
PRESIDENTE. L'onorevole Boato ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale di merito Franceschini n. 1, di cui è cofirmatario.
MARCO BOATO.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il collega Mattarella ha già esposto,
e condivido dalla prima all'ultima parola ciò che egli ha affermato, le
ragioni che sostengono la pregiudiziale di costituzionalità che i gruppi
dell'Ulivo unitariamente hanno presentato. Vi sono anche, connessi strettamente
agli aspetti di costituzionalità, alcune questioni assai rilevanti nel merito
che ci spingono ad invitare l'Assemblea - per questo ci rivolgiamo non soltanto
all'opposizione ma anche alla maggioranza - a non procedere oltre nell'esame
di questa iniziativa legislativa.
Nelle ultime elezioni si è registrato il sistematico ed esagerato aggiramento
delle norme sullo scorporo riguardanti la legge elettorale della Camera
dei deputati, attraverso il cosiddetto meccanismo delle liste civetta. Il
paradosso è che il collega deputato del Polo che aveva in qualche modo teorizzato
e suggerito l'utilizzo di questo strumento alla Casa delle Libertà, il collega
Calderisi, che conosce questi meccanismi elettorali e che probabilmente
avrebbe anche saputo utilizzarli con maggiore prudenza ed equilibrio, dopo
aver reso questo servizio al suo schieramento, è stato cancellato dalle
liste elettorali e non è stato candidato. Una sorta di nemesi storica significativa!
Per quale ragione cito il collega Calderisi? Perché all'epoca in cui approvammo
la legge elettorale per la Camera dei deputati entrambi collaborammo intensamente.
Vi fu cooperazione fra la maggioranza e l'opposizione di allora - il collega
Mattarella era allora relatore per la maggioranza, mentre io ed altri colleghi
facevamo parte dell'opposizione e tuttavia mai vi fu all'epoca un sopruso
della maggioranza nei confronti dell'opposizione - perché tentammo tutti
insieme di definire, dopo il referendum del 18 aprile del 1993, quelle che
erano le regole del gioco elettorale, regole poste a fondamento del sistema
democratico e norme ordinarie di valenza costituzionale per quanto riguarda
il funzionamento del sistema politico. Questo problema lo ponemmo già all'epoca;
non c'è dubbio, perché so che magari qualcuno ricorderà anche questo, che
vi furono nelle successive elezioni del 1996 alcuni episodi di utilizzo
delle liste civetta che sarebbe stato giusto evitare e rispetto al quale
giustamente il gruppo di Rifondazione comunista ammonì tutte le forze politiche;
tuttavia noi abbiamo avuto nel 2001 un uso talmente abnorme, sistematico
ed espansivo delle liste civetta per l'aggiramento del meccanismo dello
scorporo, per cui paradossalmente la Casa delle libertà ha collegato a liste
civetta anche candidati nei collegi uninominali rispetto a cui era assolutamente
certo che non si sarebbe verificata l'elezione. A quel punto la Casa delle
libertà si è trovata ad essere avvantaggiata, come giustamente ha ricordato
il collega Mattarella poc'anzi, perché non ha pagato la penalizzazione dello
scorporo sulle proprie liste proporzionali.
La Casa delle Libertà ha quindi incassato, con questo meccanismo delle liste
civetta che consente l'aggiramento dello scorporo, un numero consistente
- si tratta di alcune decine di deputati in più rispetto alle forze dell'Ulivo
- e successivamente, avendo esagerato al riguardo, si è trovata in carenza
di candidati per quanto riguarda i subentri previsti dalla legge.
Si è detto che la norma prevista dal decreto del Presidente della Repubblica,
emanato in conseguenza di una delega prevista dall'articolo 9 della legge
n. 277 del 4 agosto 1993 - la legge elettorale che porta il nome del collega
Mattarella -, sarebbe una anomalia. Ma quelle norme previste nell'articolo
11 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1994, n. 14 - che
porta, come proponente, la firma dell'allora Presidente del Consiglio Ciampi
- sono norme che, com'è stato ricordato, esistono già nella legge elettorale
per il Senato, esistono sostanzialmente nella legge elettorale per i comuni
ed esistevano già nella legge elettorale per la Camera del 1919. Ripeto:
1919! In altre parole, è un sistema che, da quasi un secolo, è incorporato
nel nostro ordinamento elettorale, nelle varie espressioni che poco fa ho
citato.
