
Rovereto, 19 giugno 2001
I
VERDI, LA SINISTRA E L'ULIVO
di Pino Finocchiaro
Pubblicato
su "L'Adige" di mercoledì 27 giugno 2001 con il titolo "Non di sola
Margherita…" - Editoriale, pag. 1.
Dopo
il 13 maggio si è aperto nel centro sinistra autonomista una riflessione
politica a tutto campo, una riflessione utile e franca, non essendo oltretutto
direttamente condizionata da una scadenza elettorale immediata, anche se tutte
le forze politiche hanno già messo in agenda la scadenza del 2003,
con il rinnovo del Consiglio provinciale/regionale.
La vittoria del
centro sinistra nelle elezioni politiche del 13 maggio in questa circoscrizione
elettorale, con l’alleanza con la SVP, una vittoria superiore a quella del
’96 (con due seggi in più conquistati a Bolzano ed uno in più
sulla quota proporzionale, ma anche con la liquidazione della Lega ed il ridimensionamento
consistente di AN che ha perso tutti i suoi due parlamentari), non deve essere
data per scontata nel 2003, sia per ragioni politiche, sia per ragioni di
meccanismi elettorali.
Penso
che potremo vincere se sapremo convincere, se sapremo cioè presentare
agli elettori una coalizione nella quale possano riconoscersi tutte le componenti
ideali, culturali e politiche che compongono il variegato mondo del centro-sinistra
autonomista trentino; se sapremo riprendere il confronto anche con il Patt
– oggi in difficoltà essendo stato sconfitto nella sua alleanza col
centro-destra – ma capace di riorganizzarsi in vista del 2003; se Verdi e
sinistra saranno in grado di giocare la partita in modo paritario con la Margherita
ed eventuali altre forze moderate.
A questo
aggiungerei che occorre soprattutto creare le condizioni sia politiche sia
sul piano delle regole istituzionali che consentano alla coalizione vincente
di realizzare il programma sottoposto al vaglio degli elettori, senza strappi
e forzatura da parte di nessuno, ne condizionati da tentazioni "neoconsociative"
che oggi di fatto paralizzano il Consiglio provinciale. Gran parte delle difficoltà
e delle incertezze dell’attuale centro-sinistra al governo in Provincia dipendono
proprio da questo.
La
Jumela è stata una forzatura, la vicenda aeroporto – stoppata da una
forte iniziativa politica dei Verdi culminata nel referendum consultivo –
è stata un’altra forzatura, i continui richiami alla PIRUBI – infrastruttura
di cui si discute da trent’anni e su cui nel piano urbanistico di dieci anni
fa si disse, credevamo definitivamente, "no", sono un’altra forzatura.
Come lo è stato lo ‘stop’ al Parco del Baldo, un parco voluto da tutte
le amministrazioni locali interessate, ma osteggiato dal Presidente della
provincia che ne ha chiesto la cancellazione dalla legge quadro approvata
dal Parlamento.
Ma
è anche incredibile – e questo da la misura dell’allucinante situazione
in cui versa il Consiglio provinciale e dello stato dei rapporti fra maggioranza
ed opposizione - che il centro-destra indichi in Claudio Molinari, autorevole
esponente della attuale giunta provinciale di centro-sinistra il possibile
leader di una improbabile giunta di centro-destra per concludere, con un ulteriore
ribaltone, la seconda parte della legislatura! Se proposte simili possono
venir fatte all’insaputa del diretto interessato e, rilanciate sui giornali,
diventano oggetto di confronto politico, significa che in Trentino siamo ancora
molto lontani dall’aver creato le condizioni politico-istituzionali minimali
perché sia possibile discutere seriamente di programmi per il futuro.
Non
dico questo per fare polemiche o per riproporre a mia volta la questione del
futuro leader del centro-sinistra nella competizione del 2003 e la modalità
di presentazione del centro-sinistra. Tutt’altro, credo anzi che discutere
di ciò sia oggi assolutamente prematuro e fuori luogo, come allo stato
non vedo alternative possibili all’attuale maggioranza di governo in Provincia
(oltretutto sempre confermata da tutte le elezioni che si sono susseguite,
dopo la primavera del ‘99.
Si
è parlato del "modello Rovereto", come punto di riferimento
per il 2003. Io, che sono stato uno dei protagonisti di quella esperienza,
ribadisco che è stata una scelta sofferta anche se, sul piano del consenso
ottenuto in città, ci ha dato qualche soddisfazione. Ad ogni buon conto
vorrei ricordare che a quella scelta di distinzione con una parte del centro-sinistra
noi siamo arrivati perché abbiamo rifiutato politicamente il tentativo
di ridurre il centro-sinistra e l’Ulivo ad una alleanza fra Margherita e DS.
