
Trento/Bleggio
31 marzo 2008
PINZOLO-CAMPIGLIO: SI CONTINUA AD INSISTERE
SUL COLLEGAMENTO “SBAGLIATO”
di Roberto Bombarda,
Le dichiarazioni
rilasciate alla stampa dal Sindaco di Pinzolo, William Bonomi, in merito
al collegamento Pinzolo-Campiglio successivamente alle nuove denunce presentate dalle associazioni
ambientaliste meritano alcuni commenti.
Innanzitutto
il Sindaco ha confermato lo stop all’iter della Valutazione d’impatto ambientale.
A mio avviso questa è l’ennesima dimostrazione di come il progetto
sia stato fatto male! Quattro anni fa, quando venne
presentato in pompa magna il primo progetto, io mi permisi di evidenziare
come una simile proposta non potesse stare in piedi – dal punto di vista
legale, economico ed ambientale – suggerendo di cambiare il progetto. Venni irriso ed offeso. Tre anni dopo il progetto è stato rifatto
(tre anni persi, in tutti i sensi) ed una sentenza diciamo
non del tutto convincente del TAR di Trento ha “salvato” le opere nel frattempo
realizzate sul Grual in assenza di una valutazione d’incidenza complessiva
del collegamento, come richiesta dalle direttive comunitarie. Ma
anche il nuovo progetto non può reggere, poiché arrecherebbe danni spaventosi
all’ambiente ed al paesaggio, nascondendo dietro ad una presunta “mobilità
alternativa” un progetto di potenziamento di piste ed impianti! Desidero
ancora una volta confermare il mio personale favore ad un collegamento tra
Pinzolo/Carisolo-Sant’Antonio di Mavignola-Madonna di Campiglio che sia veramente alternativo all’utilizzo prevalente dell’auto
privata. Ma Comune e Provincia si sono arroccati
su un’ipotesi progettuale che, ancora una volta, disattende quelli che sono
i criteri minimi perché l’opera possa essere considerata “mobilità alternativa”
e dunque iniziativa di pubblico interesse pagata dai cittadini.
Se il
Sindaco di Pinzolo è in buona fede – e sinceramente voglio credere che lo
sia – si ripassi il significato dei termini “mobilità alternativa”, guardando
alle migliori esperienze attuate in questo campo dalla Francia all’Austria, dalla Svizzera alla Germania.
E’
infatti un’offesa all’intelligenza delle persone ipotizzare che un
turista qualunque, od un lavoratore pendolare, od una famiglia di turisti
con bambini o anziani che non sciano, per salire a Madonna di Campiglio
debbano fare il “giro dell’oca”, salire sul Doss, poi sul Grual, poi scendere
a Plaza, poi risalire al Colarin…. Non siamo nati ieri! Se vogliamo la mobilità
alternativa quasi interamente pagata con i soldi dei cittadini trentini
tramite le casse della Provincia (con finanziamento diretto all’impresa
realizzatrice; con contributo del 95% a fondo perduto ai Comuni che sono
nel capitale della società impiantista; con intervento nel capitale sociale
della società impiantista di Trentino Sviluppo Spa, società giuridicamente
privata ma controllata al 98% dalla Provincia; con intervento diretto del
100% su alcune opere fondamentali del collegamento, come ad esempio i parcheggi
di attestamento!) mobilità alternativa sia! Cioè
un impianto da Tulot a Colarin, passando per Mavignola, senza “sfregiare”
con piloni e cavi il nodo di Plaza ed i masi di Fogajard custodi della più
entusiasmante vista del Brenta, minimizzando gli impatti ambientali (che
in ogni caso ci saranno, purtroppo). Non ha alcun senso violare Plaza, massacrare
il versante di Cavradoss, attraversare i masi di Fogajard.
Bonomi
ha ragione nel ritenere che il turismo sarà anche per il futuro l’asse portante
dell’economia rendenese e che con le ciaspole non si fa il giro di
affari dello sci alpino. E pure quando afferma che un impianto in più non stravolge l’ambiente
e può anche essere dimesso con un danno relativamente modesto. Ma
sbaglia nel dichiarare il suo impegno per la tutela della Natura
quando vuole portare impianti (per ora) e piste (in futuro) a Plaza.
Se ama la Natura salvi Plaza e Fogajard, altrimenti abbia la
bontà di restare in silenzio, fa più bella figura. Dai tempi di Righi e
degli scritti di Freshfield e Payer, Campiglio è sempre stata rinomata per
la bellezza del paesaggio e dell’ambiente: è questo il suo capitale, che
se danneggiato ulteriormente rischia di non poter più produrre interessi
anche in futuro.
Il fatto
che la strada attuale per la Val Brenta possa essere chiusa è irrilevante:
quando Bonomi non sarà più sindaco, quando qualcun altro cambierà le norme
del Parco, quando gli appetiti immobiliari attorno a Mavignola diverranno
troppo forti, salterà la “stanga” con tutto quello che ne consegue. Non
è un processo alle intenzioni, bensì l’ovvia constatazione risultante dall’esperienza.
L’esperienza che insegna che là dove vengono costruiti impianti sorgono tutta una serie di immobili
e di opere accessorie, più o meno impattanti, quelli sì non più reversibili.
La Provincia
ha ancora la possibilità di correggere l’impostazione fin qui errata; lo
faccia finché è in tempo e lavori con il Comune per un collegamento che
sia finalmente utile all’intera comunità della Rendena (e del Trentino),
fruibile tutto l’anno anche in orari e condizioni che agevolino i lavoratori
pendolari, facendo diventare il nuovo impianto un’attrattiva in sé oltre
che uno strumento di reale gestione alternativa degli accessi all’alta valle.
E
colga l'occasione del Progetto Metroland per valutare – come propongo in
una mozione presentata in Consiglio provinciale – la fattibilità di un prolungamento
del corridoio ferroviario Rovereto-Arco-Tione fino a Pinzolo e, perché no,
fino a Campiglio (proseguendo magari verso Dimaro e connettendosi con la
Trento-Malé). Questa sì potrebbe essere una grande sfida per il turismo
dei prossimi 30-50 anni: raggiungere Pinzolo e Madonna di Campiglio, da tutta Europa,
con un mezzo di trasporto più ecologico come il treno. Un treno sul modello
svizzero, che possa seguire il tracciato meno impattante sull'ambiente e
sul paesaggio (con tratti in galleria nei luoghi più delicati) e che possa
soddisfare tutte le esigenze di mobilità che saranno chieste per riqualificare
il turismo, settore portante dell'economia locale.
Cons.
prov. dott. Roberto Bombarda