di seduta
Seduta n. 217 di martedì 5 novembre 2002
Seguito della discussione della proposta di legge: S. 1578 - D'iniziativa del senatore Cirami - Modifica degli articoli 45, 47, 48 e 49 del codice di procedura penale (approvata dal Senato, modificata dalla Camera e nuovamente modificata dal Senato) (3102-B)
(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 3102-B)
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO
BOATO. Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, si conclude
oggi una delle pagine più oscure e negative per la storia del Parlamento
in materia di giustizia. Proprio perché vogliamo esplicitamente dissociare
la nostra responsabilità da quella che consideriamo gravissima della maggioranza
di centrodestra, noi deputati dell'Ulivo e dell'opposizione rimarremo in
aula ma non parteciperemo al voto finale.
La nostra radicale opposizione a questa proposta di legge si tradurrà in
un atto parlamentare che vuole così segnare la nostra totale estraneità
a questo modo di piegare le istituzioni rappresentative, non solo agli interessi
di parte, ma agli interessi di singole persone che fanno parte di questo
Parlamento che, esclusivamente con la forza dei numeri, hanno voluto piegare
ai propri interessi personali. Neppure la Democrazia cristiana e le diverse
maggioranze che hanno governato nei quattro decenni della prima Repubblica
avevano mai osato tanto sul terreno legislativo per difendere i propri esponenti
politici.
Per
rendere più evidente tutto questo tutti i gruppi dell'opposizione rinunciano,
inoltre, a chiedere lo scrutinio segreto del voto finale, cui pur avrebbero
diritto a norma di regolamento e per equilibrata decisione del Presidente
della Camera.
Voi, colleghi del centrodestra, approverete la proposta di legge Cirami
a scrutinio palese, assumendovi ciascuno di voi - e solo voi - la responsabilità
politica e personale di questa scelta.
Sia in prima che in seconda lettura, con le nostre pregiudiziali e con i
nostri emendamenti vi abbiamo posto tanto i problemi di costituzionalità,
quanto le innumerevoli questioni di merito inerenti a questa legge. A luglio
avete cominciato in Senato dichiarando che il testo Cirami - varato dalla
Commissione - era perfetto e non aveva bisogno di modifiche; in seguito,
con un colpo di mano, l'avete cambiando in aula grazie all'emendamento Carrara
all'inizio di agosto. Avete ripreso questa manfrina all'inizio di settembre
in Commissione alla Camera; il testo Cirami-Carrara secondo voi era perfetto
e non aveva più bisogno di ulteriori modifiche, per questo motivo avete
respinto tutti i nostri emendamenti di merito. Arrivati con questa supponenza
e con questa arroganza in aula alla Camera avete nuovamente cambiato il
testo - dichiarato perfetto ed inemendabile - con un maxiemendamento che
persino i relatori hanno conosciuto all'ultimo momento, al punto che hanno
ricopiato la versione sbagliata e hanno dovuto nuovamente subemendarlo in
aula. Per la quarta volta, senza alcun senso del pudore e della decenza
istituzionale, avete dichiarato che la legge era perfetta rasentando il
limite del ridicolo, quindi avete respinto un nostro emendamento all'articolo
47 del codice di procedura penale.
Una legge così perfetta non aveva bisogno di miglioramenti da parte dell'opposizione.
Siete, quindi, tornati al Senato, convinti di poter definitivamente e finalmente
concludere questa perfetta operazione di manipolazione legislativa ed istituzionale.
La gente semplice dice: il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi. La
vostra legge, perfetta, si fa per dire, al Senato ha dovuto essere nuovamente
modificata perché conteneva un errore macroscopico. Dunque la legge perfetta
è dovuta tornare nuovamente alla Camera, ma, come dice la gente semplice:
la gatta frettolosa fa i gattini ciechi.
La modifica ulteriore, introdotta al Senato, ha inserito nella legge Cirami
un nuovo motivo di incostituzionalità e proprio in materia di libertà personale
e di garanzie del giusto processo, violando l'articolo 111 della seconda
parte della Costituzione, ma anche gli articoli 3,13 e 24 della prima parte.
La gente semplice direbbe in veneto: peso el tacon del buso, mentre in italiano:
peggio la toppa del buco.
Questa volta, però, vi siete fermati perché le ragioni delle garanzie costituzionali
in materia di libertà personale e di custodia cautelare sono evidentemente
meno importanti della necessità di arrivare allo scopo per cui la proposta
di legge è nata: piegare alla propria volontà un processo in corso, impedire,
inoltre, alla Corte costituzionale di pronunciarsi, pur dopo aver sollevato
la questione di costituzionalità e avere invocato il giudizio della Corte
costituzionale stessa di fronte alle sezioni unite penali della Cassazione,
quella Corte di Cassazione a cui vogliamo esprimere il nostro rispetto,
anche di fronte ad attacchi indiscriminati, da qualunque parte provengano,
comprese le aule giudiziarie.
