Fraveggio, martedì 17 ottobre 2006
VOLONTARIO CRI PER 15 ANNI
Oltre 4500 soccorsi

di Roberto Franceschini

Tutti nella Valle dei Laghi conoscono Luigi Sommadossi abitante a Fraveggio, settant’anni portati splendidamente ed una vita con il volante in mano. Per 34 anni autista dell’Atesina (l’attuale Trentino Trasporti), sugli autobus cittadini, poi sino al meritato pensionamento, a bordo della corriera di linea Vezzano, Ranzo, Margone. Gli ultimi 15 anni, invece, come scelta di vita a servizio della comunità, Volontario del Soccorso CRI e fondatore del gruppo di soccorritori con sede a Vezzano. Da poche settimane, suo malgrado, non più operativo come autista dei mezzi di soccorso, avendo raggiunto l’età limite (70 anni) contemplata dai regolamenti della Croce Rossa Italiana. Il “Gigi” (questo il suo diminutivo), ha dovuto quindi appendere la casacca d’operatore sanitario, restando in ogni modo disponibile all’interno del gruppo dei volontari, come responsabile dei veicoli e della perfetta efficienza le delicate apparecchiature tecnico-medicali di bordo. Nei quindici anni trascorsi pressoché quotidianamente sull’ambulanza (a tutt’oggi i veicoli stazionano nel cortile della sua abitazione, per la mancanza di un’adeguata autorimessa), ha effettuato oltre 4.500 soccorsi, sfiorando 600.000 km tra viaggi ordinari ed urgenze. Oltre 18.000 ore di servizio, corrispondenti ad oltre 2 anni ininterrotti a bordo delle autoambulanze. Di giorno come di notte, a Natale come a Pasqua, nel pieno delle vacanze (altrui) estive o invernali. Sempre pronto ad intervenire con notevole competenza professionale ma soprattutto umana. Tanti i ricordi: per lo più tragici e drammatici. Dal suo primo servizio durante una manifestazione sportiva, al primo codice rosso (intervento critico) alle torri di Madonna Bianca a Trento per un malore, all’ultimo viaggio di fine agosto, per trasportare un censito della valle all’ospedale austriaco di Innsbruck per un trapianto renale. Ma il soccorso che più lo ha colpito è stato quattro anni orsono: il giorno del Venerdì Santo. La morte di un ragazzo sul viadotto di Padergnone, incastrato tra le lamiere con al fianco la giovane fidanzata, rimasta pressoché incolume, ma perfettamente cosciente che il suo ragazzo gli era morto accanto a lei. Momenti terribili anche per “Gigi”, che esteriormente dovette egualmente mantenere un certo “sangue freddo”, per gestire al meglio la tragica e fatale emergenza. Quest’uomo merita dunque l’apprezzamento più sincero da parte l’intera comunità di valle, e ci auguriamo un riconoscimento ufficiale dagli amministratori della Valle dei Laghi.

Roberto Franceschini

foto:
Luigi «Gigi» Sommadossi
con l’ambulanza
CRI-Valle dei Laghi