
Roma,
18 novembre 2002
IN MORTE DEL SENATORE FRANCESCO DE MARTINO
Intervento di Marco Boato alla Camera dei Deputati
Resoconto stenografico della seduta n. 224 di lunedì 18 novembre 2002
MARCO
BOATO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, condivido pienamente ciò
che il Presidente Mussi ha detto in ricordo del senatore Francesco De Martino
e quanto è scritto nel telegramma del Presidente della Camera Casini, nonché
ciò che poc'anzi ha sostenuto il collega Bobo Craxi.
Credo non sarebbe dispiaciuto al senatore De Martino un ricordo non soltanto
istituzionale, come quello che lei ha svolto in apertura di seduta, ma anche
con la coralità che è possibile in una seduta della Camera che non prevede
una partecipazione affollata.
Per questo motivo, vorrei unire anche le mie parole, senza nulla poter aggiungere
rispetto a ciò che già è stato ricordato, da lei in modo particolare. Forse,
con un'espressione biblica, potremmo dire che Francesco De Martino è morto
carico di anni e di saggezza. La sua età così avanzata non gli ha mai impedito
- lei, giustamente, lo ha ricordato, signor Presidente, ed io ne ho avuto
esperienza personale - una continua apertura culturale alle nuove generazioni,
ai processi di trasformazione sociale, politica e culturale che hanno attraversato
mezzo secolo di storia italiana.
La sua storia personale si identifica con quella dell'antifascismo, della
resistenza e della Repubblica, con l'intera storia della Repubblica. Sul
piano personale, dopo aver sentito mio padre, che era stato esponente del
partito d'azione e socialista, con ammirazione, citarlo più volte, ho avuto
occasione di conoscerlo personalmente nel corso della sua ultima legislatura
alla Camera dei deputati, la mia prima: l'VIII legislatura.
Il rigore intellettuale, la coerenza morale, l'impegno politico sono le
caratteristiche che chiunque percepiva stabilendo con lui un contatto, con
soggezione quasi, come lo avevo io, da neodeputato.
Ricordo che era stato anche candidato alla Presidenza della Repubblica alla
fine del 1971. Ricordo che, durante l'VIII legislatura, presiedette la Commissione
parlamentare d'inchiesta sul caso Sindona, una Commissione d'inchiesta difficile
e delicata da cui originò l'inchiesta sulla vicenda della P2 e che lui seppe
dirigere con assoluto equilibrio e con rispetto di tutte le forze politiche.
Credo sia giusto ricordare insieme, in questa sede, un uomo che è stato,
prima, membro della Camera, poi, componente del Senato, dal 1983, ed infine
senatore a vita, nominato dal Presidente Cossiga; credo sia giusto ricordarlo
come un grande dirigente politico, un grande socialista democratico e riformista
ed un grande giurista - come lei ha detto, Presidente Mussi -, ma anche
come un uomo di grande e straordinaria umanità.