
Calavino,
mercoledì 22 novembre 2006
PROBLEMATICHE DEL MALATO TERMINALE
UNA SERATA ORGANIZZATA DALL’AVULSS
di Roberto Franceschini
L’argomento
discusso per l’estrema delicatezza dell’argomento non era certamente facile:
tutt’altro. Nonostante ciò diverse volontarie dell’AVULSS (Associazione
Volontari Unità Locali Socio Sanitarie) della Valle dei Laghi (fondata nel
1993 e coordinate da Alfonsina Tomasi Piccoli), sono state le dirette protagoniste
della serata, nella sala incontri a Palazzo Pizzini di Calavino, sul tema
«problematiche del malato terminale e dei suoi familiari-come comprenderli
e come aiutarli». Relatrice la psicologa Giovanna Endrizzi, collaboratrice
presso l’ospedale di Rovereto, segretaria provinciale dell’associazione
«Psicologici per i popoli», e prossima a specializzarsi in psico-oncologia
pediatrica. Ramo della psicologia ancor più difficile, perché vede quali
soggetti deboli e fragili delle malattie tumorali i bambini ed i loro giovani
genitori. Affrontare la morte e le fasi terminali di una malattia irreversibile,
oltre agli aspetti strettamente medico terapeutici (cure palliative), abbisogna
di un forte aiuto psicologico e spirituale secondo le convinzioni d’ognuno.
Non morire nell’isolamento e in solitudine, ma morire quantomeno in pace
e con dignità. Chi sta morendo ha diritto ad essere considerato come una
persona sino alla sua morte, ad essere informato sulle sue condizioni, a
partecipare alle decisioni che lo riguardano, al sollievo del dolore, a
cure ed assistenza continue, a non subire interventi che prolunghino il
morire. Per questo la presenza dei volontari AVULSS (attivi in Trentino
dall’inizio degli anni ’80 con la presiedente Rina Menghini) in questo specifico
contesto socio-assistenziale, devono elevarsi al valore dell’esserci, con
attenzione e delicatezza. Anche solo stringere una mano e porgere un sorriso,
può contribuire moltissimo al malato terminale, ed essere di conforto ai
familiari prostrati dal dolore. Un grazie dunque a questi “angeli custodi”,
come ha ben sintetizzato una signora recentemente colpita da un lutto familiare,
e che ha potuto meglio di chiunque altro descrivere le sensazioni che si
vivono in stretto contatto con la morte.
Roberto
Franceschini