
Trento,
18 febbraio 2005
AREA MICHELIN,
ECCO
IL CONTRO-PROGETTO DEI VERDI
Adigetto incastonato nel verde, parco fluviale
fino all’Adige, via Sanseverino
senz’auto. Dal Trentino di venerdì 18 febbraio 2005
TRENTO
– E’, nei fatti, un contro-progetto. I Verdi presentano oggi una proposta
per la valorizzazione dell’Adigetto
e la creazione di un parco fluviale all’ex Michelin.
Ci ha lavorato un ingegnere ambientale di Arco,
Giuliano Trentini. Secondo gli ambientalisti il
quartiere che sta nascendo in via Sanseverino
rappresenta un’occasione mancata. Il Renzo Piano Building Workshop ha già
ricevuto l’elaborato, giudicandolo «interessante».
Già
nell’estate del 2002 i Verdi avevano lanciato una contro-proposta organica
sull’ex Michelin, proponendo allora la trasformazione
dell’intera area come polmone di verde pubblico. Persa quella battaglia
– il nuovo quartiere sarà soprattutto business: case e attici per ricchi,
uffici pubblici (Itas), negozi, il museo della
scienza e un parco di cinque ettari ceduto da Iniziative urbane al Comune
– i Verdi tornano a riproporre una loro idea urbanistica
che non collima esattamente con quella di Iniziative urbane e nemmeno con
la maggioranza di centrosinistra.
L’idea
è che bisogna deviare l’Adigetto dentro il parco, «quasi fosse una biscia». E tutto ciò dal parco delle Albere fino all’attuale
parcheggio di via Montebaldo.
Un vero parco fluviale, fatto di alvei sinuosi.
L’innovazione avrebbe il vantaggio di recuperare lo spazio attualmente
occupato dal canale per ricavarne dei campi di calcetto, prati per festicciole
e happening vari. «Un anfiteatro naturale», lo definisce Pompermaier.
Non solo. Ma via Sanseverino
verrebbe chiusa al traffico, divenendo così una mera strada di accesso al
parco. E non una strada di percorrenza, resa inevitabile
dalla mancanza del boulevard, come vuole il piano di lottizzazione che a
breve approderà in consiglio comunale.
Al
momento si tratta di una generosa utopia. Perché
per i più, anche per gli architetti di Renzo Piano, che pure hanno apprezzato
lo sforzo dei Verdi, l’Adigetto è irrimediabilmente inquinato. E
come tale non recuperabile. Pompermaier non è
d’accordo e cita il caso di alcuni pescatori che
nei giorni scorsi vi hanno pescato. «La qualità dell’acqua non è così compromessa,
semmai sarebbero da ripulire i fondali, dove si sono accumulati i depositi
inquinanti delle aziende di Trento nord».
C’è
poi un altro argomento che cozzerebbe contro l’utopia dei Verdi, ed è l’obiezione
che ha mosso la Via imponendo la costruzione di un muretto per prevenire
il rischio di esondazione. Questo muretto, che
non piace in verità nemmeno al sindaco Pacher,
ha rappresentato la fine del sogno di coniugare l’Adige al parco. Addio,
via Sanseverino come rive gauche.
Addio, ristorantini e passeggiate notturne lungo
il fiume.
Il
progetto Trentini cerca di esorcizzare il rischio esondazione
prevedendo delle collinette che possano fungere da argine. «Rinunciare al
muretto e all’interramento di parte di via Sanseverino
sarebbe un risparmio di denaro pubblico enorme», chiosa Pompermaier.
«E soprattutto renderebbe più preziosa l’intera
riqualificazione, più bella l’intera area».
Non
occorre farlo domani, basta porre le condizioni
per intervenire a medio termine. Questa è la ricetta dei Verdi. L’architetto
Danio Vespier del Renzo Piano Building Workshop
ha letto il documento, gli è piaciuto, e l’ha messo agli atti. Come già
era avvenuto con l’elaborato del giugno 2002. «Ma noi ci crediamo, e stavolta convinceremo la città». (Concetto
Vecchio)
Trento,
19 febbraio 2005
COSÌ
L’ADIGETTO INIZIERÀ A VIVERE.
DENTRO IL PARCO
Il progetto dei Verdi: alveo deviato in via Sanseverino, percorso a meandri nel verde
Dal Trentino di sabato 19 febbraio 2005
TRENTO
– Adigetto bonificato e portato dentro il parco.
Alveo deviato nel tratto di via Sanseverino,
dove di qui a qualche anno sorgerà il nuovo quartiere Michelin.
