
Vezzano,
giovedì 6 marzo 2008
CON IL CUORE IN VALIGIA
ESPERIENZE DI DONNE MIGRANTI
di Roberto Franceschini
L’occasione?
La «Festa della donna 2008». La proposta? Un incontro-dibattito sulla realtà
delle badanti in Trentino. Lo spettacolo? La proiezione di un film-documentario
attraverso voci, immagini e testimonianze delle «sidelki» (badanti) dell’ex-Unione
Sovietica che lavorano da noi. Una serata organizzata dall’amministrazione
comunale di Vezzano e dalla biblioteca intercomunale, nell’ambito del progetto
culturale «Jupla», per far capire la realtà dell’immigrazione delle donne
dell’Europa dell’Est. Storie di donne che qui, incontrano e condividono
storie di altre donne. Per lo più anziane, ammalate e sole. Il confronto
a più voci è stato introdotto dalla vice sindaca Luciana Rigotti, la quale
ha presentato la formatrice e mediatrice culturale Maria Elena Christiansen.
Esperta che organizza corsi d’integrazione e di conoscenza nelle scuole,
nelle case di riposo e per associazioni di volontariato. Interessante anche
la testimonianza della presidente dell’associazione «Donne Immigrate Agorà»
Nadia Kouliatina, da anni impegnata per assicurare un orientamento alle
donne che arrivano in Italia per svolgere il ruolo di badanti. Un brutto
termine quello di badanti, che nella madre lingua russa si traduce in «sidelki»,
ovvero “donna che sta seduta vicino all’anziano”. E «Sidelki» è il titolo
scelto per il film prodotto dalla provincia di Trento, scritto e diretto
da Katia Bernardi con la fotografia di Rudy Concer. Un documentario di 50
minuti, con il cuore in valigia ed esperienze di donne migranti, dove il
pubblico comprende la complessa realtà di queste donne. Spesse madri di
famiglia che dai piccoli paesi della sterminata Russia arrivano in occidente,
contribuendo non poco al benessere dei nostri anziani. Basti pensare che
sono 5000 le “sidelki” nella nostra provincia. Un viaggio che scorre tra
il Trentino, l’Ucraina e la città di Mosca con ventidue testimonianze, le
dichiarazioni della responsabile delle «Donne Immigrate Agorà» e di un’addetta
allo sportello provinciale «Cinformi». Le crescenti difficoltà di queste
donne, mentre scorre la pellicola fotografica, sono suddivise in cinque
distinti capitoli: epilogo, distacco, disagio, viaggio e prologo. Una successione
della trama apparentemente illogica rispetto a un normale racconto cinematografico.
Ma il documentario proprio così deve essere presentato. Apparentemente stravolto
nel suo racconto, ma se osservato con attenzione diventa logico, lineare
e coerente. Una bella serata per le donne, giunte numerose all’incontro
(ahimè, solo sei uomini tra il pubblico), per dare una voce a queste storie
silenziose. Un modo concreto per dare dignità a queste vite sospese, restituendo
a loro un volto e un sorriso. Per questo fenomeno sociale in forte crescita
esponenziale che a noi occidentali fa comodo usufruire, e che talvolta viene
“sfruttato” in maniera molto discutibile.
Roberto
Franceschini