
Margone,
martedì 18 marzo 2003
118
: NON SOLO UN NUMERO TELEFONICO
comunicato stampa di Roberto Franceschini
Con piacere ho accolto l’invito della redazione il quotidiano L’Adige di Rovereto, per esprimere la mia opinione in merito al problema della mancanza di un medico a bordo delle autoambulanze. Da anni conosco quest’ambiente, avendo iniziato le mie esperienze quale Volontario del Soccorso della Croce Rossa Italiana di Trento nel lontano 1971. Nel 1976 fui poi assunto (precariamente) dalla Cri, mentre dal 1979 fui il primo dipendente ospedaliero assunto al neo costituito servizio trasporto infermi, trasformatosi negli anni successivi nel servizio “118 Trentino Emergenza”. Quale dipendente di quest’importante comparto sanitario, sono intervenuto pubblicamente in moltissime occasioni, inoltrando almeno una trentina di denunce all’Autorità giudiziaria, predisponendo innumerevoli segnalazioni ai responsabili di settore, attuando tante manifestazioni di protesta. Durante il mio mandato elettivo in consiglio provinciale (1983-93), centinaia le interrogazioni consiliari, diverse le mozioni su questo problema, ben tre le proposte legislative per riordinare il settore dell’emergenza sanitaria. Per anni ho chiesto la presenza di un medico anestesista-rianimatore (non di un medico qualsiasi, appena laureato) a bordo delle autoambulanze, da affiancare all’infermiere professionale ed all’autista-soccoritore. Tutte regolarmente respinte dai diversi assessori provinciali alla sanità dell’epoca. Ben poco è stato concretamente realizzato in questi 30 anni: molte sono ancora le realtà periferiche rimaste tali e quali. Altro che miglioramenti ! Alla data odierna, in provincia, abbiamo 54 ambulanze del servizio 118 con 158 soccorritori dipendenti dell’Azienda sanitaria. 112 sono invece i veicoli di soccorso gestiti dalle varie organizzazioni più o meno volontarie. Gli infermieri professionali sono presenti (teoricamente) presso tutte le strutture sanitarie tranne l’ospedale di Borgo Valsugana (chissà perché?). Anche laddove presenti, sono in ogni caso così in pochi da non garantire la presenza nell’arco dell’intera giornata. In moltissime realtà, Trento inclusa, non sono in ogni caso operativi durante il turno notturno, sebbene presso la centrale radio del 118 di Trento ci siano oltre 20 paramedici (a rotazione ovviamente), solo per rispondere al telefono o via radio. Per tale incarico (in pratica far da centralinista), sarebbe più che sufficiente una figura professionale di tipo amministrativo (come nel passato), con la presenza in centrale di un solo referente paramedico (e di un medico) per le eventuali consulenze sanitarie. E che dire della rete per le radiocomunicazioni del 118 tecnologicamente superata ? Delle diverse zone d’ombra dove le comunicazioni sono ancora difficoltose ? Tanti i progetti di riammodernamento i quali però, mi risultano ancora fermi (o bloccati) da troppi anni. Molti inoltre gli autisti-soccorritori andati in pensione e non ancora sostituiti con dei nuovi assunti. Tutto è lasciato quindi alla buona volontà ed alla disponibilità del personale, ma…i miracoli sono sempre difficili da realizzare. Non vedo pertanto buone nuove per il futuro, finché almeno non ci sarà una chiara volontà politica a considerare questo comparto, un importante anello della salute pubblica. Sono quindi molto pessimista al riguardo, ma nonostante ciò continuerà la mia battaglia, anche se questo mi costerà l’ennesimo procedimento disciplinare (per aver espresso la mia opinione), per far sì che il 118 non appaia un semplice numero dell’elenco telefonico.
Roberto
Franceschini “bistecca”
dipendente azienda provinciale per i servizi sanitari