Roma,
Camera dei deputati, martedì 3 luglio 2007
TUTELA E RISPETTO DELLA MEMORIA DELLE
VITTIME
DEL GENOCIDIO DI SREBRENICA
Interpellanza urgente presentata da Marco Boato
I sottoscritti
chiedono di interpellare il Ministro degli affari esteri, per sapere - premesso
che:
in Europa
dal termine della Seconda guerra mondiale, il massacro di Srebrenica
risulta essere senza precedenti. Esso fu perpetrato contro la popolazione
civile, tra l'11 e il 19 luglio del 1995, dalle truppe serbo-bosniache comandate
dal generale Mladic;
a Srebrenica furono torturate, uccise e sepolte in fosse comuni
8.000 persone, uomini e ragazzi bosniaci di religione musulmana, rifugiati
e residenti nella cittadina della Bosnia orientale, dichiarata zona protetta
dall'Onu nel 1993;
tale massacro è stato compiuto
in ragione del progetto di pulizia etnica perseguito dai serbobosniaci
nei confronti dei musulmani bosniaci;
nel 1993, in base alla Risoluzione
n. 819 del Consiglio di sicurezza, a Srebrenica
fu dispiegata la Forza di protezione dell'Onu,
l'Unprofor, in difesa della popolazione civile. All'atto del
massacro l'area era sotto la responsabilità dei caschi blu olandesi, presenti
con un contingente di 450 soldati. Dinanzi all'attacco sferrato dalle truppe
serbo-bosniache contro l'enclave musulmano, il
contingente olandese rimase nella più totale immobilità, divenendo testimone
passivo dei rastrellamenti, degli stupri e dell'uccisione di migliaia di
musulmani;
sono ormai trascorsi dodici anni
da quella tragedia, riconosciuta dal Tribunale penale internazionale dell'Aja (aprile 2004) come un vero e proprio genocidio, e i principali
responsabili, l'ex presidente della Repubblica Srpska,
Radavon Karadzic e il
suo generale Ratko Mladic,
sono tuttora latitanti. Entrambi accusati dalla giustizia internazionale
di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità, sono
nascosti, molto probabilmente, nella regione balcanica,
così come dichiarato dall'ambasciatore USA a Sarajevo, Douglas
McElhaney in un'intervista dell'11 dicembre 2006,
rilasciata al quotidiano indipendente Oslobodjenj;
in questi anni, si è dibattuto
a lungo sui fatti di Srebrenica e sul mancato
intervento del contingente olandese e il relativo e incontestabile fallimento
della missione della Forza di protezione Onu,
l'Unprofor, in quell'area;
dal 1995 in poi, sono state istituite
diverse Commissioni d'indagine sulle scelte e i comportamenti che hanno
avuto le Nazioni Unite e le truppe schierate sul campo. In particolare,
quella dell'Onu con il rapporto conclusivo del
1999 e quella dell'Istituto olandese per la documentazione di guerra (NIOD) con il rapporto pubblicato nel 2002 attribuiscono le maggiori responsabilità dell'eccidio ai capi
politico-militari serbo bosniaci, cioè Radovan
Karadzic e Ratko Mladic e ammettono solo una responsabilità «morale» dell'Onu e del contingente olandese;
tali conclusioni determinarono,
inevitabilmente, aspre critiche da parte delle associazioni costituite da
superstiti e da parenti delle vittime del genocidio. Tra queste il «Movimento
delle madri di Srebrenica e Zepa», «Le madri di Srebrenica» e le
«Donne di Srebrenica» protestarono vivamente e
presentarono formale denuncia contro le Nazioni Unite per responsabilità
nel massacro;
lo sdegno
e le proteste delle associazioni e dell'intera comunità internazionale,
suscitati dalla pubblicazione dei rapporti, alcuni mesi fa sono stati rinnovati
con fervore alla notizia della decisione dei Ministro della difesa olandese
di conferire cinquecento medaglie al valore ai soldati olandesi che fecero
parte del contingente di pace stanziato a Srebrenica;
in Olanda, le associazioni bosniache
hanno manifestato davanti al Parlamento e davanti alla caserma di Assen dove è avvenuta la cerimonia di consegna delle medaglie;
in Bosnia-Erzergovina,
la radio studentesca «eFM.ba» ha promosso la campagna
denominata «aferim» (complimenti), grazie alla
quale in pochi giorni sono state recapitate all'ambasciata olandese in Bosnia-Erzegovina migliaia di cartoline con immagini della
tragedia;
il 4 dicembre 2006, la presidenza
tripartita bosniaca - risultante dalle elezioni del 1o
ottobre 2006 - ha presentato formale protesta all'ambasciatore dei Paesi
Bassi in Bosnia e ha affermato in una nota ufficiale; «Questo
atto del governo olandese ha suscitato amarezza e proteste dei cittadini
di Bosnia e in particolare tra le famiglie delle vittime del massacro»;
l'Associazione delle «Madri di
Srebrenica e Zepa» ha parlato di
«vergogna» nei confronti dell'Olanda, mentre su Il Foglio del 9 novembre
2006, Adriano Sofri ha scritto: «Quei militari
e gli ufficiali furono o inerti o complici della selezione di donne e bambini
da cacciare e braccare e dello sterminio di 8.000 uomini di
ogni età, ragazzi e vegliardi compresi, da parte degli sgherri di
quel Ratko Mladic che l'Olanda del Tribunale
Internazionale aspetta ancora invano. Tutto si scorda prima o poi. Prima, tutto si decora di una medaglia al valore»
-:
se
il Governo sia stato informato a suo tempo delle reazioni e proteste provocate
dalla decisione del Ministro della difesa olandese di conferire le onorificenze
ai soldati del contingente presente a Srebrenica;
quali siano le valutazioni in
merito;
quali posizioni intenda assumere
il Governo italiano, in sede comunitaria e internazionale, al fine di promuovere
tutte le necessarie iniziative per la tutela e il rispetto della memoria
delle vittime del genocidio di Srebrenica.
Boato,
Bonelli, De Zulueta, Cassola, Balducci, Francescato, Fundarò,
Lion, Pellegrino, Camillo Piazza, Poletti,
Trepiccione, Zanella