E comunque, se qualcuno volesse continuare a contestare la validità dell'articolo
11 del regolamento, noi forze dell'Ulivo abbiamo presentato emendamenti
- che, quindi, se venissero approvati diventerebbero legge e non più regolamento
- che traducono in proposta legislativa quello che in quella norma di chiusura
era stato inserito nel regolamento adottato con il decreto del Presidente
della Repubblica del gennaio 1994.
Ma ciò che sta avvenendo, signor Presidente, e avverrà in quest'aula, se
non verranno approvate le nostre questioni pregiudiziali, è che nell'anno
di grazia 2003 si approveranno modifiche della legge elettorale che non
entreranno in vigore per le prossime elezioni politiche - il che sarebbe
già discutibile, ma comunque dovrebbero entrare in vigore per il 2006 o
quando si terranno le prossime elezioni politiche -, bensì avranno effetto
retroattivo rispetto ai risultati elettorali delle elezioni del 2001!
Credo che questa vicenda sia priva di precedenti nella storia del Parlamento!
Non è mai avvenuto, nel succedersi delle leggi elettorali nel tempo, che
si siano approvate modifiche alle leggi elettorali per l'elezione della
Camera dei deputati - la massima espressione, insieme al Senato, della sovranità
popolare - che abbiano un effetto retroattivo, che cambino cioè l'effetto
del voto dei cittadini espresso ormai quasi due anni fa!
Con una forma di primitivismo culturale - ed anche legislativo - che mi
fa paura, qualche collega della Casa delle libertà - non tutti per la verità
- nel corso della discussione sulle linee generali che si è svolta il 28
ottobre scorso - e già questa distanza dal dibattito la dice lunga sulle
preoccupazioni che, in questi mesi, sono emerse al riguardo - ha detto:
ma quelli sono voti dati alle liste della Casa delle libertà, devono eleggere
i deputati della Casa delle libertà! Come se non si sapesse che il sistema
elettorale costituisce - è l'ABC di qualunque manuale di diritto elettorale
- proprio il meccanismo di trasformazione dei voti in seggi.
Bene, nelle ultime elezioni politiche - non parlo del 1994 o del 1996, parlo
del 2001 - ci sono stati 8.324.500 voti - ripeto: 8.324.500 voti - pari
al 22,42 per cento dei voti espressi, che non sono serviti ad eleggere candidati
delle liste votate, perché la Lega nord non ha raggiunto il 4 per cento,
perché l'Italia dei valori non ha raggiunto il 4 per cento, perché il Girasole
non ha raggiunto il 4 per cento, perché decine di liste presentate che hanno
ricevuto voti - in alcuni casi moltissimi voti, come la Lega nord e l'Italia
dei valori (ho dimenticato di citare Democrazia europea ed altri) - non
hanno raggiunto la soglia del 4 per cento, per cui quegli 8.324.500 voti,
pari al 22,42 per cento dei voti espressi, non sono serviti ad eleggere
candidati di quelle liste, ma sono stati redistribuiti tra le liste, e solo
tra quelle, che hanno superato la soglia del 4 per cento: Forza Italia,
Alleanza nazionale, Margherita, Democratici di sinistra e Rifondazione comunista.
Con la logica che qualche collega della Casa delle libertà ha espresso tutto
ciò sarebbe illegale ed inaccettabile e costituirebbe un tradimento della
sovranità popolare: i voti di chi ha votato per Italia dei valori o per
la Lega nord Padania sono serviti ad eleggere deputati di Forza Italia o
di Alleanza nazionale, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo o della Margherita,
DL-l'Ulivo.
PRESIDENTE. Onorevole Boato...
MARCO BOATO.
Questa forma di primitivismo culturale che abbiamo sentito declamare in
questi mesi fa a pugni con l'ABC di qualunque manuale di diritto elettorale
e con qualunque concezione democratica di un sistema elettorale di trasformazione
dei voti in seggi.
