
Roma,
5 dicembre 2002
COMUNICAZIONI DEL GOVERNO SUI TEMI DEL
CONSIGLIO EUROPEO DI COPENAGHEN
Resoconto stenografico dell'Assemblea - seduta n. 235
Dichiarazioni di voto
MARCO
BOATO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho apprezzato le considerazioni
che, anche in sede di replica, il ministro ha svolto su un corretto ed assiduo
rapporto tra Parlamento e Governo; si tratta di ciò che abbiamo lamentato
mancare in questo lungo periodo di incarico ad interim degli affari esteri.
Mi associo quindi all'augurio di buon lavoro che altri colleghi hanno formulato,
soprattutto nei rapporti fra il Governo ed il Parlamento.
Di fronte a noi abbiamo una sfida epocale sia rispetto all'imminente allargamento
a 10 nuovi Stati membri dell'Unione europea, sia in considerazione delle
successive tappe che nelle comunicazioni del ministro sono state annunciate.
Questa sfida epocale certo deve vedere un ruolo attivo dell'Italia nella
difesa dei propri interessi nazionali - questo è evidente - ma deve vedere
anche la capacità di superare gli egoismi nazionali. Mi ha preoccupato il
fatto che l'unico applauso che ha interrotto il ministro sia stato quello
della Lega nord sul tema specifico delle quote latte: se si fosse dovuto
applaudire nel corso della discussione, si sarebbero dovuti applaudire altri
aspetti.
Ho apprezzato il richiamo, nella parte conclusiva dell'intervento, al manifesto
di Ventotene che ritengo richiami quell'ispirazione lontana: eravamo nel
1941, al confine fascista, quando Altiero Spinelli, Rossi e Colorni lanciarono
quel manifesto davvero profetico. Da questo punto di vista, credo sia giusto,
nel richiamare i valori che ci dovranno guidare ancora da qui in avanti,
il riferimento del collega Rivolta - che condivido - al valore della laicità
dello Stato.
Da ultimo, signor Presidente, credo sia molto importante rendersi conto,
tanto più nella fase dell'allargamento, che se l'Europa diventerà molto
più forte ed anche più potente dal punto di vista economico, finanziario
e dell'area di mercato, questa sua forza economica farà emergere in modo
ancor più drammatico la disparità rispetto al suo ruolo politico. La necessità
di una più forte iniziativa, anche dell'Italia, perché si arrivi, nel processo
di integrazione ed anche in sede di elaborazione del trattato costituzionale,
ad una politica estera di difesa e di sicurezza comune dell'Europa - l'assenza
della quale rende totalmente irrilevante l'Europa sul piano internazionale
- è tanto più messa in evidenza se si considera il ruolo che l'Europa può
avere nell'immediato futuro rispetto ai paesi dell'ex Iugoslavia, all'Albania
e alla Turchia, ma soprattutto rispetto al fianco sud e al fianco est del
Mediterraneo, in relazione alla tragedia israeliano-palestinese. Un'Europa
più forte ed unita sul terreno della politica estera della difesa e della
sicurezza avrebbe potuto dare un contributo più forte rispetto alla risoluzione
del drammatico conflitto mediorientale. Da questo punto di vista, il nostro
impegno continuerà. Rivolgo al Governo l'augurio di buon lavoro e di un
corretto rapporto tra Governo e Parlamento.