Roma,
Camera dei deputati, 29 settembre 2005
MODIFICHE ALLE NORME PER L’ELEZIONE
DELLA CAMERA DEI DEPUTATI E DEL SENATO DELLA REPUBBLICA
Stenografico Aula in corso di seduta del 29 settembre
2005
Vorrei soltanto aggiungere un'altra considerazione dal punto di vista regolamentare.
Il contingentamento dei tempi per la discussione sulle linee generali su
questa materia era stato stabilito in relazione all'ambito
dei problemi che a suo tempo aveva di fronte la Commissione quando si parlava
del «testo Bruno» - che adesso ha rinnegato, ma tuttavia era il suo - che
riguardava lo scorporo di coalizione, i simboli e la raccolta delle firme.
Quindi, si trattava di alcuni aspetti importanti,
ma limitati, di correzione tecnica dell'attuale sistema elettorale.
Ciò è tanto vero, signor Presidente, che sono state
giustamente sottoposte all'Assemblea solo le proposte di legge relative
a tali aspetti e l'ordine del giorno della seduta odierna reca, su nostra
richiesta, in calce all'elenco delle proposte di legge, la seguente precisazione:
«I deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo,
della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione
comunista e delle componenti SDI-Unità
socialista e Popolari-UDEUR del gruppo Misto hanno
ritirato la loro sottoscrizione dalla proposta di legge. Il
deputato Soda ha ritirato la sua sottoscrizione dalla proposta di
legge».
Sono stati sottoposti all'esame dell'Assemblea testi riguardanti lo scorporo
di coalizione, l'abolizione dello scorporo e i
simboli, nell'ambito dell'attuale sistema elettorale, tanto è vero che all'ultimo
momento, quando è stato compiuto questo colpo di mano, i deputati che ho
citato non hanno accettato di vedere il loro nome stampato accanto al titolo
di una proposta di legge che invece stravolge totalmente il sistema elettorale.
Oltre a ricordare ciò, perché è bene che ne resti traccia non soltanto sull'ordine
del giorno della seduta odierna ma anche nel dibattito parlamentare, le
chiedo, signor Presidente: è mai immaginabile che un contingentamento dei
tempi per la discussione sulle linee generali, previsto per un ambito importante,
ma limitato, rimanga tale e quale oggi, in riferimento al totale
cambiamento del sistema elettorale del nostro paese, per la Camera e per
il Senato? Ad esempio, sono iscritto a parlare nella discussione sulle linee
generali, e avrò a disposizione sette minuti - sottolineo,
sette minuti! - per intervenire sul tema del totale cambiamento
del sistema elettorale della Camera e del Senato. I colleghi dei
Popolari-UDEUR avranno dieci minuti, lo SDI-Unità
socialista otto minuti, i Comunisti italiani otto minuti, i Liberal-democratici,
Repubblicani, Nuovo PSI cinque minuti, le Minoranze linguistiche, che vengono cancellate dalla riforma in esame, quattro minuti,
gli Ecologisti democratici tre minuti.
Mi rivolgo a lei, non al Presidente Casini, ma al Presidente Biondi, che
in questo momento presiede la seduta e ha tutta l'autorevolezza per decidere
al riguardo: è mai immaginabile che si applichi meccanicamente un contingentamento
previsto in relazione al «testo Bruno» e alle proposte
di legge abbinate, che riguardavano lo scorporo, di coalizione o meno, i
simboli e la raccolta delle firme, alla discussione sulle linee generali
su un testo che comporta il totale stravolgimento del sistema elettorale
di Camera e Senato, per cui avrò a disposizione sette minuti per intervenire?
Trovo indecente che ciò accada, ed è il segno di cosa è avvenuto in queste
ore, con un «gioco delle tre carte»: avevamo la «carta» del presidente Bruno,
che aveva predisposto un testo base, che adesso si è dimenticato; dall'altra
parte, sono stati presentati due emendamenti della maggioranza, che hanno
stravolto e cancellato il «testo Bruno», e successivamente
subemendamenti della maggioranza che hanno cambiato gli emendamenti
che avevano cambiato il testo base! Siamo così a discutere, in poche ore,
del cambiamento totale del sistema elettorale del nostro paese, e la mia
componente ha sette minuti per intervenire! Ho
citato soltanto il gruppo Misto, perché, quale presidente, ho titolo per
parlarne, ma ritengo che la situazione riguardi anche altri gruppi, che
pure dispongono di tempi più consistenti.
Ciò è inaccettabile, signor Presidente: è un «gioco delle tre carte», di
quelli che fanno nelle stazioni delle metropolitane! Lasciamo stare il merito,
di cui discuteremo tra poco. Non è possibile che si utilizzi lo stesso contingentamento
dei tempi che era previsto per le proposte di legge che ho citato, a fronte
del totale cambiamento dell'ambito della discussione.
