
Cima
Marzola: 31 dicembre 2003- 01 gennaio 2004
STELLE COMETE SULLA MARZOLA
FINE ANNO CON L’ARCIVESCOVO DI TRENTO
di Roberto Franceschini
Lontani
dagli schiamazzi, dalla musica assordante, dallo scoppio di fuochi artificiali,
da libagioni che stridono con la fame nel mondo, oltre 300 alpinisti hanno
trascorso le ultime ore dell’anno e le prime di quello nuovo sulla cima
della Marzola. Montagna a forma allungata che si
eleva ad oriente della collina di Trento, isolata fra la Valle dell’Adige
e la Valsugana verso la quale presenta il suo lato più scosceso.
Su questa vetta di 1735 metri, contraddistinta da una croce metallica ed
un cippo orientativo, installato dalla sezione SAT-Bindesi di Villazzano,
si sono radunati molti soci delle sezioni SAT di Povo e Villazzano con i
rispettivi presidenti Rocco Muccedola e Renato Tarter, il presidente della
circoscrizione Villazzano Carmelo Chiogna con il parroco Carlo Speccher,
un nutrito gruppo di Vigolo Vattaro guidati dal sindaco Walter Kaswalder,
gli aderenti alla Pastorale Diocesana del Turismo e tanta, tanta gente salita
sin quassù sfidando il freddo della notte. La partenza in tarda serata dal
piazzale antistante il rifugio Maranza a quota
1072, ricovero aperto ininterrottamente durante tutto l’arco dell’anno dalla
signora Annamaria Chilovi. Di qui, pile frontali sulla nuca, bastoncini
da neve ben saldi nelle mani, alcuni con le racchette da neve (ciaspole)
ben protetti ai piedi da alte ghette, hanno iniziato sotto un cielo completamente
stellato l’impegnativa ascesa lungo il segnavia SAT n.412. Duro
l’arrivo al bivacco Raffaele Bailoni (m.1650), situato in splendida
posizione panoramica, dopo aver attraversato la costa dei Tovi, il cippo
Sartori ed il Prà Grande. Costruzione sistemata nel 1971 dai soci della sezione di Villazzano,
posta poco a sud della vetta, di proprietà il comune di Vigolo Vattaro ma
in concessione alla sezione SAT dei Bindesi. Una buona traccia nella neve
fresca, caduta abbondante nelle giornate precedenti, ha consentito di raggiungere
senza particolari difficoltà – se non quella della fatica fisica individuale
– il bivacco alpino, accolti da un vino caldo o una tazza di the oltremodo
apprezzati. Anche l’Arcivescovo di Trento mons.
Luigi Bressan ha risalto, chino sulla schiena il sentiero, affrontando poi
il tratto finale sino alla vetta della Marzola. Un forte
vento da nord-est, con turbini di neve che hanno creato spettacolari figure
artiche sui rari abeti ed i mughi ricolmi di neve ghiacciata, con delle
sporgenti cornici poste al limite delle vecchie trincee della prima guerra
mondiale, hanno creato ai pur stanchi alpinisti quello stimolo per arrivare
sino alla meta prefissata. Allo scoccare della mezzanotte la cima
era ancora da “conquistare” e così una sincera stretta di mano ed il primo
augurio del 2004, del pur atletico Luigi Bressan, sono
toccati casualmente all’undicenne Giulia Condini da Roncafort, con
i genitori orgogliosi per quest’inaspettata coincidenza temporale. Sulla
vetta, mentre il vento sferzava ogni partecipante, pochi minuti dopo la
mezzanotte il saluto augurale del presule tridentino con un Gloria al Signore.
Molti i baci ed abbracci, le foto di rito, la commozione di esserci
arrivati. Quindi veloce discesa al sottostante
bivacco, tutti attorno ad un falò ad intonare la “Madonnina”, recitare un
“Padre Nostro” ed ascoltare un breve intervento del tanto amato primo
sacerdote della diocesi di Trento. E’ già il quarto anno che mons. Bressan
decide di passare la notte del 31 dicembre sulle montagne circostanti la
città di Trento (ora manca solo la cima del Calisio – ndr), dopo le precedenti
esperienze sulle vette del Palon (2000-2001) ed il Cornetto (2001-2002)
sul monte Bondone e la Paganella (2002-2003). In un breve intervento ha
auspicato che il nuovo anno sia migliore di quello
appena terminato, con meno conflitti internazionali ed una maggior pace
tra i popoli, che può essere resa possibile grazie anche ad un’individuale
serenità interiore. Da rilevare che l’iniziativa del Capodanno sulla Marzola,
è stata così perfetta sotto ogni aspetto della
sicurezza per i partecipanti e per superare i notevoli problemi tecnico-logistici
(sino al primo pomeriggio il tempo non era sicuramente dei più promettenti),
grazie anche all’impegno del Gruppo amici della Marzola guidati da Antonio
Faes e dall’unico vigile del fuoco volontario di Povo Giuseppe Stancher,
molto prezioso nell’area d’attestamento le autovetture. Ma
questa festa era ed è diventata anche un forte momento di solidarietà, perché
le offerte raccolte tra gli alpinisti sono state un atto concreto di sostegno
al progetto «O.M.G.» che ha coinvolto diverse sezioni
della SAT. Dare un contributo per garantire la gestione all’ospedale di Zumbahua,
cittadina andina dell’Ecuador nella provincia del Cotopaxi, abitata prevalentemente
da campesinos indios su di un’altura posta ad oltre 3600 metri. Località
dove dal 1977, Maria e Mauro Bleggi di Trento, volontari dell’Operazione
Mato Grosso vivono e lavorano gratuitamente per e con questa gente. Per garantire un’assistenza sanitaria, ridurre la mortalità infantile,
per accogliere gli ammalati altrimenti rifiutati dagli ospedali perché
indigenti ed indios, dando loro una speranza con un ospedale per i poveri
di 35 posti letto. Per questo motivo e per il suo significato più autenticamente
umano, possiamo affermare che sulla Marzola durante la notte di Capodanno
hanno brillato oltre 300 stelle comete. Stelle composte da quanti amano profondamente la montagna, la sua natura, il
suo ambiente ma soprattutto sensibili per lanciare un forte segnale di solidarietà,
per delle popolazioni a noi lontane (ma anche così vicine), per nulla tutelate
e rispettate ma degne anch’esse di un futuro certamente migliore.
Roberto
Franceschini