
Trento,
9 febbraio 2008
L’ESECUTIVO DEI
VERDI DEL TRENTINO
SULLE ELEZIONI POLITICHE ANTICIPATE
DEL 13-14 APRILE 2008
1.
Lo scioglimento anticipato delle Camere è stato di
esclusiva responsabilità del centro-destra, che si è dichiarato totalmente
indisponibile, sia col Presidente Napolitano sia col Presidente incaricato
Marini, alla possibilità di varare una riforma elettorale prima delle elezioni
anticipate. Per quasi due anni anche tutte le forze politiche del centro-destra
hanno definito inaccettabile la legge elettorale varata dallo stesso centro-destra
con un colpo di mano alla fine della scorsa legislatura, mentre – di fronte
alla crisi del Governo Prodi – hanno unanimemente opposto un
rifiuto alla sua riforma e rivendicato l'immediato ricorso alle urne con
la stessa legge elettorale prima definita “una porcata”.
La fine traumatica della
legislatura ha interrotto il profondo impegno del Governo
Prodi nel risanamento economico-sociale, dopo il disastro provocato
dal Governo Berlusconi, e ha impedito di proseguire la concertazione con
le parti sociali per arrivare ad una consistente redistribuzione a favore
dei salari da lavoro dipendente e delle categorie più deboli e svantaggiate.
Anche sul piano ambientale erano stati conquistati, nell'ultima legge finanziaria,
importanti obiettivi energetici ed ecologici, la cui realizzazione ora rimane
bloccata o gravemente compromessa.
Le difficoltà incontrate
dal Governo Prodi sono state soprattutto determinate dalla instabilità provocata
dalla legge elettorale Calderoli al Senato, mentre alla Camera il Governo
ha sempre goduto di una ampia maggioranza, ed era stata anche avviata una
importante riforma costituzionale in materia di forma di governo, di riduzione
del numero dei parlamentari e di superamento del bicameralismo perfetto.
2.
Il Governo Prodi non è caduto al Senato a causa delle forze della
sinistra cosiddetta “radicale” o dei Verdi, ma per la responsabilità di
micro-frazioni parlamentari o singoli senatori collocati nell'area di centro
del centro-sinistra o fuoriusciti dal Partito Democratico. Basti pensare
all'Udeur di Mastella, al micro-gruppo di Dini o a Fisichella, che erano
stati eletti nella Margherita.
Del resto, mentre fin dall'inizio
Rifondazione comunista aveva immediatamente espulso il senatore Turigliatto,
dopo che aveva votato contro il Governo Prodi, ed altrettanto avevano fatto
i Comunisti italiani con il senatore Rossi, il Partito Democratico si è
ben guardato dall'espellere la senatrice Binetti quando aveva negato la
fiducia al Governo Prodi sul decreto-legge sulla sicurezza.
Inoltre, il primo transfuga
al Senato dalle file del centro-sinistra era stato il senatore De Gregorio,
eletto nelle liste dell'Italia dei valori e passato al centro-destra già
all'inizio della legislatura.
Per quanto riguarda i Verdi
– talora sottoposti ad un vero e proprio linciaggio mediatico – hanno sempre
votato in modo solidale con la maggioranza sia alla Camera che al Senato
ed hanno espresso fino all'ultimo il proprio sostegno a Prodi, rinnovato
anche dopo l'apertura formale della crisi di governo nelle consultazioni
al Quirinale.
3.
Non c'è dubbio che dalla maggior parte dell'opinione pubblica è
avvertita la necessità di superare una eccessiva
frammentazione partitica, e in questa direzione è andata l'Assemblea nazionale
dell'8-9 dicembre 2007 che ha dato vita all'iniziativa unitaria e plurale
de “la Sinistra – l'Arcobaleno”, promossa dai Verdi, da Rifondazione comunista,
dai Comunisti italiani e dalla Sinistra democratica. Ma la semplificazione del sistema dei partiti è altra cosa
rispetto alla forzata imposizione di un bi-partitismo, che comprimerebbe
in modo irreparabile il pluralismo politico e culturale. Una
eccessiva riduzione del pluralismo e della rappresentatività politica
rischierebbe di provocare una più accentuata conflittualità sociale e politica
al di fuori delle istituzioni rappresentative. Anziché una maggiore governabilità
del sistema, con l'imposizione di un modello tendenzialmente bi-partitico
si aprirebbe la strada al rischio dell'ingovernabilità sociale e alle logiche
da “grande coalizione”, che sono l'esatto opposto della democrazia
dell'alternanza, fondamento di un sistema democratico maturo ed equilibrato.
4.
Bisogna comunque prendere atto che – con la crisi del Governo Prodi
e le elezioni politiche anticipate – lo scenario politico italiano è profondamente
mutato, con sviluppi continui ancora imprevedibili.
Di fronte alla scelta del Partito Democratico di collocarsi sempre più nell'area
di centro, da contendere alle formazioni del centro-destra, assume una grande
importanza la scelta di dar vita alla alleanza
politica “la Sinistra – l'Arcobaleno”, per mantenere viva e vitale la prospettiva
di cambiamento dell'ecologismo politico e della sinistra.