Mi rivolgo non al Presidente Casini, ma al Presidente
Biondi, che presiede, autorevolmente come sempre, la seduta, in quanto
ritengo questa situazione inaccettabile e indecente.
(Discussione
sulle linee generali - A.C. 2620 ed abbinate)
PRESIDENTE.
È iscritto a parlare l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
Ricordo all'onorevole Boato che ha sette minuti di tempo
a disposizione.
MARCO
BOATO. Signor
Presidente è uno scandalo, dovuto non a lei, bensì a questo pazzesco contingentamento
dei tempi riferito a provvedimenti discussi in Commissione e riguardanti
alcune limitate correzioni del sistema elettorale. Vi è un contingentamento
dei tempi scandaloso per quanto riguarda lo stravolgimento dell'intero sistema
elettorale, che in questo momento è stato imposto dalla maggioranza con
un colpo di mano al Parlamento.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo di fronte ad un vero e proprio
colpo di mano istituzionale da parte della maggioranza e del Governo di
gravità inaudita. La maggioranza, che è interiormente minata da una metastasi
(per utilizzare un'infelice espressione del Presidente Berlusconi,
che non avrei mai usato, se non altro per rispetto agli affetti da questa
malattia), ha tentato e sta tentando di ricompattarsi al proprio interno, in sede extraparlamentare,
imponendo manu militari lo stravolgimento totale
del sistema elettorale.
Il relatore Bruno - qui presente - dopo mesi di discussione, a partire dal
3 marzo 2005, in ordine a limitate correzioni al
vigente sistema elettorale, aveva presentato, nel giugno scorso, una proposta
di testo base adottata dalla Commissione, riguardante proprio alcune limitate
correzioni al sistema elettorale. Su quel terreno, l'opposizione aveva dichiarato
la disponibilità a confrontarsi ed aveva presentato una quindicina di emendamenti. Emendamenti molto più
numerosi al «testo Bruno» erano stati presentati da deputati della maggioranza.
L'8 settembre, dopo che il termine per la presentazione degli emendamenti
era stato chiuso il 22 giugno e dopo che gli emendamenti erano
stati stampati il 23 giugno, con una decisione unilaterale del presidente
della Commissione, contestata da tutta l'opposizione, sono stati riaperti
i termini per la presentazione degli emendamenti, per consentire il vero
e proprio colpo di mano istituzionale messo in atto dalla maggioranza. Così,
il 13 settembre, con due emendamenti della maggioranza, si è deciso di stravolgere
totalmente il sistema elettorale attualmente in
vigore.
Non basta: alle 21 della sera di martedì 27 settembre, con un altro colpo
di mano, sono stati presentati una serie di subemendamenti
firmati dal relatore che hanno nuovamente cambiato il sistema elettorale
ad libitum della maggioranza, delle
sue riunioni, delle sue trattative, dei suoi contrasti dei suoi ricatti
interni. Tutta l'opposizione ha denunciato la gravità inaudita di questo
duplice colpo di mano istituzionale: il secondo ancora più grave del primo,
perché ovviamente i subemendamenti impediscono
qualunque possibilità di modifica. E la nostra
richiesta di tramutarli quantomeno in emendamenti è stata rifiutata.
In Commissione, tra l'altro - non involontariamente, relatore Bruno, e ne
fanno fede gli atti parlamentari - solo i deputati dell'opposizione sono
sistematicamente intervenuti nel merito di questo dibattito, di fronte al
silenzio assoluto - mi rivolgo a Nitto Palma,
a Benedetti Valentini - dei deputati della maggioranza,
che non hanno aperto bocca per tutto l'esame del
testo da parte della Commissione, salvo due interlocuzioni incidentali di
un collega di Alleanza nazionale.
Nei mesi a cavallo tra il 2000 e il 2001 - lo ha ricordato benissimo questa
mattina il collega Bressa - l'opposizione di centrodestra
di allora, di fronte ad un'ipotesi di riforma elettorale da parte di gruppi
del centrosinistra, si oppose totalmente. L'attuale
ministro dell'interno minacciò le barricate; il Presidente Berlusconi disse: «Non vi permetteremo mai di cambiare la
legge elettorale a colpi di maggioranza! Ci rivolgeremo a Ciampi,
al Presidente della Repubblica! Fermatevi! Non accettiamo che questo avvenga!».
Noi ci fermammo. E voi state facendo esattamente ciò che avevate
denunciato nel 2000-2001, allora trovando
ascolto dalla maggioranza di centrosinistra.
Oggi voi siete totalmente sordi e ciechi rispetto a qualunque ragione di
confronto politico e di inaccettabilità di un dibattito
parlamentare che è stato imposto in modo totalmente unilaterale. Ciò è avvenuto,
non a caso, dopo i mesi estivi di accuse e di contrasti,
di ricatti e di minacce fra l'uno e l'altro gruppo della maggioranza, per
ragioni totalmente e solamente di contrasto interno alla stessa maggioranza,
che è minata dalla metastasi evocata infelicemente dal Presidente Berlusconi.
