Trento,
24 gennaio 2007
NOMINA GIUDICE DEL TAR DI TRENTO:
LA POLITICA FACCIA UN PASSO INDIETRO
La prossima
settimana il Consiglio provinciale dovrà eleggere un giudice del TAR di
Trento, in sostituzione del dott. Iuni,
dimissionario, a sua volta nominato dal Consiglio provinciale di Trento,
come prevede il D.P.R. n. 426 del 1984, modificato nel 1987. Una norma di attuazione che ha suscitato e suscita tuttora molte discussioni.
Alcuni infatti – anche nell'ambito della dottrina
giuridica e non solo nel dibattito politico –
ritengono inopportuno che la scelta di due giudici amministrativi
(uno dei quali deve far sempre parte del collegio giudicante) sia fatta
da un organo politico, tenuto conto che il loro compito principale, se non
esclusivo, è proprio quello di decidere sui conflitti fra Amministrazione
pubblica e cittadini.
Molte
delle ragioni che potevano giustificare negli anni '80
questa sovrapposizione fra potere politico e potere giudiziario si sono
affievolite, anche se la norma non è stata affatto cambiata. Ed
è per tale ragione che il Consiglio non può ovviamente sottrarsi all'obbligo
di nomina. Tuttavia nulla vieta che, autonomamente, decida di adottare una
procedura di designazione dei candidati che tolga di mezzo qualsiasi dubbio
sulla autorevolezza, competenza ed autonomia di giudizio e
dalla politica, della persona prescelta.
Per
tale ragione mi sembrerebbe opportuno che i nominativi sottoposti
al voto del Consiglio non scaturissero da accordi, pur legittimi, fra le
forze politiche, ma fossero indicati da autorità “terze”, quali potrebbero
essere, ad esempio, il Presidente del Tribunale o della Corte d'Appello,
il Presidente dell'Ordine degli avvocati, il Preside della Facoltà di Giurisprudenza
dell'Università di Trento.
Di tale
consultazione preliminare, se fosse condivisa questa proposta, potrebbe
farsi carico, autorevolmente, il Presidente del Consiglio provinciale.
In questo
modo, sarebbe salvaguardato il potere di nomina del Consiglio provinciale
(il quale potrà comunque scegliere fra una pluralità
di candidati), e si rafforzerebbe l'autorevolezza del giudice prescelto,
sottraendo la sua nomina al sospetto di accordi politici.