Vezzano, venerdì 22 febbraio 2008
CHERNOBYL: DAL DRAMMA ALLA SPERANZA
di Roberto Franceschini

Tra poche settimane, esattamente il 26 aprile, sono trascorsi 22 anni dallo scoppio del reattore nucleare di Chernobyl in Ucraina. Quella notte, alle ore 01, 23 minuti e 43 secondi, in soli sei secondi si fusero gli elementi di combustione, liberando nell’impianto refrigerante i materiali radioattivi. Una fusione catastrofica con la fuoriuscita di oltre 10.000 tonnellate di radio, corrispondente alla stessa quantità prodotta dalla bomba atomica di Hiroshima in Giappone. Bruciarono in pochissimi secondi oltre 1200 tonnellate di graffite. Nel raggio di 30 km dall’obsoleto impianto nucleare, dell’allora Unione Sovietica, furono evacuate oltre 110.000 persone. Stando ai dati ufficiali, le vittime furono solo due addetti all’impianto, anche se in realtà i morti furono diverse centinaia, e migliaia le persone contaminate dagli elementi radioattivi. Da quel giorno, in tutto nel mondo, Chernobyl s’identifica come la «morte radioattiva». Nonostante ciò, i programmi nucleari sono proseguiti normalmente in molti stati come se nulla fosse accaduto. All’agosto 2006 sono attivi ben 442 impianti nucleari (nessuno in Italia), se ne stanno costruendo altri 28 e in avanzati programmi altri 52. Di questa tragedia se ne discusso a Vezzano, presso la sala riunioni della cassa rurale, per iniziativa della direttrice la «biblioteca intercomunale Vezzano, Terlago, Padergnone» Sonia Spallino, assieme ad alcuni scienziati e con un rappresentante dell’associazione onlus «Accoglienza in Famiglia». La serata è stata introdotta dal ricercatore e fisico Mirko Elena, responsabile trentino dell’unione scienziati per il disarmo e la ricerca sui conflitti, il quale ha illustrato il funzionamento di una centrale nucleare. Con una normalissima padella da cucina, ha spiegato come si sviluppa una reazione nucleare e le forze che si sprigionano in un reattore nucleare. Un modo semplice ma efficace per spiegare dei fenomeni fisici assai complessi, ma che nello stesso tempo danno l’idea delle masse che si sviluppano in qualsiasi impianto nucleare. Finalizzato per un uso civile, in altre parole per la produzione di energia elettrica, o peggio ancora, per degli obiettivi militari, quindi per la costruzione di ordigni bellici nucleari. Il direttore del servizio di fisica dell’azienda sanitaria provinciale Aldo Valentini, ha evidenziato, invece, i rischi ai quali siamo soggetti per un’esposizione anche minima di radiazioni. Anche per quelle assorbite in ambito ospedaliero, durante una normalissima esposizione di raggi X, durante un esame radiologico. E’ quindi necessario sottoporsi a tale irradiazione il meno possibile, anche se notevoli passi in avanti sono stati fatti in questi anni, grazie all’utilizzo di apparecchiature mediche sempre più sofisticate e quindi meno invasive. L’incontro è proseguito con l’intervento del segretario dell’associazione di volontariato «Accoglienza in famiglia» Carlo Filippi, sorta a Povo nel 1996 per dare un sostegno e un’accoglienza concreta ai bambini bielorussi, contaminati dal reattore di Chernobyl. La nube radioattiva ucraina, infatti, contaminò la vicina Bielorussia (oggi stato indipendente), che si trova a soli 16 km a sud da Chernobyl. Quest’associazione ha accolto in questi anni 1252 adolescenti, amorevolmente affidati a centinaia di famiglie trentine. Interessante al riguardo l’esperienza di due signore della frazione vezzanese di Fraveggio, che da anni accolgono in casa due ragazze bielorusse, per donare amore ma soprattutto benessere fisico e psicologico. Il disastro di Chernobyl nella sua drammaticità, ha prodotto comunque un risultato per così dire positivo. Un grande sforzo di solidarietà a favore delle popolazioni coinvolte, con un grande ruolo sociale ricoperto delle associazioni di volontariato della provincia.

Roberto Franceschini

nella foto:
il fisico Mirko Elena con
la “pentola nucleare”