
Trento,
sabato 14 ottobre 2006
IL KEBAB: UNA SPECIALITA’ SEMPRE PIU’
DIFFUSA
di Roberto Franceschini
Il Kebab
(indicato anche come kebap, shawerma, gyros) è un piatto diffuso in moltissimi
paesi, dal nord Africa al Medio Oriente, dai Balcani alla Grecia sino alla
Turchia. Con questo nome s’indica un determinato modo di cottura delle carni
(generalmente vitello, agnello, montone, pollo, tacchino, cammello), che
avviene attraverso un grande spiedo verticale. La carne è quindi tagliata
a fettine, man mano che la parte esterna del «Döner Kebab» (grande spiedo)
si cuoce, rigorosamente dall’alto verso il basso. Questo straordinario metodo
è molto saporito per la cottura lentissima, e perché i grassi che si sciolgono
con i relativi condimenti, tendono a scivolare lungo il cilindro donando
un sapore ed un gusto del tutto particolare. Questa è poi consumata in due
modi: come «Pide» (panino) dal vago sapore di focaccia, o come vero e proprio
piatto. La pietanza è generalmente accompagnata da svariatissimi condimenti
(insalata, cetriolo, peperoncino piccante, cipolla, pomodoro, ecc.) e da
spezie dai misteriosi sapori. E’ un piatto molto semplice e poco costoso,
ed anche per questo attira un sempre maggior numero d’estimatori delle cucine
interetniche. Nella sola città di Trento si trovano 4/5 esercizi specializzati
nella cottura del «Kebab», frequentati in particolare da lavoratori extracomunitari,
ma anche da un numero sempre maggiore di connazionali (giovani ed anziani).
Il più noto è quello gestito dal cinquantunenne tunisino Hamadi Harzalli,
in Italia dal 1985 ed in Trentino dal 1995. Sposato nel 1999 con la “gardolotta”
signora Gloria Bassetti, dalla qual è nato nel 2000 il figlio Afif. Il locale
si trova in Via Brennero nei pressi della chiesa di San Martino. Emblematico
il suo nome commerciale «Al Athir», in altre parole “velocità nel servizio”.
E’ aperto dall’aprile 2005. Oltre al «Kebab», i buongustai possono assaggiare
l’altrettanto famoso piatto nordafricano «Cus-Cus» ed i dolcissimi «Slebi».
Un insieme di frutti secchi che possono essere accompagnati da succosissimi
datteri, provenienti direttamente dalle campagne circostanti la città di
Tunisi. Ottime poi le bevande al gusto di the alla menta, o il «ayran» (un
acidulo yogurt bianco). E mentre si assaggiano queste prelibatezze, il sottofondo
musicale è quello tipico dei paesi arabi, con una piacevolissima babele
di lingue dei numerosi clienti del simpatico Hamadi. Ottimo esempio d’integrazione
sociale e culturale e perché no, anche d’amore, con la sua bionda trentinissima
moglie Gloria.
Roberto
Franceschini