Trento, 22 maggio 2007
L’ASSESSORE BERASI ASSICURA L’APPOGGIO DEL TRENTINO
PER IL PROCESSO DI AUTODETERMINAZIONE DEL SAHARAWI
Nel corso di un incontro con il ministro della cooperazione Salek Baba
e con i dirigenti dell’Associazione Tempora onlus

Comunicato stampa

L’assessore provinciale alla solidarietà internazionale Iva Berasi si è incontrata, ieri sera presso il palazzo della Provincia con il ministro della cooperazione della Repubblica Araba Saharawi Democratica signor Salek Baba Hassene, che per l’occasione era accompagnato da Salem Hamada, funzionario d’ambasciata, e dalla signora Giovanna Venditti, presidente dell’Associazione ”Tempora onlus” che da anni sta portando a compimento alcuni progetti di solidarietà proprio nel deserto sahariano ove sono raccolte migliaia e migliaia di profughi del Saharawi.
In Italia da alcuni giorni per incontrare autorità e associazioni impegnate in progetti di cooperazione nel suo paese, il ministro Salek Baba ha rappresentato all’assessore Berasi la situazione drammatica della sua terra. “Sono più di  trent’anni che l’esercito marocchino ha occupato il territorio del Sahara Occidentale, richiamato in quelle lande desertiche sotto alle quali sono stati individuati appetitosi giacimenti petroliferi. E sono trent’anni che, malgrado le condanne ripetute dell’ONU, del Tribunale Internazionale dell’Aja, dell’Unione Europea, perfino degli Stati Uniti d’America con il loro rappresentante James Backer, il regime del Marocco, pur dicendosi pronto a parole a concedere l’autodeterminazione al mio popolo, in realtà si oppone con la tortura e con la repressione a ogni possibilità di riscatto del Saharawi. Il 30 aprile scorso il Marocco ha per l’ennesima volta accettato di serdersi al tavolo della negoziazione, sotto l’egida diretta del segretario generale delle Nazioni Unite: staremo a vedere se nelle prossime settimane ci saranno novità interessanti: per il momento posso solo dire che la repressione contro gli studenti universitari e contro il Fronte Polisario, nei territori occupati, è aumentata! Sono qui a Trento per ringraziare la Provincia autonoma per tutto quello che ha fatto in questi anni per il Saharawi. Le nostre emergenze sono l’acqua, l’energia, la salute, le comunicazioni, la formazione e l’istruzione. Grazie per quanto avete fatto proprio in questi settori e mi auguro che lo si continui a fare anche nel futuro”.
“Conosco bene la vostra situazione – ha risposto l’assessore Berasi, – grazie all’impegno degli amici di Tempora onlus e all’impegno che la Provincia di Trento ha assunto di appoggiare progetti di autosviluppo. Posso assicurarvi che il nostro impegno non verrà meno, e contiamo quanto prima di poter festeggiare assieme al suo popolo l’indipendenza raggiunta per vie pacifiche e di negoziazione, e non con le armi”.
L’appoggio della comunità trentina alla causa del Sahara Occidentale – ha poi proseguito l’assessore Berasi, – lo si può toccare con mano non solo nel sostegno ai progetti che dal 2000 a oggi Tempora onlus sta gestendo in quel lontano Paese, ma anche dalla sensibilizzazione che abbiamo voluto allargare a tutti i comuni trentini in merito alla situazione politica di quella terra. Ecco perché di recente abbiamo fatto giungere a tutte le nostre municipalità una bozza di ordine del giorno che appoggia gli sforzi pacifici del Fronte Polisario e si augura che il contenzioso tra il Saharawi e il Marocco venga risolto quanto prima per vie diplomatiche, le uniche che possono raggiungere qualche risultato senza aggravare ulteriormente le condizioni di vita già precarie della popolazione profuga e di quella che vive nei territori occupati”.
È significativo il fatto che nella prima fase di aiuti al Saharawi la Provincia si sia impegnata tramite Tempora onlus a cercare di dare una risposta al problema più urgente e drammatico, e cioè l’assenza di acqua. “Adesso l’acqua è stata trovata scavando pozzi – ha detto la presidente Giovanna Venditti, –ma è subito emerso un secondo grosso problema, e cioè garantire la potabilità di un’acqua che il più delle volte è salmastra. In questi ultimi due-tre anni, poi, ci siamo impegnati in progetti molto qualificanti che riguardano la formazione e l’istruzione. È nato così il progetto ‘Ecole Rio de Oro’. A Myèc, località in cui la nostra associazione aveva realizzato un impianto di potabilizzazione delle acque salmastre che ha favorito l’insediamento della popolazione nomade saharawi, la scuola più vicina dista circa 400 chilometri e per questo le autorità saharawi hanno chiesto la realizzazione di un polo scolastico. Il progetto prevede la realizzazione di un complesso dotato di due aule (60 alunni) per le elementari ed altrettante per le medie, di quattro stanze da adibire a foresteria per i professori, di un deposito di attrezzature, di una cucina, di una biblioteca, di una sala riunioni/pranzo, di un ambulatorio e di un locale per l’amministrazione.
“Nell’invitarla ufficialmente a visitare i progetti che gli amici trentini stanno gestendo nella mia terra – ha infine detto il ministro Salek Baba rivolto all’assessore Berasi, – le rinnovo la gratitudine del mio popolo. È stata una vera fortuna, per il Saharawi, aver incontrato tanti amici europei, italiani e trentini che hanno avuto una sensibilità enorme e una generosità che noi cerchiamo di ricambiare con un impegno alla pace costruita con il dialogo e con il negoziato”.