Questo testo si è dimostrato una proposta di legge non solo dilacerante
in Parlamento e di fronte all'opinione pubblica e alla società civile, che
più volte ha fatto sentire e farà sentire anche oggi la propria voce e la
propria indignazione, ma anche destabilizzante rispetto alle principali
istituzioni del nostro ordinamento repubblicano e del nostro sistema di
garanzie.
L'iter forzato e convulso di questa proposta di legge ha ripetutamente messo
in difficoltà il Presidente del Senato che è la seconda autorità dello Stato.
Ha chiamato in causa il ruolo della Cassazione che è stata sollecitata a
cambiare la propria precedente giurisprudenza in materia di rimessione,
chiamando in causa, a sua volta, la Corte costituzionale.
La stessa Corte costituzionale, a cui ci si è rivolti perché pronunciasse
il suo giudizio di costituzionalità, è ora il principale oggetto di questa
gara legislativa per arrivare prima della sua pronuncia, anzi per impedirla,
dopo averla strumentalmente richiesta.
Anche il Consiglio superiore della magistratura è stato duramente attraversato
dalle tensioni istituzionali prodotte da questa proposta, certo, di iniziativa
parlamentare, ma che, guarda caso, ha visto i banchi del Governo affollati,
come mai in altre circostanze.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 13,48)
MARCO BOATO. Non basta! Anche la Presidenza della Repubblica, a cui va il nostro totale rispetto e la nostra incondizionata solidarietà istituzionale, è stata ripetutamente chiamata in causa, tanto da far ritenere ai principali organi di informazione che talune delle modifiche introdotte siano state finalizzate a cercare di attenuare i rischi di una eventuale mancata promulgazione della legge. Non credo che saremo considerati cattivi profeti se, fin d'ora, immaginiamo che, prima o poi, comunque questa legge, anche se promulgata, potrà essere sottoposta al giudizio della Corte costituzionale sotto diversi profili di incostituzionalità che, a
nostro
parere, ancora permangono.
Nelle settimane scorse, da più parti - lo ha chiesto il Presidente della
Repubblica Ciampi e persino il cardinale Ruini, presidente della conferenza
episcopale italiana - si è auspicato che il confronto politico sia meno
aspro, meno reciprocamente delegittimante e demonizzante. Vi sarebbero motivi
molto seri per condividere questo appello.
La democrazia dell'alternanza funziona e si dimostra forte e matura solo
se lo scontro politico, anche il più duro, si basa su una condivisione di
valori democratici e costituzionali comuni e sulla conseguente e reciproca
legittimazione degli schieramenti di maggioranza e di opposizione. Tuttavia,
sarà, purtroppo, difficile - e lo ripeto, colleghi - che tutto questo avvenga
davvero se continuerà questa prassi che ha caratterizzato tutta la prima
parte della legislatura.
Una prassi finalizzata a piegare il potere legislativo non solo ad interessi di parte, ma addirittura ad interessi esclusivamente personali. Attorno a questi interessi la maggioranza di centrodestra, anche a scrutinio segreto, è apparsa compatta come intorno ad un baluardo da difendere.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego.
MARCO BOATO. Signor Presidente, mi avvio alla conclusione.
PRESIDENTE. Onorevole Boato, non mi riferivo a lei.
MARCO
BOATO. Ripeto: attorno a questi interessi la maggioranza di centrodestra,
anche a scrutinio segreto, è apparsa compatta come intorno ad un baluardo
da difendere ad ogni costo.
I banchi del Governo, così spesso vuoti ed abbandonati a se stessi, presidiati
solo da qualche sperduto sottosegretario, sono apparsi in queste circostanze
affollati di ministri e sottosegretari, quasi per un richiamo disciplinare
più forte di quei doveri istituzionali che quasi mai inducono ministri e
sottosegretari a questo tipo di solerte ed assidua presenza.
Questa apparente compattezza non è un segno di forza politico-istituzionale,
bensì un segno di drammatica debolezza politica, istituzionale e, consentitemi,
probabilmente anche etica, sotto cioè il profilo dell'etica della responsabilità.
È per questa etica della responsabilità, a cui cerchiamo di ispirare il
nostro impegno politico ed istituzionale di deputati dell'Ulivo e dell'opposizione,
che, pur rimanendo in Aula, non parteciperemo al voto finale su questa proposta
di legge infausta rispetto alla quale rimarchiamo così la nostra totale
estraneità.
Una legge che segna una pagina nera nella storia del Parlamento e più in
generale, ahimè, nella storia delle istituzioni repubblicane (Applausi dei
deputati dei gruppi del Misto-Verdi-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani, Misto-Socialisti
democratici italiani, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita,
DL-l'Ulivo - Molte congratulazioni).