Roma,
Camera dei deputati, 13 ottobre 2005
MODIFICHE ALLE NORME PER L’ELEZIONE
DELLA CAMERA DEI DEPUTATI E DEL SENATO DELLA REPUBBLICA
Intervento di Marco Boato in discussione articolata
Stenografico Aula in corso di seduta del 13 ottobre
2005
(Ripresa
esame dell'articolo 1 - A.C. 2620 ed abbinate)
Le ragioni politiche sono rappresentate dalla inaccettabilità
del totale stravolgimento del sistema elettorale per esclusive ragioni e
interessi di parte, di scambio politico svoltosi esclusivamente all'interno
della maggioranza. Mi dispiace che una persona - e ciò voglio dirlo solo
una volta - che stimo ed apprezzo e che ho sempre ascoltato con grande
rispetto, l'onorevole Marco Follini, si sia dimostrato
l'apprendista stregone di questa vicenda: voleva la reintroduzione del proporzionale
con le preferenze, ed ha invece ottenuto, in suo nome e mi pare anche in
nome del Presidente della Camera, l'introduzione del proporzionale oligarchico,
senza preferenze, con l'imposizione dei candidati da parte delle gerarchie
di partito, quando ci sono ancora i partiti; voleva anche porre legittimamente
in discussione con le elezioni primarie la possibile candidatura a primo
ministro per il centrodestra alle prossime elezioni politiche. Ma
l'onorevole Follini è stato letteralmente stritolato
e «fatto fuori» sia lui sia le primarie, le quali sono letteralmente scomparse
dall'orizzonte. Mi dispiace, ripeto, perché le motivazioni addotte dall'onorevole
Follini erano nobili anche se da me non condivise.
L'esito di questa vicenda è ignobile, e lui ne è
la prima vittima.
Ci sono poi ragioni istituzionali. È inaccettabile l'unilaterale imposizione
di un nuovo sistema elettorale, tanto più dopo il pronunciamento referendario
del 18 aprile del 1993, che con il 77 per cento dei partecipanti aveva
visto l'82,7 per cento dei votanti, decine di milioni di italiani,
votare sì al nuovo sistema elettorale.
Ci sono, poi, ragioni costituzionali: la totale irragionevolezza delle soglie
- 10, 4, 2 e persino meno di 2 alla Camera; 20, 8, 3 al Senato - e, quindi,
la loro totale incostituzionalità, sotto il profilo della ragionevolezza;
la totale, potenziale paralisi del sistema, nei rapporti tra Camera e Senato,
attraverso diversi premi di maggioranza; la reale possibilità che possa
scattare un premio di maggioranza per una coalizione alla Camera e un insieme
di diversi premi di maggioranza per diverse coalizioni al Senato.
Ma vi sono anche ragioni procedurali per dire questo «no» grande come un
grattacielo: prima di tutto, la palese e sistematica violazione
dell'articolo 72 della Costituzione sul procedimento legislativo. Essa chiama
in causa anche la regolarità e la correttezza del modo in cui le cose si
sono svolte sia in Commissione sia in Assemblea: vi è stato il totale stravolgimento,
attraverso la decisione di ammissibilità, a mio
parere indecente, che ha riguardato gli emendamenti 1.500 e 2.500, che hanno
totalmente stravolto il testo base che era stato adottato dalla Commissione.
Su qualunque altra proposta di legge la presidenza della Commissione, prima,
e della Camera, poi, avrebbe dichiarato l'inammissibilità di quegli emendamenti:
centinaia di volte vengono dichiarati inammissibili
emendamenti che hanno una portata emendativa infinitamente
inferiore! In questo caso, invece, tutto è stato accettato, tutto è stato
imposto, tutto è stato dichiarato ammissibile ...
Signor Presidente, mi avvio a concludere. Per ragioni
di merito e di metodo, perché si è fatto strame della Costituzione e del
regolamento, della correttezza dei rapporti tra maggioranza e opposizione,
della sovranità popolare come si era espressa nel 1993, noi siamo convinti
non soltanto che si debba votare contro l'articolo 1 e, successivamente,
contro l'articolo 2 e contro la proposta nel suo complesso, ma anche che
la storia si incaricherà di dimostrare l'idiozia e la miopia di ciò che
sta avvenendo.
PRESIDENTE.
Grazie.
Tutti i precedenti esempi, che riguardano forze politiche anche diverse,
dimostrano che questi colpi di mano, alla fine, vengono
sconfitti dalla volontà popolare,...
PRESIDENTE.
Grazie.
(Esame
dell'articolo 2 - A.C. 2620 ed abbinate)
Da collegi che comprendono circa duecentomila elettori, oggi, con la vostra
legge, passate a circoscrizioni regionali che, ad esempio per la Lombardia,
comprendono 9 milioni di abitanti. Sono inaccettabili
le liste bloccate che consegnano ogni scelta sulle candidature nelle mani
di ristretti vertici di partito, riducendo ancora la partecipazione democratica
nel nostro Paese. Sono inaccettabili ed arbitrarie le soglie di sbarramento
introdotte, per di più ciascuna diversa tra Camera e Senato: per quest'ultimo, ad esempio, si prevedono soglie di sbarramento
rispettivamente del 20 per cento, dell'8 per cento,
del 3 per cento; alla Camera invece si prevedono soglie del 10 per cento,
del 4 per cento, del 2 per cento e, perfino, minore del 2 per cento. Sembra
che qualcuno stia dando i numeri al lotto ed invece state scrivendo, dal
vostro punto di vista, la nuova legge elettorale.
Sono inaccettabili e del tutto irragionevoli sotto
il profilo costituzionale i diciotto distinti premi di maggioranza, che
sono diversi per ciascuna delle 18 regioni; non sono venti, come è stato
detto, perché non compaiono la Valle d'Aosta ed il Trentino Alto Adige!
È inaccettabile il procedimento legislativo che è stato adottato in palese
violazione e sistematica lesione dell'articolo 72 della Costituzione: anche
ora voterete l'articolo 2 che riguarda una serie di articoli
della legge elettorale!
È inaccettabile aver stravolto e travolto il referendum popolare del 18
aprile del 1993; un referendum che riguardava proprio e specificatamente
la legge elettorale del Senato e che fu approvato da decine di milioni di italiani!
Per tutte queste ragioni, noi voteremo contro l'articolo 2, riguardante
il sistema elettorale del Senato, come pure voteremo contro sul complesso
dell' intero provvedimento.
Una legge che, alla fine, si rivolterà contro il centrodestra, come una
sorta di boomerang, grazie a quella che io ritengo sarà la risposta del
popolo sovrano a questo vero e proprio sopruso politico ed istituzionale.