Per timore di perdere le elezioni e di perdere
clamorosamente, eventualmente - ciò lo decideranno gli elettori -, oppure
per cercare di diminuire l'impatto della possibile e probabile, non certa,
sconfitta elettorale, si cancella con un colpo di mano istituzionale il
referendum popolare del 18 aprile 1993, cui partecipò il 77 per cento dei
cittadini italiani. È la stessa percentuale riscontrata alle elezioni tedesche
di due domeniche fa.
Votò «sì» a quel referendum l'82,7 per cento dei
cittadini. Decine di milioni di italiani hanno
partecipato al voto, milioni di italiani hanno discusso all'epoca di che
cosa è un sistema elettorale, come cambiarlo e perché cambiarlo. Ciò fu
deciso dalla sovranità popolare.
Voi fate strame di tutto questo! Non vi interessa
nulla! Cancellate la sovranità popolare e manipolate le leggi elettorali
in previsione della vostra possibile ed eventuale, ma
probabile, sconfitta!
Nel 1999 - collega Benedetti Valentini, abbiate
il coraggio di ricordarlo! - il vostro leader, onorevole Fini, vi mandò
addirittura sulle spiagge a raccogliere le firme per un referendum che mirava
all'abolizione anche della residua quota proporzionale del 25 per cento.
Adesso Alleanza nazionale, con un voltafaccia incredibile di centottanta
gradi, si associa alla reintroduzione del sistema proporzionale, facendo
strame di quel referendum che voi avete proposto, al quale partecipò quasi
il 50 per cento dei cittadini, ma per poche migliaia il quorum non fu raggiunto.
La Lega fa parte di questo gioco, che fa strame
delle istituzioni, e non ha neanche il coraggio di intervenire in aula.
L'onorevole Luciano Dussin, iscritto a parlare
prima di me, non si è neanche presentato. Non c'è alcun deputato della Lega
in aula! La Lega fa parte di questo gioco, che fa
strame delle istituzioni, perché sta ricattando la maggioranza e, in particolare,
l'UDC per imporre il voto sulla riforma costituzionale.
L'UDC, da parte sua, sta ricattando la Lega per imporre
lo stravolgimento del sistema elettorale, minacciando - sono dichiarazioni
di queste ore! - di non votare la riforma costituzionale.
State barattando la riforma della Costituzione del nostro paese e lo stravolgimento
del sistema elettorale per i contrasti interni, per la metastasi, per i
ricatti e i condizionamenti presenti all'interno della vostra maggioranza!
Forza Italia vede il suo leader, che è anche il Presidente del Consiglio
legittimamente in carica, apertamente contestato in diretta televisiva,
di fronte a decine di milioni di italiani, nel
corso della conferenza stampa di giovedì 22 settembre. Parla il Presidente
del Consiglio e poi uno dei segretari dei gruppi della
maggioranza gli dice: «Qualcuno crede che questo signore sia il miglior
candidato per la Casa delle libertà - caro Nitto
Palma - per le prossime elezioni politiche? Noi riteniamo che questo non
sia vero».
Questo è lo scenario che state dando agli italiani in queste settimane,
in questi giorni e in queste ore. State facendo strame della Costituzione,
delle istituzioni e del sistema elettorale, e non perché ritenete che questo
sia un sistema elettorale più giusto ed adeguato. In questo
modo, onorevole Nitto Palma, delegittimate la
maggioranza di cui fate ancora parte e il Presidente del Consiglio ancora
in carica. Infatti, se si ritiene che il sistema vigente sia ingiusto,
vuol dire che questo tipo di situazione è delegittimata,
ma non lo è.
PRESIDENTE.
Onorevole Boato...
MARCO
BOATO. Ancora un minuto, signor Presidente.
Questo sta succedendo. Forza Italia ha incassato la vittoria legittima nelle
elezioni politiche del 2001 e ora teme la sconfitta, che sarebbe altrettanto
legittima, l'anno prossimo e, per questo motivo, insieme ai suoi colleghi,
vuole stravolgere la legge elettorale, insieme - lo ripeto - ai suoi soci
di maggioranza.
Questa metastasi della maggioranza si sta tramutando in una metastasi delle
istituzioni. Noi non lo permetteremo! Attiviamo il freno di
emergenza! Suoniamo l'allarme democratico!
Noi non stiamo agendo, noi stiamo reagendo. Noi
non stiamo attaccando, onorevole Nitto Palma,
ma ci stiamo difendendo o, meglio, stiamo difendendo
le regole della democrazia e la stessa sovranità popolare!
È indecente, signor Presidente, che io non possa
aggiungere nulla nel merito specifico e tecnico, perché ho 7 minuti - e
sono finiti, lei me lo sta ricordando - per parlare del totale stravolgimento
del sistema elettorale! Questo è assolutamente indecente e inaccettabile
anche sul piano parlamentare (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Unione,
dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita,
DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti
italiani)!