Non canali artificiali, ma acqua vera (dove torneranno
a nuotare i pesci) che scorrerà in un percorso sinuoso che offrirà possibilità
didattiche, di svago e relax. Solo affascinanti suggestioni? I Verdi
sostengono di no, e ieri hanno presentato il loro progetto: «Non sono esperimenti, è un intervento fattibile. In Europa ci sono
decine di esempi». Aldo Pompermaier
lo dice in premessa: «Non vogliamo stravolgere il piano di lottizzazione
dell’area Michelin, men
che meno insegnare a Renzo Piano come si progetta un parco. Ma questa proposta
non resterà un esercizio di stile, chiediamo venga
discussa e su questo presenteremo un ordine del giorno». E
Marco Boato insiste: «Sulla Michelin, l’operazione
urbanistica più importante degli ultimi cent’anni
a Trento, i Verdi vogliono dare un contributo costruttivo. C’è in gioco
la possibilità concreta di realizzare un parco fluviale urbano».
La proposta è
firmata dal l’ingegner Giuliano Trentini, 34 anni, da cinque a Firenze
dove lavora in uno studio che si occupa anche di progetti di riqualificazione
fluviale. «Impossibile interrare l’Adigetto per
il rischio di esondazioni
dell’Adige», ha decretato fin qui la Provincia, progettando un muretto di
protezione alto un metro dalla funivia fino al ponte di Ravina.
La soluzione avanzata dai Verdi rovescia la prospettiva. L’Adigetto
viene portato dentro il parco (il corso viene deviato
poco dopo palazzo delle Albere fino a via Monte Baldo) con un percorso a
meandri lungo il quale recuperare micro-habitat naturali, prati allagati,
canneti, ontani e cariceti, dov’è possibile ipotizzare
la presenza di pesci, anfibi e rettili. «Il problema di sicurezza idraulica
- ha spiegato Trentini - non si pone più, perché l’attuale alveo dell’Adigetto potrà essere riempito con materiale di riporto e
recuperato a verde pubblico».
Verrebbe così
a scomparire quella separazione tra il parco e il fiume che da più parti
oggi viene considerata il punto dolente del progetto Michelin. Il parco diventerebbe una dolce discesa verso l’Adigetto e una risalita verso l’argine dell’Adige. «Ma il
canale – ha proseguito il progettista – andrà riqualificato anche a monte e a valle della Michelin,
inserendo sulle sponde (oggi a prato) una vegetazione che garantirebbe una
loro maggiore stabilità».
Per i Verdi non
siamo di fronte ad esperimenti-pilota. Altrove in Europa lo hanno già fatto,
in molti casi con il supporto di finanziamenti comunitari. In Inghilterra,
per esempio, con il recupero del fiume Skerne.
Ma anche – ha ricordato ieri il presidente del
Wwf Francesco Borzaga
– a Friburgo e a Vienna. Canali d’acqua dentro le città; operazioni di
alto valore estetico ma prima ancora ambientale. Alla Michelin
– sottolinea Trentini – la scommessa è trovare un equilibrio
tra un ambiente fluviale selvaggio, quello dell’Adigetto,
e un ambiente moderno, quello dei futuri palazzi di vetro progettati da
Piano. Arte Sella alla Michelin,
dunque: «La suggestione è di pensare lo spazio del parco come un grande
intervento di landart,
arte del paesaggio dove gli edifici high tech
dialoghino con l’acqua e i suoi habitat».
I tempi si prospettano
lunghi. Prima di qualsiasi intervento bisognerà infatti
bonificare le acque dell’Adigetto, inquinato dalle
sostanze tossiche delle ex aree industriali di Trento Nord.
Ma da un parco fluviale come quello delineato da Trentini, incalzano i Verdi,
la città guadagnerebbe moltissimi vantaggi. Un vero quartiere
affacciato sul fiume, senza più la barriera di una fossa brutta e contaminata.
Il miglioramento della qualità dell’acqua, «perché grazie ai differenti
ambienti acquatici verrebbero ripristinati i processi
di autodepurazione». Minori costi di manutenzione
dell’alveo per via della presenza di vegetazione sulle sponde che con la
propria ombra rallenta lo sviluppo delle piante
acquatiche.
Ma
il recupero dell’Adigetto alla città significherebbe
soprattutto il recupero di un ecosistema acquatico e l’educazione al risparmio
di una risorsa limitata come l’acqua.
E qui un grande
compito spetterebbe al futuro Museo delle scienze, che potrebbe contribuire
a disegnare il nuovo canale puntando su percorsi didattici e informativi:
lungo l’Adigetto ragazzi, cittadini e turisti
potranno trovare cartelli che spiegano le differenze tra i vari ambienti
naturali. «Migliorerebbe così la qualità della vita», osserva l’ingegner
Trentini, «nelle città dove le oasi di calma sono difficili da trovare,
solo l’acqua riesce a creare opportunità di distensione e tranquillità».
Se resteranno solo suggestioni lo capiremo a breve.
(Chiara Bert)