
Trento,
3 marzo 2008
MARTA
LOSITO:
SE
N’E’ ANDATA CON UN PEZZO
DELLA
NOSTRA STORIA
Marta
Losito se n’è andata in silenzio, quasi in punta
dei piedi, con una discrezione e una riservatezza assoluta, cogliendo di
sorpresa le tante amiche e i tanti amici che hanno
ricevuto domenica mattina, con una fitta improvvisa al cuore, la notizia
della sua morte.
Questa
discrezione, questa riservatezza hanno caratterizzato
tutti gli ultimi anni della sua vita (avrebbe compiuto 64 anni il prossimo
30 giugno), impegnata nella psicoanalisi e nell’insegnamento universitario
(prima a Trento e da ultimo a Bressanone).
Era
una donna di grande valore umano e scientifico,
come lo era stata per molti anni anche nel movimento studentesco, nel femminismo
e nel movimento di liberazione della donna, nella nuova sinistra e nei Verdi
nascenti degli anni ’80 (anche in Consiglio comunale
a Trento), prima di interrompere la militanza politica attiva per
dedicarsi più compiutamente all’attività professionale e alla ricerca scientifica
nel campo delle scienze sociali e umane.
Marta
Losito non viveva di nostalgie o di rimpianti,
ma aveva una memoria fresca e viva dei movimenti e delle esperienze politiche
di cui aveva fatto parte. Recentemente, sfogliando il volume “Intorno al
Sessantotto” (edito da UCT), a casa di amici, aveva dimostrato di riconoscere e ricordare tutto
e tutti in modo impressionante. Ma, al tempo stesso, evitava occasioni pubbliche
rievocative, rifiutava garbatamente ma fermamente di essere intervistata
come una protagonista (e lo era stata realmente) dei movimenti collettivi
degli anni ’60 e ’70
(fino ai Verdi degli anni ’80), preferiva parlare
di quel suo e nostro passato solo nelle relazioni amicali
e interpersonali.
Aveva
dedicato la seconda parte della sua vita alla ricerca e all’insegnamento
universitario (straordinaria la sua conoscenza e il suo interessamento per
la sociologia politica e la figura di Max Weber), al grande interesse per
la psicoanalisi e a una vastissima formazione culturale
internazionale. Anche il passaggio dall’Università di Trento a quella di
Bressanone, nel diverso contesto scientifico e
linguistico sudtirolese, le aveva dato nuovo entusiasmo,
quasi per una sorta di “nuovo inizio” nella sua vita accademica di ricerca
e di insegnamento.
Per
l’ultima volta quasi vent’anni fa aveva
dato un contributo di analisi e riflessione storica sul movimento
femminista e di liberazione della donna a Trento a cavallo tra la fine degli
anni ’60 e i primi anni ’70 (in “Ventanni dopo”, UCT, 1991). Nel libro collettaneo
compare, a fianco della sua intervista, una bellissima foto della sala della
“Pro cultura” a Trento (allora all’ultimo piano di Sociologia, in via
Verdi), affollatissima di donne, fin sopra il tavolo degli oratori. La figura
di Marta, bella e quasi austera (e aveva solo 28 anni!), compare al centro
del gruppo di donne che diedero vita a quell’incontro
memorabile. Oggi la riguardo, dopo aver saputo
della sua morte, e provo una forte commozione e ammirazione nel ricordarla
com’era allora.
La
sua intervista si rilegge ancora con grande interesse: c’è dentro il suo
passato, ma anche il suo futuro (quello di questi ultimi anni) con un forte
riferimento ai “nuovi saperi”: “Noi qui a Trento, nella rievocazione del
’68, non abbiamo trovato spazio per dire l’importanza
dei ‘nuovi saperi’ che sono nati allora.
Non era solo il movimento e quindi la contestazione all’Università o, contemporaneamente,
l’unità esterna con gli operai e il più generale
movimento sociale. Era anche un discorso che ha fatto uscire e apprezzare
nuovi strumenti. Noi abbiamo cominciato a fare il discorso sulla cultura delle donne, ma poi su questo
ci sono state varie riflessioni; è anche cresciuto il discorso della psicoanalisi,
che prima non era riconosciuto se non per pochi iniziati. Il discorso femminista
si è sviluppato con strumenti sempre più raffinati. Credo che oggi lo
si possa fare se lo si inquadra in un discorso di nuove forme di
sapere, come la psicoanalisi, la storia orale, la storia del quotidiano,
il particolare rispetto al generale”.
Dopo
di allora Marta Losito non è più intervenuta pubblicamente
in riferimento critico a quei movimenti collettivi.
E ha percorso personalmente proprio la strada dei
“nuovi saperi”, guardando al futuro, senza inutili nostalgie per un passato
che pure aveva vissuto così intensamente e da autentica protagonista.
Con
Marta Losito se ne va anche un pezzo della nostra
storia, una storia spesso rimossa o misconosciuta, ma che lei ha saputo
interpretare con intelligenza, rigore e dignità. Addio
cara Marta, che la terra sia lieve sopra di te.
Marco
Boato