Le semplificazioni e banalizzazioni giornalistiche
sulla “cosa rossa” o sulla “sinistra radicale” non tengono conto che il
documento costitutivo de “la Sinistra – l'Arcobaleno” è improntato non ad
una logica antagonistica, ma ad una “cultura di governo” sia dalla maggioranza
che dall'opposizione. Senza questa nuova alleanza politica, dopo la nascita
del Partito Democratico e la scomparsa di Margherita e DS sul piano nazionale,
sarebbe stato impossibile continuare a far vivere le ragioni storiche della
sinistra e dell'ecologismo politico nel nostro Paese.
5.
Anche nel Trentino-Alto Adige/Südtirol l'
alleanza politica “la Sinistra – l'Arcobaleno” non cancella le ragioni
storiche, politiche e culturali dei Verdi-Grüne-Vërc e delle altre tre forze
politiche impegnate a costruirla, ma si pone all'altezza delle nuove sfide
politiche ed anche elettorali ormai imminenti.
I Verdi del Trentino propongono
ai Verdi-Grüne-Vërc dell'Alto Adige/Südtirol, a Rifondazione comunista,
al Partito dei comunisti italiani e alla Sinistra democratica di questa
regione, in vista delle imminenti elezioni politiche del 13-14 aprile 2008,
di dar vita ad una lista unitaria e plurale per la Camera dei deputati e
di affrontare insieme la peculiarità del sistema uninominale maggioritario
per il Senato della Repubblica, ancora in vigore nel Trentino-Alto Adige/Sütirol.
6.
Per quanto riguarda la
lista per la Camera dei deputati, che dovrà comprendere candidati
delle quattro forze politiche ed una rappresentanza paritaria di genere,
i Verdi del Trentino propongono come capolista il loro Presidente Marco
Boato.
Questa proposta tiene conto
sia del fatto che la legislatura attuale si è conclusa traumaticamente dopo
meno di due anni di vita (a fronte della durata costituzionalmente prevista
di cinque anni), sia dell'imponente mole di iniziative politico-parlamentari
realizzata da Marco Boato nei soli due anni di legislatura (molte proposte
di legge, di cui numerose approvate, tra cui la riforma costituzionale in
materia di pena di morte, interpellanze, interrogazioni, mozioni, innumerevoli
interventi in Aula e in Commissione affari costituzionali: lavoro parlamentare
sul quale, tra pochi giorni, sarà pronto un dettagliato “rapporto agli elettori”
da fornire all'opinione pubblica e da utilizzare in campagna elettorale),
sia del fatto che i Verdi costituiscono la forza politica con maggiore consenso
elettorale nella circoscrizione regionale tra le quattro costitutive dell'alleanza
“la Sinistra – l'Arcobaleno”.
Nel suo insieme la lista
per la Camera dei deputati potrebbe essere composta da tre candidati verdi
(uno del Trentino e due dell'Alto Adige/Südtirol), da tre candidati di Rifondazione
comunista (due del Trentino e uno dell'Alto Adige/Südtirol) da due candidati
dei Comunisti italiani e da due candidati della Sinistra democratica (uno
per ciascuna provincia per entrambe le forze politiche).
Le candidature dovrebbero
essere individuate in modo da garantire complessivamente la parità di genere
(cinque donne e cinque uomini) e da vedere rappresentata la pluralità dei
gruppi linguistici (almeno un candidato di lingua tedesca e un candidato
di lingua ladina).
A tale proposito è necessario esigere a livello nazionale che venga depositato al Ministero dell'Interno anche un simbolo
trilingue della lista “la Sinistra – l'Arcobaleno”, da utilizzare per la
circoscrizione Trentino-Alto Adige/Südtirol.
7.
Per
quanto riguarda il Senato della Repubblica i rappresentanti de “la Sinistra
– l'Arcobaleno” dovranno proporre alle altre forze politiche del centro-sinistra
autonomista una presentazione unitaria nei sei collegi uninominali maggioritari
per il Senato, sotto un simbolo regionale da definire di comune accordo,
e con la garanzia di un pluralismo delle candidature, che ovviamente non
potranno essere espressione del solo Partito Democratico. A nostro giudizio
questa è la condizione essenziale per conquistare tutti i collegi e per
impedire che si profili una generale sconfitta del centro-sinistra nel confronto
elettorale col centro-destra nei vari collegi (in particolare nei tre del
Trentino e in quello di Bolzano-Bassa Atesina in Alto Adige/Südtirol).
Nella sciagurata e irresponsabile ipotesi che tale accordo unitario e plurale
per il Senato venga rifiutato o comunque non si
realizzi, le forze politiche che danno vita a “la Sinistra – l'Arcobaleno”
si impegnano a presentare un proprio candidato (o una propria candidata)
in ciascuno dei sei collegi uninominali per il Senato.
8.
La
campagna elettorale della lista “la Sinistra – l'Arcobaleno” dovrà essere
improntata al massimo di collaborazione reciproca nella dimensione provinciale
e regionale, ad iniziative unitarie sul piano territoriale e al carattere
inter-etnico nella provincia di Bolzano. E dovrà inoltre essere capace tanto
di collocarsi nella prospettiva nazionale dello scontro politico tra centro-destra
e centro-sinistra (sia pure nella reciproca autonomia rispetto al Partito
Democratico), quanto di rapportarsi con forza alle tematiche
specifiche dell'Autonomia del Trentino e dell'Alto Adige/Südtirol e della
peculiarità socio-economica, ambientale, culturale e linguistica del nostro
territorio.