Questa proposta di legge propone di modificare non solo per il futuro, ma
anche retroattivamente, tali meccanismi e, quindi, viola gli articoli 1,
3 e 48 della Costituzione ed è inaccettabile anche sotto il profilo del
merito. È per questo che invitiamo a votare a favore anche della nostra
pregiudiziale di merito (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).
Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2625)
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO.
Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi,
questo provvedimento che la maggioranza di centrodestra si accinge ad approvare
con il voto radicalmente contrario di tutte le opposizioni, sia dei gruppi
dell'Ulivo sia del gruppo di Rifondazione comunista, suscita una particolarissima
preoccupazione sia per quanto riguarda i profili di merito, sia per quanto
riguarda i profili di costituzionalità. Qualche collega potrebbe dire che
è inopportuno richiamare le questioni di costituzionalità, visto che la
stessa maggioranza di centrodestra questa mattina ha respinto la pregiudiziale
di costituzionalità che abbiamo presentato, a mia prima firma, insieme a
tutti i gruppi (dell'Ulivo e di Rifondazione comunista) e che è stata illustrata
in quest'aula puntualmente dal collega Sergio Mattarella.
Ebbene, non credo - signor Presidente e colleghi - che ciò sia inopportuno,
perché ho già detto più volte nel corso del dibattito (e lo ripeto anche
in questa dichiarazione di voto finale, ovviamente contrario) che se questa
proposta di legge entrerà in vigore (dopo che sarà eventualmente approvata
dal Senato; vi è quindi ancora un'occasione di ripensamento) vi saranno
dei possibili potenziali deputati, che saranno stati candidati nelle liste
(in questo caso mi riferisco all'opposizione) dei Democratici di sinistra,
della Margherita o anche di Rifondazione comunista, i quali potranno ricorrere
alla magistratura ordinaria.
Qui, infatti, non siamo più negli interna corporis, non è più competenza
della Giunta delle elezioni in quanto, con una legge che modifica le regole
del gioco elettorale, usciamo da quella che possiamo chiamare l'autodichia
della Camera dei deputati in questa materia. Quindi, ci saranno dei candidati
- che avrebbero pieno titolo ad essere proclamati eletti come membri della
Camera dei deputati, in base alle leggi elettorali vigenti - che potranno
ricorrere alla magistratura ordinaria, sollevando in quella sede la questione
di costituzionalità e mi pare che il fatto che tale questione di costituzionalità
non sia manifestamente infondata e irrilevante sia, ictu oculi, rilevabile.
Dunque, il monito che rinnovo in questa dichiarazione di voto finale contraria
al provvedimento in esame richiama, ancora una volta, la violazione della
Costituzione con riferimento agli articoli 1, 3 e 48.
Credo che, nella storia del Parlamento e delle leggi elettorali di questo
paese che si sono succedute nel tempo, non sia mai avvenuto - ritengo che
ciò che sta avvenendo sia un unicum storico ed istituzionale - che un Parlamento
della Repubblica abbia approvato una modifica alla legge elettorale che
viene applicata retroattivamente agli effetti delle elezioni politiche,
che si sono già svolte il 13 maggio del 2001.
Penso che mai nessun Parlamento, non solo di questa Repubblica ma di uno
Stato di diritto e democratico, abbia osato tanto, modificando con effetto
retroattivo, dopo la celebrazione delle elezioni politiche, le regole del
gioco elettorale sulla base delle quali le stesse elezioni si sono svolte.
Così, vi sono due effetti perversi. Con la «truffa legalizzata» - insisto
sul sostantivo «truffa» e anche sull'aggettivo «legalizzata» - dell'aggiramento
sistematico del meccanismo dello scorporo, attraverso il ricorso sistematico
e smodato alle liste civetta, le forze politiche della Casa delle libertà
- che, comunque, in base ai risultati del 13 maggio 2001, avrebbero vinto
le elezioni, non sto mettendo in discussione questo - hanno ottenuto alcune
decine di deputati in più perché non hanno pagato l'effetto dello scorporo
degli eletti sull'uninominale, che si scarica sulle liste proporzionali
collegate.
Avendo scaricato lo scorporo sulle liste civetta, le forze politiche della
Casa delle libertà non hanno pagato quel prezzo e, quindi, con questa «truffa
legalizzata», hanno guadagnato un numero consistente di deputati in più.