Senza quel tentativo, fortunatamente fallito, di azzerare l’area laica, socialista
e verde non credo che avremmo percorso quella strada, e la lealtà con
cui, per quanto ci riguarda, stiamo collaborando con il sindaco Maffei e con
tutta la coalizione di centro-sinistra, ricompattatasi al secondo turno, depone
a nostro favore.
L’errore
più clamoroso che il centro-sinistra potrebbe commettere sarebbe quello
di ridurre l’Ulivo ad una coalizione fra Ds e Margherita, cancellando le altre
identità politiche e culturali. Sarebbe una pretesa di egemonismo suicida
e che, se dovesse profilarsi, ci indurrebbe a predisporre adeguate contromisure.
Detto
questo ribadisco che sarebbe un errore delegittimare o indebolire l’attuale
esecutivo provinciale ed il suo Presidente. I Verdi e la sinistra hanno una
lunga e consolidata tradizione di valorizzazione delle assemblee elettive
come luogo di confronto e di scontro politico, e per tale ragione, anche in
un contesto futuro di elezione diretta del Presidente da parte del popolo,
dissentono con una interpretazione "modello podestà" di questa
carica istituzionale. In altri termini l’esigenza condivisa e giusta della
stabilità e governabilità non deve porre in secondo piano quella
altrettanto importante della democrazia, della partecipazione, della condivisione
e della trasparenza nella gestione pubblica.
C’è
una seconda questione che mi sembra assai importante.
Va
riconosciuto all’area verde, laica e socialista, il merito di aver intuito
con largo anticipo i profondi cambiamenti politici e sociali che la caduta
del muro di Berlino ed il crollo dell’Unione Sovietica avrebbero innescato
anche in Italia. E sono stati, nel bene e nel male, scossoni di non poco conto:
i referendum della primavera del ’93, l’ondata di giustizialismo con cui ci
si è illusi di "chiudere il cerchio" della transizione dalla
prima alla seconda Repubblica, la breve parentesi del primo governo di centro-destra
(94), il governo "tecnico" del 94-96, la svolta del ’96 con l’Ulivo,
le speranze ed il fallimento della Bicamerale, le significative riforme costituzionali
condotte comunque in porto nella legislatura appena conclusa (Statuti regionali
e riforma federalista ancora non entrata in vigore).
Prima
che questo profondo processo di trasformazioni politiche ed istituzionali
si mettesse in moto noi avemmo la capacità di proporre sia a livello
locale che a livello parlamentare il tema delle riforme istituzionali e dell’aggiornamento
dello Statuto. Sul piano locale, col progetto di riforma elettorale a statuto
invariato che, se fosse stato approvato nel ’93, probabilmente avrebbe risparmiato
al Trentino cinque anni di non governo – dal 93 al 98. Sul piano nazionale,
con maggior fortuna, sia con un defatigante lavoro parlamentare di Marco Boato
e di altri, sia con un adeguato supporto a livello di opinione pubblica, siamo
riusciti a far aggiornare lo Statuto di autonomia, nel senso da noi auspicato
per almeno un decennio, norma transitoria compresa, contribuendo in modo significativo
a porre le basi del Patto per l’autonomia con la SVP e di una nuova stagione
politica di convivenza e collaborazione fra i tre gruppi linguistici regionali.
Ho
voluto ricordare questo perché penso sarebbe un grave errore non tener
conto che la modifica dello Statuto approvata a Roma e diventata legge costituzionale
nel febbraio di quest’anno, postula necessariamente alcune integrazioni legislative
da approvare nel Consiglio provinciale di Trento entro questa legislatura.
Mi
riferisco non tanto alla legge elettorale (che è comunque garantita
dalla "norma transitoria"), quanto soprattutto alla questione altrettanto
se non più importante della forma di governo e dei "contrappesi"
di democrazia diretta (i referendum e l’iniziativa popolare).
L’attuale
governo provinciale ed il suo Presidente sono perfettamente in grado di affrontare
questa nuova fase di riforme istituzionali e su ciò saranno valutati,
non ora, ma alla scadenza della legislatura.
Come
Verdi porremo certamente sul tappeto anche altri obiettivi programmatici.
Nei
giorni scorsi abbiamo presentato due proposte strategiche e significative
per lo sviluppo futuro di Trento e del Trentino: un parco della scienza e
dell’arte nell’area ex-Michelin e, finalmente, un parco naturale del Bondone.
Ma nei prossimi mesi ci impegneremo anche per rafforzare il dialogo ed il
confronto politico fra tutti i soggetti che fanno riferimento al centro-sinistra
autonomista, per rafforzare l’azione di governo a livello provinciale e per
rilanciare l’impegno programmatico per il futuro, auspicando che non si debba
perdere tempo ed energie per discutere di impraticabili ipotesi di "partito
unico".
Solo
così potremo consolidare, in vista dell’appuntamento importantissimo
del 2003, l’apprezzabile risultato conseguito il 13 maggio.
Pino
Finocchiaro
Vicepresidente
dei Verdi del Trentino