UN PO’ DI STORIA

La questione del Sahara Occidentale – scrivono quelli di Tempora Onlus – rimane a tutt’oggi uno dei nodi più duri da sciogliere, all’interno dei complessi equilibri geopolitica del continente africano e rappresenta uno dei tanti dolori contenziosi ancora aperti nel nostro pianeta, similmente al Tibet, alla questione Israele-Palestina, al Kurdistan.
Il popolo Saharawi vive dal 1975, anno dell’occupazione marocchina, lontano dalla propria terra, in campi profughi allestiti in una zona arida del deserto algerino, in perenne attesa di celebrare un referendum di autodeterminazione il cui Diritto, sebbene sia stato riconosciuto dai massimi organismi internazionali (ONU, Corte internazionale dell’Aja), sembra non arrivare mai.
È la consueta doppia morale della politica internazionale che, se pur sostiene a parole istanze ideali di giustizia, democrazia, diritti umani ecc., poi, nel piano della cosiddetta realpolitik, le rinnega in nome delle alleanze strategiche e delle opportunità economiche.
Il Saharawi è stata una colonia spagnola fino al 1975. Nell’ottobre del 1975 il Marocco ha invaso illegalmente il territorio, non tenendo conto delle delibere dell’ONU e del parere consultivo del Tribunale Internazionale dell’Aja, entrambi contrari all’invasione. L’occupazione, malgrado la resistenza del Fronte Polisario (Movimento di Liberazione del popolo Saharawi) si caratterizza per ferocia e brutalità. Le molteplici violazioni dei diritti umani e l’utilizzo di armi proibite (napalm e bombe a frammentazione) obbligano la popolazione a fuggire verso l’Algeria, a Tindouf, dove vengono organizzate, in un lembo di deserto secco, enormi tendopoli per raccogliere i profughi Saharawi.
Da allora, e per 32 anni circa, si combatte una guerra-non guerra tra Marocco e Fronte Polisario poco conosciuta o del tutto ignorata dall’opinione pubblica internazionale.
Nonostante il cessate il fuoco e l’armistizio firmato dalle parti nel 1992, che prevedeva lo svolgimento di un libero referendum per l’autodeterminazione sotto l’egida dell’ONU, i rifugiati saharawi continuano la loro lotta vivendo nelle difficili condizioni imposte dall’aridità del terreno e dalla vita della tendopoli, grazie anche agli aiuti umanitari della cooperazione spagnola, francese, italiana e di altri Paesi donatori.
Una delle caratteristiche –dicono ancora quelli di Tempora onlus, –che ci induce a proseguire nella linea di aiuti umanitari, grazie anche al contributo della Provincia autonoma di Trento, è che ”i Saharawi non hanno mai scelto di sancire i loro diritti con atti di violenza o di terrorismo!”

