Vezzano, 31 gennaio 2003
60 ANNI FA, GLI ALPINI E LA CAMPAGNA DI RUSSIA
Nikolajewka: ricordo di una tragedia

La sede del gruppo alpini di Vezzano non è riuscita a contenere quanti hanno accolto l’invito del capogruppo Paolo Tonelli, a partecipare all’incontro-dibattito sul dramma degli alpini, nel 60° anniversario della Campagna di Russia e dell’epica battaglia di Nikolajewka. Chi ha avuto la ventura di partecipare (e di fare ritorno a casa) dalla terra ucraina, difficilmente potrà scordare la data del 26 gennaio 1943, quell’immensa piana, limitata su due lati dalle basse colline su cui sorgeva l’abitato di quest’importante via di comunicazione. Ma oltre a fronteggiare il “nemico”, era soprattutto il freddo a congelare lo spirito che penetrava nelle ossa, protette a malapena dagli insufficienti cappotti con finto pelo e dalle malfatte scarpe del Regio Esercito. Temperature sino a 44 gradi sotto lo zero, nove giorni di combattimenti senza la possibilità di riposo ed un pasto caldo. L’unico desiderio era quello solo di stendersi sulla neve, ai bordi della pista e lasciarsi andare nel tepore di un sonno che si sarebbe trasformato in una dolce morte. Questi ed altri aneddoti sono stati descritti dal reduce Lino Gobbi di Arco, classe 1921, uno dei pochi superstiti della rovinosa ritirata dal fiume Don. Condannato al carcere duro (ergastolo) e che ha trascorso quattro anni nel penitenziario tedesco di Butzbach. Autore del libro “Quei Natali senza campane”: un diario delle tragiche esperienze di guerra e di prigionia. Un libro che fa riflettere, amare la pace e la comprensione tra i popoli. Ascoltata con interesse la descrizione storica degli avvenimenti pre e post bellici, da parte il presidente della sezione ANA del Trentino Giuseppe Demattè. Questi si è soffermato anche sulla lettura d’alcuni brani ed ha fatto comprendere il dramma di questi soldati: ben 95.000 mai più ritornati a casa. Di questi 25.000 morti nei combattimenti ma ben 75.000 deceduti per il freddo, le malattie, la fame. Erano partiti per il fronte con 400 tradotte ferroviarie: il ritorno con solo 17 convogli. Demattè ha inoltre ricordato la prossima partenza delle truppe alpine – con scopi e modalità ben differenti di allora – nella lontana terra dell’Afghanistan. Nel corso del successivo dibattito, significativi i contribuiti e gli aneddoti  di altri reduci. Commovente le memorie dell’alpino Aristide Rossi di Trento, che ha raccontato il ruolo - spesso sottovalutato - dei conduttori dei muli. Alla serata erano presenti tutti i 12 capigruppo della Valle dei Laghi con il consigliere di zona Ottorino Toccoli, la vice sindaco di Vezzano Diomira Grazioli e gli assessori Trentini e Rigotti, il parroco don Luciano Anesi, il comandante della compagnia carabinieri di Trento Antonio Irrera con il maresciallo capo Mario Donato Melfi. Questa iniziativa è stata decisa dal gruppo alpini di Vezzano, nell’ambito delle cerimonie del “Giorno della Memoria”, per non dimenticare gli orrori delle guerre ed affinché la pace possa essere la vera ragione del dialogo.

Roberto Franceschini

I relatori
Giuseppe Demattè,
Lino Gobbi e
il capogruppo Paolo Tonelli