
Trento,
25 febbraio 2007
INVESTIRE SU ENERGIA E TRASPORTI
Francescato indica le priorità: «Il blocco? Un
palliativo»
Il deputato: «Sull'ambiente, occorre una conversione insieme culturale e
politica».
dal Corriere dell’Alto Adige di domenica 25 febbraio 2007
Energia,
sistema dei trasporti e bioedilizia. Sono questi,
a giudizio dell'onorevole Grazia Francescato,
i punti nodali sui quali intervenire per «arginare» il cambiamento climatico
in corso. Non è solamente la politica, tuttavia, ad essere richiamata alle
sue responsabilità dalla parlamentare dei Verdi, che sembra auspicare, invece,
una vera e propria rivoluzione culturale. «Recuperare il senso del limite».
Questo, in estrema sintesi, l'obiettivo che, a suo giudizio, deve porsi
la società occidentale dopo l' “ubriacatura” novecentesca.
Quanto all'iniziativa della domenica senz'auto, Francescato
è tranciante: «Ben venga il suo valore simbolico, ma resti
la consapevolezza che si tratta di “pannicelli caldi” per un ammalato grave».
Stesso concetto espresso anche da Marco Boato, che aggiunge: «Non gioisco
nel dirlo, ma il Trentino non solo non è un'avanguardia nel campo delle
politiche ambientali, ma deve ancora recuperare un grave ritardo rispetto
alle regioni europee confinanti».
L'APPUNTAMENTO — Non sono bastate le poltrone della sala Rosa della Regione, ieri pomeriggio, ad ospitare le persone accorse per assistere alla relazione della Francescato, invitata dalla Scuola di formazione politica e culturale “Alexander Langer”. Il presidente del Wwf trentino, Francesco Borzaga, quello di Italia Nostra, Paolo Mayr, il consigliere dei Verdi, Roberto Bombarda, ma anche tanta gente comune. Un’inverno senza neve e con il cappotto nell'armadio ha convinto anche i più ottimisti: qualcosa non va.
FRANCESCATO
— «Non troppi anni fa – ha osservato la Francescato
– chi parlava di cambiamenti climatici era guardato
come uno che professa un'eresia. Oggi, quell'eresia
è diventata ortodossia. Tutti si rendono conto che sta succedendo qualcosa.
Il pericolo, quello più subdolo, è che ci si appropri di
quelle idee, per riconvertirle nel mercato. Mi spiego. Oggi la parola biomassa è diventata una sorta di parola mantra, la si ripete in continuazione,
anche a sproposito.
Non molto tempo fa, mi sono imbattuta in un progetto di centrale alimentata
a biomassa proposto ad una giunta nel Salento.
Aveva un solo neo: il legname partiva dall'India, raggiungeva Rotterdam
via nave e da lì, su gomma, veniva trasportato
fino al Salento. Di truffe come queste, dobbiamo attendercene molte».
Mandare in pensione il motore a scoppio, investire nella bioedilizia
e nei biocarburanti da prodursi in loco, sono
tre dei grandi obiettivi che la Francescato indica agli amministratori. Sul governo, l'ottimismo in questo
momento non può mancare. «Il dodecalogo – afferma sorridendo – mi sembra buono, il tema dell'energia
è posto come prioritario. I Dico sono “scivolati” e incassiamo il sì alla
Tav. Ma
per noi il problema è sempre stato quello del come procedere, ossia insieme
alle popolazioni locali e mi pare che Prodi sia d'accordo».
BOATO — «Ben vengano – aggiunge Boato a margine dell'incontro – iniziative di testimonianza come quella delle domenica senz'auto. L'importante è che aiuti a far capire non solo che un altro stile di vita è possibile, ma necessario. Se qualcuno si pensasse che queste misure sono in qualche modo sufficienti, ingannerebbe se stesso e gli altri».
Secondo Boato, che già nei primi anni '90 girava il Trentino, insieme ad Antonio Zecca, per mettere in guardia dai rischi del cambiamento climatico, quello che serve è «una conversione culturale e politica». «Dobbiamo stare attenti – afferma – a far passare palliativi come il blocco del traffico, come cure, ma anche a generare nella gente senso d'impotenza. Occorre che non solo la politica, ma anche i soggetti imprenditoriali, sociali, sindacali facciano interamente proprie certe sensibilità. La scuola, poi, ha un ruolo decisivo. Qualche segnale positivo – continua Boato – negli ultimi mesi è arrivato, ma se poi il problema è solo quello di trovare il modo di sparare comunque la neve con i cannoni, allora vuol dire che non si è colta appieno la gravità del problema. L'ho detto al vertice di maggioranza: non solo il Trentino non è un laboratorio d'avanguardia, ma sconta un gravissimo ritardo rispetto alle regioni del centro Europa».