INTERVENTI A FAVORE DEL POPOLO SAHARAWI
TRAMITE L’ASSOCIAZIONE “TEMPORA ONLUS”

2000: “Film Hamada”. Il progetto prevedeva l’ideazione, realizzazione e produzione del film “Hamada – Il coraggio di vivere nel nulla”, per rappresentare la difficile situazione nella quale versa il popolo saharawi (costo € 15.493,71; contributo PAT € 10.329,14.

2002: “Emergenza acqua”. La principale carenza individuata dal progetto riguarda il difficile accesso a fonti d’acqua potabile da parte della popolazione saharawi, costretta a vivere in tendopoli nelle parti più inospitali del deserto. Il progetto prevedeva la ricerca di falde acquifere e la realizzazione di tre pozzi in grado di fornire acqua potabile ai profughi (costo € 82.389,85; contributo PAT € 45.514,03).

2003: “Qualità delle acque”. Il progetto proponeva di intervenire sui tre pozzi già perforati per diminuire l’alto tasso di salinità dell’acqua. A tale scopo si prevedeva la fornitura e installazione di un impianto ad osmosi inversa nonché la formazione di tecnici per la gestione e la manutenzione dell’impianto stesso (costo € 160.740,00; contributo PAT € 80.000,00).

2003: “Ospitalità bambini saharawi”. Un gruppo di bambini è stato ospite in Trentino durante il mese di agosto. Al ritorno in patria hanno portato con loro medicinali e materiale didattico (costo € 12.450,00).

2004: “Cooperare e vivere nel deserto”. Il progetto prevedeva l’acquisto di un fuoristrada sia per il trasporto di persone sia per il trasporto di materiali anche presso le strutture ospedaliere (costo € 24.700,00; contributo PAT € 15.000,00).

2004: “Women in Work” (scadenza del progetto: 31 dicembre 2007). Il progetto prevede la realizzazione in Italia (e in loco) di corsi di taglio e cucito, leadership femminile e autosviluppo per cinque donne saharawi e uno di costruzione in terra cruda per due uomini. Il personale formato provvederà a trasferire le competenze acquisite ad altri gruppi di profughi. Sempre lo stesso progetto prevede la costruzione di un centro polifunzionale che comprende aula scolastica, biblioteca, internet café, centro comunicazione, videoteca, centro musica, atelier per la produzione di abbigliamento nella tradizione saharawi, falegnameria, laboratorio per la lavorazione dei metalli, esposizione e vendita di prodotti, un ambulatorio (costo primo anno € 88.215,00; contributo PAT € 61.650,50; costo secondo anno € 88.215,00; contributo PAT € 61.650,50).

2004: “Ospitalità bambini saharawi”. Un altro gruppo di bambini è stato ospite in Trentino durante il mese di agosto (costo € 16.300,00).

2005: “Acqua ed energia solare”. A Tifariti, territori liberati marocchini, sono presenti sei pozzi con una portata di 2-3 metri cubi di acqua all’ora che servono 3mila persone e un numero non quantificato di beduini. I pozzi sono però sprovvisti di pompe e l’acqua viene prelevata con un secchio legato a una corda. Il progetto prevedeva l’installazione di una pompa alimentata ad energia solare in località Buer Tiguisit, per permettere un maggior sfruttamento del pozzo presente in quella località (costo € 16.697,24; contributo PAT € 11.688,00).

2007: “Ecole Rio de Oro”. A Myèc l’associazione aveva realizzato un impianto di potabilizzazione delle acque salmastre che ha favorito l’insediamento della popolazione nomade saharawi. La scuola più vicina dista circa 400 chilometri e per questo le autorità saharawi hanno chiesto la realizzazione di un polo scolastico. Il progetto prevede la realizzazione di un complesso dotato di due aule (60 alunni) per le elementari ed altrettante per le medie, di quattro stanze da adibire a foresteria per i professori, di un deposito di attrezzature, di una cucina, di una biblioteca, di una sala riunioni/pranzo, di un ambulatorio e di un locale per l’amministrazione (costo € 165.049,00; contributo PAT € 80.000,00).