Cadino di Faedo, lunedì 6 agosto 2007
I CUSTODI DELLE PISTE CICLABILI
di Roberto Franceschini

Si fa un gran parlare, in queste settimane, della grandissima affluenza d’appassionati delle due ruote sulle piste ciclabili della provincia di Trento. Un aumento, anno dopo anno, sempre più consistente su questa rete viaria dallo sviluppo complessivo di 386 Km, con migliaia di passaggi registrati dai sensori ciclo-stradali, che hanno fatto schizzare ad +34% la media del primo semestre 2007 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con oltre 550 mila transiti. E per la fine dell’anno si stima di superare abbondantemente quota 1 milione 300 mila contatti. Ma cosa sta dietro ad un successo così elevato, oltre alla piacevole riscoperta di quest’antico mezzo di locomozione, e che fa delle piste ciclabili il fenomeno turistico di massa di maggior successo dell’intera stagione turistica? Certamente lo studio di percorsi adatti per gli appassionati di ciclismo (agonistico ed amatoriale), di skiroll (sci da fondo con rotelle), di roller (pattini a rotelle), di running (corsa), e per i tranquilli amanti delle passeggiate. Ma un altro aspetto che contribuisce a questo trend di crescita, va sicuramente ricondotto alla cura ed alla manutenzione dei tracciati. Quest’incarico, per lo più, è affidato a delle cooperative sociali che seguono il re-inserimento dei lavoratori in cassa integrazione, o peggio ancora, di quelli licenziati da qualche fabbrica “mordi” (i contributi provinciali) e “fuggi” (con i capitali accumulati sulle spalle degli operai). Personale che rientra in uno specifico contesto occupazionale meglio conosciuto come «Progettone». Una felice intuizione politica dei primi anni ’90, per dare uno sbocco a questi lavoratori non più giovani, e per questo ancora più penalizzati nella ricerca di un altro lavoro. Per capire com’è articolato questo servizio, sovvenzionato dall’amministrazione provinciale, abbiamo incontrato una squadra della cooperativa «Multiservizi SC» di Mezzocorona, incaricata della manutenzione della pista ciclabile della Valle dell’Adige, nel tratto che va dal confine con la provincia di Bolzano (località Cadino di Faedo) ed il ponte di San Giorgio (Trento nord), per un totale di 27 Km. Sono 6 addetti (Gloria Panizza, Anna Perli, Rosy Fontana, Umberto Divina, Paolo Montibeller, Domenico Del Giudice), occupati per 10 mesi l’anno in questo specifico settore. Il lavoro consiste nello sfalcio dell’erba a bordo pista, al taglio delle ramaglie, alla sistemazione delle aree di sosta e ristoro, alla cura delle staccionate e delle passerelle, alla messa in opera della segnaletica e dei cippi chilometrici, alla pulizia della ciclabile, ed ogni altro utile intervento per rendere sicuro ma soprattutto gradevole l’intero percorso. La squadra lavora 5 giorni la settimana, dalle 8 alle 12, con una breve pausa pranzo al sacco consumato nelle aree di ristoro della stessa ciclabile, per finire alle 16.30. In questa squadra, alcune signore con un’abbronzatura da far invidia a certe tintarelle da mare, sono “a bordo pista” da oltre di 9 anni, e di ciclisti ne hanno visto transitare ad iosa. I più gentili e cortesi senza alcun dubbio gli stranieri, un po’ meno i locali, peggio di tutti i ciclo agonisti. Quest’ultimi, infatti, spesso offendono a malo modo gli addetti alla manutenzione, ingiustamente accusati di rallentare l’allenamento quotidiano (ma è bene rammentare che siamo su una pista ciclo-pedonabile), mentre schizzano via veloci. Ma tant’è: ci si è fatta l’abitudine. Talvolta capita, invece, di trovare qualche oggetto smarrito sulla pista, mentre più frequentemente si danno utili indicazioni ai ciclisti più sprovveduti. Ed allora, la prossima volta che percorriamo una ciclabile ed incontriamo questi lavoratori, ricordiamoci di loro con uno scampanellio. Loro, al volo, capiranno il nostro grazie.

Roberto Franceschini

nelle foto:
la squadra al lavoro sulla ciclabile Valle dell’Adige