E ciò è avvenuto il 13 maggio del 2001.
Ma, con questa modifica della legge elettorale, si modificano le stesse
norme che hanno caratterizzato le elezioni del 13 maggio 2001, al fine di
«incassare» ulteriori deputati (a parte gli 11 che sono stati definitivamente
congelati con la deliberazione della Camera del luglio scorso).
Non so se molti colleghi parlamentari e perfino della Casa delle libertà
abbiano letto con attenzione la norma in base alla quale si opera questo
aggiramento.
L'appartenenza ad un gruppo politico organizzato, che è un sinonimo del
termine coalizione introdotto nella legge elettorale all'articolo 84, viene
statuita da questo provvedimento nel modo seguente: «L'appartenenza della
lista al gruppo politico organizzato si desume dal fatto che almeno un candidato
- ripeto un candidato - di tale lista si è presentato anche in un collegio
uninominale di una qualsiasi circoscrizione, distinguendo la propria candidatura
uninominale anche con il contrassegno del gruppo politico organizzato».
Per dirla in parole semplici e chiare a tutti, basta che Silvio Berlusconi
per Forza Italia e Gianfranco Fini per Alleanza nazionale - si tratta delle
due formazioni della Casa delle libertà che hanno superato la soglia del
4 per cento - si siano presentati sia per il proporzionale sia per il maggioritario.
Il fatto che un solo candidato abbia fatto ciò diventa il meccanismo della
legge elettorale per definire un gruppo politico organizzato e per permettere
l'appropriazione indebita - vorrei dire - di futuri deputati, in base a
questa modifica delle regole del gioco elettorale.
Ho già detto in altri momenti e dico qui in conclusione che il principio
politico in base al quale si sta realizzando tutto ciò è improntato ad una
forma di primitivismo politico. Si dice: quelli sono voti dati alla Casa
delle libertà, devono eleggere deputati della Casa delle libertà. Ma non
è avvenuto così con il sistema elettorale, perché il sistema elettorale
è un meccanismo di trasformazione dei voti in seggi. Pensiamo a tutti i
voti che sono stati dati a liste che non hanno superato la soglia del 4
per cento: in quest'aula, le liste dell'UDC - CCD all'epoca -, della Lega,
del Girasole, dei Comunisti italiani; fuori da quest'aula, le liste dell'Italia
dei valori, della lista Bonino, di Democrazia europea e via elencando. Si
tratta di un totale di 8 milioni 300 mila voti e passa. Ripeto: 8 milioni
300 mila voti e passa. I seggi corrispondenti a questi voti, dati a liste
che non hanno superato il 4 per cento, sono stati ridistribuiti fra le liste
che hanno superato la soglia: Alleanza nazionale, Forza Italia, Margherita,
Democratici di sinistra e Rifondazione comunista. Quindi, 8 milioni di voti,
relativi all'intero schieramento politico, perché ci sono liste di destra,
di centro e di sinistra, sono stati utilizzati diversamente rispetto al
voto espresso dai cittadini, grazie al sistema elettorale. E tutto ciò è
avvenuto perché alcune liste non hanno superato la soglia del 4 per cento.
Questa è una forma - lo ripeto per l'ultima volta - di primitivismo politico,
di primitivismo culturale, di totale non conoscenza dell'abc del diritto
elettorale, che si trova scritto in qualunque manuale di diritto elettorale.
PRESIDENTE. Onorevole Boato, la invito a concludere.
MARCO BOATO.
Ho concluso, signor Presidente.
Quindi, vi sono ragioni di costituzionalità e ragioni di merito. Certamente,
una cattiva legge si può fare: noi possiamo votare contro. Voi avete il
diritto di farlo per il futuro, a partire dalla XV legislatura. Possiamo
non condividere il testo e votare contro, ma se avete la maggioranza potete
farlo. Quello che state facendo - ma non avreste il diritto di fare, perché
è palesemente incostituzionale - è modificare retroattivamente i meccanismi
della legge elettorale. Questo è un vero e proprio scandalo istituzionale,
totalmente privo di precedenti nella storia della Repubblica italiana. E
questo scandalo istituzionale lascerà un segno drammatico sulle nostre istituzioni.